La conquista dell’Everest

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

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La conquista dell’Everest, la montagna più alta della Terra, avvenne il 29 maggio 1953, verso le 11:30 del mattino. In vetta arrivarono il neozelandese Edmund Hillary, apicoltore di professione, e lo sherpa Tenzing Norgay, nato in Nepal e cresciuto fra Tibet e India. Restarono lassù circa quindici minuti. Fu la fine di una sfida durata più di trent’anni e costata molte vite.

Il “terzo polo”

Raggiunti il Polo Nord e il Polo Sud, nel primo Novecento la vetta dell’Everest era chiamata il “terzo polo”: l’ultimo grande traguardo geografico ancora intatto. Il nome inglese viene da George Everest, responsabile dei rilievi topografici britannici in India; per i tibetani la montagna è Chomolungma, per i nepalesi Sagarmatha. La sua altezza è stata misurata più volte: l’ultima misura ufficiale, annunciata insieme da Cina e Nepal nel 2020, è di 8.848,86 metri.

Le prime spedizioni britanniche partirono dal Tibet negli anni Venti. Nel giugno 1924 George Mallory e Andrew Irvine furono visti per l’ultima volta poche centinaia di metri sotto la cima, poi sparirono fra le nuvole. Il corpo di Mallory fu ritrovato solo nel 1999. Se siano arrivati in vetta prima di morire è uno dei misteri dell’alpinismo, e probabilmente resterà tale. A chi gli chiedeva perché volesse scalare l’Everest, Mallory aveva risposto: “Perché è lì”.

La spedizione del 1953

La spedizione britannica del 1953 era guidata dal colonnello John Hunt e organizzata come un’operazione militare: oltre quattrocento portatori, tonnellate di materiale, bombole di ossigeno, campi intermedi sempre più in alto lungo la via del colle Sud, dal Nepal, che si era aperto agli stranieri da pochi anni. Il primo tentativo, il 26 maggio, fu di Tom Bourdillon e Charles Evans: arrivarono alla cima Sud, a meno di cento metri di dislivello dalla vetta, ma dovettero tornare indietro per problemi alle bombole.

Toccò allora alla seconda cordata. Hillary e Tenzing passarono la notte in una tenda a circa 8.500 metri e ripartirono all’alba. L’ultimo ostacolo fu un salto di roccia di una dozzina di metri, che oggi si chiama “Hillary Step”. In cima Hillary scattò a Tenzing la foto diventata celebre, con la piccozza alzata e le bandiere; di Hillary in vetta non esiste nessuna foto, perché Tenzing non aveva mai usato una macchina fotografica e lassù non era il momento di imparare. Tenzing lasciò nella neve alcuni dolci come offerta agli dèi della montagna, Hillary un piccolo crocifisso.

Una notizia per l’incoronazione

Il corrispondente del Times, James Morris, mandò la notizia con un messaggio in codice per evitare che altri giornali la intercettassero: “Neve in cattive condizioni” significava che la cima era stata raggiunta. Arrivò a Londra la mattina del 2 giugno 1953, proprio il giorno dell’incoronazione della regina Elisabetta II. La coincidenza fu presentata come un regalo dell’impero alla nuova sovrana, anche se il successo era di un neozelandese e di uno sherpa. Hillary fu nominato cavaliere; per Tenzing, il cui ruolo fu a lungo messo in secondo piano, si aprì una discussione in India e in Nepal su chi dei due fosse arrivato per primo. Entrambi, per anni, risposero che erano arrivati insieme.

Dopo il 1953

Per l’Italia l’anno decisivo fu il successivo. Il 31 luglio 1954 Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, con la spedizione guidata da Ardito Desio, raggiunsero la cima del K2, la seconda montagna del mondo. Anche quella vittoria ebbe un lato oscuro: il giovane Walter Bonatti e il portatore hunza Amir Mahdi, che avevano portato in alto le bombole, furono costretti a un bivacco all’aperto a oltre 8.000 metri. La verità su quella notte fu riconosciuta ufficialmente dal Club alpino italiano solo nel 2004.

L’Everest fu salito di nuovo da una spedizione svizzera nel 1956, e nel 1960 da alpinisti cinesi dal versante tibetano. Nel 1978 l’altoatesino Reinhold Messner e l’austriaco Peter Habeler arrivarono in cima senza ossigeno, cosa che molti medici ritenevano impossibile; nel 1975 la giapponese Junko Tabei era stata la prima donna in vetta. Oggi la montagna è frequentata ogni primavera da centinaia di alpinisti, spesso accompagnati da guide commerciali; nel 2019 la foto di una lunga fila di persone in attesa sulla cresta finale fece il giro del mondo e riaprì il dibattito su affollamento, rifiuti e sicurezza.

Come lo sbarco sulla Luna sedici anni dopo, raccontato nella pagina sull’arrivo dell’uomo sulla Luna, la conquista dell’Everest fu insieme un’impresa di esplorazione e un simbolo nazionale. Le grandi esplorazioni dei secoli precedenti, come la via marittima di Vasco da Gama, cercavano ricchezze; questa cercava soprattutto un primato.

Domande frequenti

Chi è salito per primo sull’Everest? Edmund Hillary e Tenzing Norgay, insieme, il 29 maggio 1953.

Quanto è alto l’Everest? 8.848,86 metri secondo la misura comune di Cina e Nepal del 2020.

Fonti per approfondire

Voce Everest, Monte dell’Enciclopedia Treccani.

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