La guerra d’indipendenza americana fu combattuta tra il 1775 e il 1783 dalle tredici colonie britanniche del Nord America contro la madrepatria. Cominciò come una protesta di sudditi che chiedevano i loro diritti di inglesi e finì con la nascita di un paese nuovo, gli Stati Uniti. A vincerla non furono soltanto i coloni. Senza la Francia, e poi la Spagna e l’Olanda, l’esito sarebbe stato probabilmente diverso.
Le cause: “nessuna tassa senza rappresentanza”
Nel 1763 la Gran Bretagna uscì vittoriosa dalla guerra dei Sette anni, ma con un debito enorme. A Londra parve giusto che i coloni americani, difesi dall’esercito britannico contro i francesi, contribuissero alle spese. Nel 1765 arrivò lo Stamp Act, una tassa su giornali, documenti e carte da gioco. Poi, nel 1767, dazi su vetro, carta, piombo e tè.
I coloni protestarono con uno slogan diventato celebre: niente tasse senza rappresentanza. Non avevano deputati nel Parlamento di Londra, e dunque, dicevano, quel Parlamento non poteva tassarli. Nel 1770 i soldati britannici spararono sulla folla a Boston uccidendo cinque persone. Nel dicembre 1773, per protesta contro una legge sul tè, un gruppo di coloni travestiti da indiani gettò in mare il carico di tre navi nel porto della Boston coloniale. Londra rispose chiudendo il porto e limitando l’autogoverno del Massachusetts.
Lexington, Concord e l’inizio della guerra
Il 19 aprile 1775 un reparto britannico partì da Boston per sequestrare un deposito di armi dei coloni a Concord. A Lexington, all’alba, ci fu il primo scambio di colpi. Al ritorno i soldati furono bersagliati per chilometri da miliziani nascosti dietro muri e alberi.
Il Congresso continentale, riunito a Filadelfia, creò un esercito e ne affidò il comando a George Washington, un proprietario terriero della Virginia che aveva combattuto contro i francesi. All’inizio non si parlava ancora di indipendenza. L’idea si diffuse nei mesi seguenti, anche grazie a un opuscolo di grandissimo successo, Common Sense di Thomas Paine.
La Dichiarazione d’indipendenza del 1776
Il 4 luglio 1776, nella Filadelfia rivoluzionaria, il Congresso approvò la Dichiarazione d’indipendenza, scritta soprattutto da Thomas Jefferson. Le sue frasi sull’uguaglianza degli uomini e sui diritti alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità venivano dall’Illuminismo. Della nascita del nuovo Stato si parla più a fondo nella voce sull’indipendenza americana.
Sul campo, intanto, le cose andavano male. Nell’estate 1776 i britannici presero New York, che tennero fino alla fine della guerra. Washington dovette ritirarsi. La notte di Natale del 1776 attraversò il fiume Delaware ghiacciato e sorprese a Trenton una guarnigione di mercenari tedeschi: una piccola vittoria, ma ridiede fiducia a un esercito che stava sciogliendosi.
Saratoga e l’alleanza con la Francia
La svolta arrivò nell’ottobre 1777. Un esercito britannico sceso dal Canada, comandato dal generale Burgoyne, fu circondato a Saratoga e costretto alla resa. La notizia convinse la Francia, che aspettava l’occasione per vendicarsi della sconfitta del 1763. Nel febbraio 1778 Parigi firmò un’alleanza con gli Stati Uniti. La Spagna entrò in guerra contro la Gran Bretagna nel 1779, e l’Olanda nel 1780, nella quarta delle guerre anglo-olandesi.
Il conflitto diventò così mondiale, combattuto anche ai Caraibi, a Gibilterra e in India. Intanto l’esercito di Washington passava un inverno terribile a Valley Forge, in Pennsylvania, tra freddo, fame e malattie. Lì un ufficiale prussiano, il barone von Steuben, ne fece un esercito disciplinato. Tra i volontari europei c’era anche un giovane aristocratico francese, il marchese di La Fayette.
Yorktown e la pace di Parigi
Negli ultimi anni i britannici spostarono la guerra al sud, dove contavano sull’appoggio dei lealisti. Presero Charleston nel 1780, ma non riuscirono a controllare le campagne. Nel 1781 il generale Cornwallis si fortificò a Yorktown, in Virginia, sulla costa. La flotta francese dell’ammiraglio de Grasse gli tagliò la via del mare, mentre l’esercito di Washington e le truppe francesi di Rochambeau lo assediavano da terra. Il 19 ottobre 1781 Cornwallis si arrese.
Fu l’ultima grande battaglia. Con la pace di Parigi del 3 settembre 1783 la Gran Bretagna riconobbe l’indipendenza degli Stati Uniti, con confini che arrivavano fino al Mississippi.
Chi restò escluso
Non tutti i coloni erano ribelli. Forse un quinto della popolazione rimase fedele al re; decine di migliaia di lealisti lasciarono il paese, soprattutto per il Canada. Migliaia di schiavi afroamericani fuggirono verso le linee britanniche, dove era stata loro promessa la libertà. La nuova repubblica, nata nel nome della libertà, mantenne la schiavitù: il problema sarebbe esploso solo con la guerra civile americana. Anche i popoli nativi, molti dei quali si erano schierati con Londra, persero terre e sicurezza.
Perché è importante
La guerra d’indipendenza dimostrò che un popolo poteva separarsi da un impero e darsi una costituzione repubblicana. L’esempio colpì l’Europa. Per la Francia, poi, la guerra fu costosissima: il debito accumulato contribuì alla crisi finanziaria che portò alla Rivoluzione francese del 1789.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Encyclopaedia Britannica, voce “American Revolution”
- National Archives (USA), testo della Dichiarazione d’indipendenza
- Robert Middlekauff, The Glorious Cause: The American Revolution, 1763-1789, Oxford University Press, 1982
- Gordon S. Wood, The American Revolution: A History, Modern Library, 2002