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Indipendenza americana

Epoca:

L’indipendenza americana è il processo con cui, tra il 1765 e il 1783, le tredici colonie inglesi del Nord America si ribellarono alla Gran Bretagna e diedero vita agli Stati Uniti d’America. La Dichiarazione d’indipendenza del 4 luglio 1776 e la successiva Costituzione del 1787 fondarono il primo grande Stato repubblicano dell’età moderna, basato sui principi dell’Illuminismo: diritti naturali, sovranità del popolo e separazione dei poteri.

Indipendenza americana: riassunto

Nel Settecento le tredici colonie, affacciate sull’Atlantico dal Massachusetts alla Georgia, avevano circa due milioni e mezzo di abitanti, assemblee elettive e una forte tradizione di autogoverno. Dopo la Guerra dei sette anni (1756-1763) la Gran Bretagna, indebitata, impose nuove tasse ai coloni, che protestarono perché non avevano rappresentanti nel Parlamento di Londra. Lo scontro politico si trasformò in guerra nel 1775; nel 1776 le colonie proclamarono l’indipendenza e nel 1783, con il Trattato di Parigi, la Gran Bretagna la riconobbe.

Le cause dell’indipendenza americana

  • le tasse imposte da Londra: lo Stamp Act del 1765 (una tassa di bollo su giornali e documenti), poi i dazi su vetro, carta e tè;
  • il principio “no taxation without representation”: i coloni sostenevano che solo le loro assemblee potevano tassarli;
  • i limiti all’espansione verso ovest, fissati dalla Corona nel 1763 oltre i monti Appalachi;
  • le idee politiche inglesi e illuministe, come quelle di John Locke sui diritti naturali e di Montesquieu sulla divisione dei poteri;
  • una crescente identità comune delle colonie, rafforzata dalla stampa e dai comitati di protesta.

Dal Boston Tea Party alla guerra

Le tensioni crebbero rapidamente. Nel 1770, a Boston, soldati inglesi spararono sulla folla uccidendo cinque persone (“massacro di Boston”). Il 16 dicembre 1773 un gruppo di coloni travestiti da nativi americani gettò in mare il carico di tè della Compagnia delle Indie orientali: era il Boston Tea Party. Londra rispose con leggi punitive, chiamate dai coloni “leggi intollerabili”, che chiudevano il porto di Boston. Nel 1774 i rappresentanti delle colonie si riunirono a Filadelfia nel primo Congresso continentale. Il 19 aprile 1775, a Lexington e Concord, i primi scontri armati tra miliziani e soldati inglesi aprirono la guerra d’indipendenza americana.

La Dichiarazione d’indipendenza del 4 luglio 1776

Il secondo Congresso continentale affidò il comando dell’esercito a George Washington. All’inizio del 1776 il pamphlet Common Sense di Thomas Paine convinse molti coloni che la separazione era necessaria. Il 4 luglio 1776 il Congresso approvò la Dichiarazione d’indipendenza, scritta soprattutto da Thomas Jefferson. Il testo affermava che tutti gli uomini sono creati uguali e hanno diritti inalienabili, tra cui “la vita, la libertà e la ricerca della felicità”, e che un popolo può cambiare un governo che viola questi diritti.

La guerra e il Trattato di Parigi

La guerra fu lunga e difficile per l’esercito continentale, meno numeroso e peggio equipaggiato. La vittoria americana a Saratoga nel 1777 convinse la Francia ad allearsi con gli insorti nel 1778; in seguito entrarono in guerra contro la Gran Bretagna anche la Spagna e l’Olanda. Nel 1781 a Yorktown le truppe americane e francesi costrinsero alla resa l’esercito inglese del generale Cornwallis. Con il Trattato di Parigi del 1783 la Gran Bretagna riconobbe l’indipendenza degli Stati Uniti, con confini che arrivavano fino al Mississippi.

La Costituzione degli Stati Uniti

All’inizio gli Stati erano uniti in una debole confederazione. Nel 1787 una convenzione riunita a Filadelfia scrisse la Costituzione, entrata in vigore nel 1789: creava uno Stato federale, con un presidente eletto, un Congresso formato da Camera dei rappresentanti e Senato e una Corte suprema. Washington fu il primo presidente. Nel 1791 i primi dieci emendamenti, il Bill of Rights, garantirono libertà fondamentali come quella di parola, di stampa e di religione.

Le conseguenze dell’indipendenza americana

  • la nascita di una repubblica fondata su una Costituzione scritta, modello per molti Paesi;
  • l’influenza sull’Europa: le idee americane ispirarono la Rivoluzione francese e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, mentre i costi della guerra aggravarono la crisi finanziaria della Francia;
  • i limiti della libertà: la schiavitù rimase legale negli Stati del Sud, le donne erano escluse dalla politica e i nativi americani persero progressivamente le loro terre.

Perché l’indipendenza americana è importante

Per la prima volta un gruppo di colonie si separò da una potenza europea e creò uno Stato fondato su principi scritti e non sulla tradizione dinastica. Per questo gli storici la considerano, insieme alla Rivoluzione francese, una delle “rivoluzioni atlantiche” che aprirono l’età contemporanea. Ancora oggi il 4 luglio è la festa nazionale degli Stati Uniti.

Nota sulle fonti

Le fonti comprendono la Dichiarazione d’indipendenza, gli atti dei Congressi continentali, la Costituzione, le lettere di Washington e Jefferson e i trattati diplomatici. Per una sintesi critica sono utili Gordon S. Wood, The American Revolution, e Bernard Bailyn, The Ideological Origins of the American Revolution. È importante affiancare alle fonti dei leader le voci di lealisti, schiavi, donne e popolazioni native, spesso meno rappresentate.

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