Età moderna · Illuminismo
Il dispotismo illuminato, chiamato anche assolutismo illuminato o riformatore, è il modo di governare di alcuni sovrani europei della seconda metà del Settecento che, pur mantenendo un potere assoluto, si ispirarono alle idee dell’Illuminismo per riformare i loro Stati. I nomi da ricordare sono Federico II di Prussia, Maria Teresa e Giuseppe II d’Asburgo, Caterina II di Russia e, in Italia, Pietro Leopoldo di Toscana. Volevano rendere lo Stato più efficiente e i sudditi più prosperi, ma senza concedere loro alcun potere politico.
Che cosa significa dispotismo illuminato
L’espressione sembra una contraddizione, e in parte lo è. “Dispotismo” indica un potere senza limiti; “illuminato” richiama i “lumi” della ragione, cioè la cultura degli illuministi che criticavano proprio l’arbitrio dei re. Come stanno insieme?
L’idea era questa: se il sovrano è istruito e ascolta i filosofi, può usare il suo potere assoluto per fare in fretta le riforme che un parlamento o i ceti privilegiati bloccherebbero. Il re non governa più “per grazia di Dio” e basta, ma si presenta come il primo servitore dello Stato. Federico II di Prussia lo disse quasi con queste parole. Il motto attribuito a questi sovrani riassume bene il programma: “tutto per il popolo, niente attraverso il popolo”.
Perché i sovrani scelsero le riforme
Non fu solo amore per la filosofia. Dopo le grandi guerre di metà secolo, la guerra di successione austriaca e la guerra dei Sette anni, gli Stati avevano bisogno di più soldi e di eserciti più forti. Per averli bisognava:
- far pagare le tasse anche a nobili e clero, che spesso ne erano esenti;
- avere un catasto preciso delle terre per sapere chi possedeva cosa;
- formare funzionari capaci e fedeli;
- far crescere l’agricoltura e il commercio liberandoli da vincoli antichi.
Le idee degli illuministi offrivano una giustificazione razionale a queste scelte. Il risultato fu un rafforzamento dello Stato a spese dei poteri intermedi: nobiltà, Chiesa, corporazioni.
Un esempio concreto chiarisce il meccanismo. Prima del catasto, in molti Stati ogni comunità dichiarava da sé quanto possedeva, e i grandi proprietari pagavano poco o niente. Con un catasto misurato e stimato da tecnici dello Stato, ogni campo aveva un valore scritto e una tassa corrispondente. Era più giusto e, per il sovrano, molto più redditizio.
I sovrani illuminati: esempi
Federico II di Prussia (re dal 1740 al 1786) era amico di Voltaire, che ospitò per alcuni anni alla sua corte di Potsdam, e scriveva di filosofia e componeva musica. Abolì quasi del tutto la tortura giudiziaria, promosse la tolleranza religiosa, riorganizzò la giustizia e favorì l’istruzione elementare. Allo stesso tempo fu un re-soldato che fece della Prussia una grande potenza militare e lasciò intatto il potere dei nobili sui contadini.
Maria Teresa d’Austria (1740-1780) non amava i filosofi, ma fu una grande riformatrice: introdusse il catasto in Lombardia, riorganizzò l’amministrazione e nel 1774 rese l’istruzione elementare obbligatoria nei suoi domini austriaci.
Giuseppe II, suo figlio (da solo al potere dal 1780 al 1790), fu il più radicale. Con l’editto di tolleranza del 1781 concesse libertà di culto a protestanti e ortodossi, e poco dopo ridusse le restrizioni contro gli ebrei. Abolì la servitù personale dei contadini, soppresse centinaia di monasteri considerati inutili e sottomise la Chiesa al controllo dello Stato: questa politica è detta giuseppinismo. Volle fare troppo e troppo in fretta: alla sua morte molte riforme furono ritirate, e in Belgio e Ungheria scoppiarono rivolte.
Caterina II di Russia (1762-1796) era in corrispondenza con Voltaire e Diderot e scrisse un’ampia Istruzione per una nuova codificazione delle leggi, ispirata a Montesquieu e Beccaria. Ma dopo la grande rivolta contadina guidata da Pugačëv (1773-1775) rafforzò il potere dei nobili e la servitù della gleba si estese. È l’esempio migliore dei limiti del modello. Per il contesto vedi l’impero russo.
Il dispotismo illuminato in Italia
L’Italia fu uno dei laboratori più interessanti.
- Lombardia austriaca: il catasto teresiano, completato a metà Settecento, tassava le terre in base al loro valore e colpiva anche i grandi proprietari. A Milano lavoravano riformatori come Pietro Verri e Cesare Beccaria, autore nel 1764 di Dei delitti e delle pene.
- Toscana: il granduca Pietro Leopoldo, fratello di Giuseppe II, liberalizzò il commercio dei grani e nel 1786 promulgò un codice penale che abolì la pena di morte e la tortura. Fu il primo Stato al mondo a farlo. Ancora oggi il 30 novembre la Toscana celebra quella data.
- Regno di Napoli: con Carlo di Borbone e i ministri come Bernardo Tanucci si cercò di ridurre i privilegi del clero; qui operarono illuministi come Antonio Genovesi e Gaetano Filangieri.
I limiti del dispotismo illuminato
Le riforme arrivavano dall’alto. Il sovrano decideva, i sudditi eseguivano, e nessuno chiedeva il loro parere. Quando le riforme toccavano interessi forti, nobili, clero, ma anche contadini legati alle tradizioni religiose, le resistenze erano spesso più forti del re. Molti progetti restarono sulla carta o furono cancellati dai successori.
E poi c’era la contraddizione di fondo. Gli illuministi più radicali, come Rousseau, sostenevano che la sovranità appartiene al popolo. Il dispotismo illuminato, invece, accettava le idee dei filosofi ma non quella più pericolosa: che i sudditi potessero diventare cittadini. Pochi anni dopo, la Rivoluzione francese avrebbe percorso proprio quella strada.
Dispotismo illuminato nel programma di quarta
Si studia nel capitolo sull’Illuminismo, dopo le idee illuministe e prima della Rivoluzione americana. Per un approfondimento sulle riforme di amministrazione e scuola c’è il percorso riforme amministrative e istruzione pubblica. La posizione esatta nel programma è nell’indice di storia per la quarta superiore.