Deng Xiaoping è il dirigente comunista che, dopo la morte di Mao, avviò le riforme economiche da cui è nata la Cina di oggi, seconda economia del mondo. Non fu mai capo dello Stato né segretario del partito negli anni del suo massimo potere, eppure dal 1978 ai primi anni Novanta le decisioni più importanti passarono da lui. È ricordato per aver aperto la Cina al mercato e al mondo, ma anche per la repressione di piazza Tiananmen nel 1989. Fa parte dei personaggi della storia del presente.
Dalla Francia alla Lunga marcia
Deng nacque nel 1904 nel Sichuan, in una famiglia di proprietari terrieri. A sedici anni partì per la Francia con un programma di “lavoro e studio”: lavorò in fabbrica e lì, fra giovani cinesi emigrati come lui, entrò nel movimento comunista. Dopo un periodo a Mosca tornò in Cina e partecipò alla guerra civile e alla Lunga marcia (1934-1935), l’episodio fondativo del Partito comunista cinese.
Durante la guerra contro il Giappone e poi contro i nazionalisti fu commissario politico di grandi unità dell’esercito. Dopo la nascita della Repubblica popolare, nel 1949, raccontata nella scheda sulla Repubblica popolare cinese, salì rapidamente: nel 1956 divenne segretario generale del partito, una carica allora soprattutto organizzativa.
Due volte caduto, due volte tornato
Il rapporto con Mao Zedong fu complicato. Dopo il disastro del Grande balzo in avanti e la carestia che ne seguì, Deng sostenne politiche più pragmatiche. A lui si attribuisce una frase diventata famosa: non importa se il gatto è bianco o nero, purché acchiappi i topi. Il senso era chiaro: contano i risultati, non l’ideologia.
Durante la Rivoluzione culturale fu accusato di seguire la “via capitalista”. Nel 1966 venne destituito e poi mandato a lavorare in una fabbrica di trattori nello Jiangxi; uno dei suoi figli rimase paralizzato dopo una caduta durante le persecuzioni delle Guardie rosse. Riabilitato nel 1973 con l’appoggio del primo ministro Zhou Enlai, fu di nuovo allontanato nel 1976. Dopo la morte di Mao e l’arresto della “banda dei quattro” tornò al potere nel 1977.
Riforme e apertura
Il passaggio decisivo è la sessione plenaria del Comitato centrale del dicembre 1978, da cui parte la politica di “riforma e apertura”. Nelle campagne le famiglie contadine ottennero di coltivare la terra in modo autonomo e vendere al mercato quanto prodotto oltre la quota dovuta allo Stato: la produzione crebbe in fretta. Dal 1980 furono create le zone economiche speciali, come Shenzhen, vicino a Hong Kong, dove le imprese straniere potevano investire con regole più libere.
In politica estera Deng cercò stabilità per far crescere l’economia. Nel 1979 la Cina stabilì relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e Deng visitò il paese: le immagini del leader cinese con il cappello da cowboy in Texas fecero il giro del mondo. Con la Gran Bretagna negoziò il ritorno di Hong Kong, deciso nel 1984 secondo la formula “un paese, due sistemi”, che prometteva all’ex colonia ampia autonomia per cinquant’anni. Come sono andate le cose dopo lo racconta la pagina sulle proteste di Hong Kong.
Tiananmen, 1989
Le riforme economiche non significavano apertura politica. Nella primavera del 1989 studenti e lavoratori occuparono per settimane piazza Tiananmen a Pechino, chiedendo libertà e lotta alla corruzione. Il governo proclamò la legge marziale e nella notte fra il 3 e il 4 giugno l’esercito sgomberò la piazza e le strade intorno. Il numero dei morti non è mai stato chiarito: le stime vanno da alcune centinaia a diverse migliaia. Deng, presidente della Commissione militare centrale, sostenne la repressione. I dettagli sono nella scheda sulla protesta di piazza Tiananmen.
Dopo Tiananmen nel partito prevalsero per un momento i conservatori. Nel 1992 Deng, ormai senza cariche formali, fece un viaggio nel sud del paese, visitando Shenzhen e altre zone speciali, per rilanciare le riforme di mercato. Il messaggio fu raccolto e la crescita riprese con forza. Morì a Pechino il 19 febbraio 1997, pochi mesi prima del ritorno di Hong Kong alla Cina.
Un’eredità a due facce
Il bilancio di Deng è difficile da scrivere in una riga. Sotto la sua guida centinaia di milioni di cinesi sono usciti dalla povertà e la Cina è diventata una potenza economica, oggi in competizione con gli Stati Uniti, come spiega la pagina su Cina e Stati Uniti. Ma il modello che ha lasciato unisce mercato e partito unico, senza libertà politiche, e la memoria di Tiananmen in Cina è ancora censurata.
In breve
Deng Xiaoping, rivoluzionario della prima generazione, fu epurato due volte durante l’epoca di Mao e tornò al potere nel 1977. Dal 1978 guidò la politica di riforma e apertura: autonomia ai contadini, zone economiche speciali, rapporti con gli Stati Uniti, accordo su Hong Kong. Nel 1989 appoggiò la repressione di Tiananmen; nel 1992 rilanciò le riforme. Morì nel 1997.
Fonti per approfondire
- Treccani, Dizionario di Storia, voce “Deng Xiaoping”
- Ezra F. Vogel, Deng Xiaoping and the Transformation of China, Harvard University Press, 2011