La caduta dell’Impero romano d’Occidente è tradizionalmente fissata al 476 d.C., quando Odoacre, un capo militare di origine germanica al servizio di Roma, depose a Ravenna il giovane imperatore Romolo Augustolo e inviò le insegne imperiali a Costantinopoli, riconoscendo l’autorità dell’imperatore d’Oriente. La data ha un valore simbolico: la fine dell’Impero in Occidente fu in realtà il risultato di un lungo processo di crisi e trasformazione che attraversò tutto il V secolo, mentre l’Impero d’Oriente sopravvisse per quasi mille anni, fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453.
Caduta dell’Impero romano d’Occidente: riassunto
Dopo la crisi del III secolo, gli imperatori Diocleziano e Costantino avevano riorganizzato lo Stato, rafforzando l’esercito e la burocrazia. Alla morte di Teodosio, nel 395, l’Impero fu diviso tra i figli Arcadio, in Oriente, e Onorio, in Occidente: la divisione dell’Impero romano divenne permanente. La parte occidentale, più povera, meno popolata e più esposta alle pressioni dei popoli germanici lungo il Reno e il Danubio, entrò in una crisi sempre più grave. Nel corso del V secolo perse progressivamente il controllo delle sue province, finché in Italia il potere passò a re di origine barbarica.
Le tappe della caduta
- 376-378: i Goti, in fuga dagli Unni, attraversano il Danubio; nella battaglia di Adrianopoli del 378 l’esercito romano è sconfitto e l’imperatore Valente ucciso.
- 406: Vandali, Alani e Svevi attraversano il Reno ed entrano in Gallia, poi in Spagna.
- 410: i Visigoti di Alarico saccheggiano Roma; l’evento sconvolge il mondo romano.
- 439: i Vandali di Genserico conquistano Cartagine e l’Africa, la provincia più ricca dell’Occidente.
- 451-452: gli Unni di Attila sono fermati in Gallia, ai Campi Catalaunici, dal generale Ezio, alleato con i Visigoti; poi invadono l’Italia settentrionale.
- 455: i Vandali saccheggiano di nuovo Roma.
- 455-476: si succedono imperatori deboli, spesso controllati da generali di origine germanica come Ricimero.
- 476: Odoacre depone Romolo Augustolo e governa l’Italia come re.
Romolo Augustolo e Odoacre
Romolo Augustolo era un ragazzo, figlio del generale Oreste, che nel 475 aveva cacciato l’imperatore Giulio Nepote e posto il figlio sul trono. Il soprannome “Augustolo”, cioè “piccolo Augusto”, sottolineava la sua giovane età e la sua debolezza. Nel 476 le truppe barbariche in Italia chiesero terre su cui stabilirsi; al rifiuto di Oreste, si ribellarono sotto la guida di Odoacre, che sconfisse e uccise Oreste. Odoacre non uccise Romolo: lo mandò a vivere in Campania, nel Castellum Lucullanum vicino a Napoli, con una rendita. Non nominò un nuovo imperatore, considerando sufficiente quello di Costantinopoli.
Le cause della caduta dell’Impero romano d’Occidente
Gli storici hanno proposto moltissime spiegazioni. Oggi si tende a considerare l’intreccio di più fattori:
- le pressioni esterne: l’arrivo degli Unni in Europa spinse molti popoli germanici entro i confini dell’Impero, nel quadro delle cosiddette invasioni barbariche;
- la crisi militare: l’esercito dipendeva sempre più da truppe e comandanti di origine barbarica, legati ai propri capi più che allo Stato;
- la crisi fiscale ed economica: la perdita di province ricche come l’Africa ridusse le entrate necessarie per pagare l’esercito;
- l’instabilità politica: guerre civili, usurpazioni e lotte tra generali indebolirono il governo centrale;
- la debolezza dell’Occidente rispetto all’Oriente, più ricco, più urbanizzato e protetto dalla posizione di Costantinopoli.
Che cosa successe dopo il 476
Odoacre governò l’Italia formalmente a nome dell’imperatore d’Oriente Zenone, mantenendo il Senato e gran parte dell’amministrazione romana. Nel 493 fu sconfitto e ucciso dagli Ostrogoti di Teodorico, inviato in Italia dallo stesso Zenone. Nelle antiche province occidentali si formarono i regni dei Visigoti, dei Franchi, dei Vandali, dei Burgundi e degli Ostrogoti: è la nascita dei regni romano-barbarici, in cui le élite germaniche convissero con la popolazione romana, che continuò a seguire il diritto romano.
Come gli storici interpretano la caduta di Roma
Nel Settecento lo storico inglese Edward Gibbon, nella sua Storia del declino e della caduta dell’Impero romano, presentò la fine di Roma come una decadenza, causata anche dalla diffusione del cristianesimo e dall’indebolimento delle virtù civiche. Nel Novecento molti studiosi, a partire da Peter Brown, hanno proposto il concetto di “tarda antichità”, sottolineando le continuità e le trasformazioni culturali e religiose più che il crollo. Altri storici, come Bryan Ward-Perkins e Peter Heather, hanno invece ricordato che la fine del potere romano in Occidente comportò anche un forte impoverimento economico e un calo della popolazione.
Perché la caduta dell’Impero romano d’Occidente è importante
Il 476 è usato da molti manuali come data convenzionale di passaggio tra l’età antica e il Medioevo. La fine dell’Impero in Occidente diede origine a un mondo nuovo, in cui eredità romana, cristianesimo e tradizioni germaniche si fusero, ponendo le basi dell’Europa medievale.
Nota sulle fonti: per un orientamento affidabile si confrontano cronache tardoantiche, leggi dei regni post-romani, documenti amministrativi, archeologia urbana e rurale e studi generali sulla tarda antichità. Le date e le interpretazioni vanno lette nel loro contesto, distinguendo la deposizione di Romolo Augustolo dalla più ampia trasformazione dell’Occidente romano.