Boston coloniale fu una delle città più importanti dell’America britannica e il luogo in cui si accese la protesta che portò alla Rivoluzione americana. Fondata nel 1630 da coloni puritani inglesi, divenne un porto attivo e un centro religioso e culturale del New England. Tra il 1765 e il 1776 le sue strade furono il teatro di alcuni degli episodi più noti dello scontro con il governo di Londra.
Boston coloniale: riassunto
La città nacque come capitale della colonia della Baia del Massachusetts, organizzata da una compagnia commerciale e guidata da puritani che volevano costruire una comunità fondata sui loro principi religiosi. Il primo governatore fu John Winthrop. Nel giro di pochi decenni Boston crebbe grazie al porto, alla pesca, alla costruzione di navi e al commercio con l’Inghilterra e con le colonie dei Caraibi.
Nel Settecento la città era abituata a un forte autogoverno locale, con le assemblee cittadine (town meeting) in cui si discutevano gli affari comuni. Quando, dopo la guerra dei Sette anni, il Parlamento britannico impose nuove tasse alle colonie, Boston divenne uno dei centri principali dell’opposizione. Le vicende della città sono quindi un capitolo fondamentale della Guerra d’indipendenza americana.
Religione, scuola e società
I puritani attribuivano grande importanza alla lettura della Bibbia, e quindi all’istruzione. Nel 1635 fu fondata la Boston Latin School, la più antica scuola pubblica degli attuali Stati Uniti, e nel 1636 nacque a Cambridge, poco lontano, il college che avrebbe preso il nome di Harvard. Boston fu anche un centro della stampa: vi si pubblicarono libri, opuscoli e alcuni dei primi giornali coloniali.
La società coloniale non era però uguale per tutti. Le comunità native della regione furono progressivamente espropriate delle loro terre, soprattutto dopo i conflitti del Seicento, e anche a Boston erano presenti persone ridotte in schiavitù, sebbene in numero minore rispetto alle colonie del Sud.
Le cause della protesta
Dopo il 1763 la Gran Bretagna, indebitata dalla guerra, decise che le colonie dovevano contribuire alle spese per la loro difesa. Arrivarono così lo Stamp Act del 1765, una tassa su documenti e giornali, e poi i Townshend Acts del 1767, che colpivano diverse merci importate. A Boston gruppi come i Figli della libertà, legati a figure come Samuel Adams, organizzarono proteste e boicottaggi. Il principio che riassumeva la loro posizione era che i coloni non potevano essere tassati da un Parlamento in cui non erano rappresentati.
Nel 1768 Londra inviò truppe in città. La presenza dei soldati aumentò le tensioni, che esplosero il 5 marzo 1770 nel cosiddetto Massacro di Boston: un gruppo di soldati sparò sulla folla, uccidendo cinque persone. Nel processo che seguì l’avvocato John Adams, futuro presidente, difese i soldati, la maggior parte dei quali fu assolta.
Dal Tea Party alla guerra
Nel 1773 il Tea Act favorì la Compagnia delle Indie orientali nella vendita del tè nelle colonie. Il 16 dicembre 1773 alcuni coloni, travestiti in parte da nativi americani, salirono sulle navi ancorate nel porto e gettarono in mare il carico di tè: è il Boston Tea Party. Il governo britannico reagì nel 1774 con leggi molto dure, che i coloni chiamarono “leggi intollerabili”: il porto fu chiuso e l’autogoverno del Massachusetts fortemente limitato.
Le altre colonie si schierarono con Boston, vedendo nella punizione del Massachusetts una minaccia per tutte, e convocarono il primo Congresso continentale a Filadelfia. Il 19 aprile 1775 gli scontri di Lexington e Concord, vicino a Boston, diedero inizio alla guerra. Seguì l’assedio della città, durante il quale George Washington assunse il comando dell’esercito continentale. Nel marzo 1776 le truppe britanniche abbandonarono Boston.
Una città portuale
Il porto era il motore dell’economia di Boston. I mercanti cittadini partecipavano al cosiddetto commercio atlantico: esportavano pesce essiccato, legname e prodotti delle colonie e importavano manufatti dall’Inghilterra, zucchero e melassa dai Caraibi. Proprio per questo le leggi britanniche sul commercio e sulle tasse doganali colpivano direttamente gli interessi di molti abitanti, dai grandi mercanti ai marinai e agli artigiani. Anche il contrabbando era diffuso, e i tentativi di Londra di reprimerlo aumentarono il risentimento.
Date principali
- 1630: fondazione di Boston da parte dei puritani.
- 1635-1636: nascono la Boston Latin School e il college di Harvard.
- 1765: Stamp Act e prime grandi proteste.
- 5 marzo 1770: Massacro di Boston.
- 16 dicembre 1773: Boston Tea Party.
- 1774: le “leggi intollerabili” chiudono il porto.
- 19 aprile 1775: scontri di Lexington e Concord.
- Marzo 1776: i britannici lasciano la città.
Protagonisti
- John Winthrop, primo governatore della colonia.
- Samuel Adams, organizzatore della protesta contro le tasse.
- John Adams, avvocato e poi presidente degli Stati Uniti.
- Paul Revere, artigiano e messaggero dei patrioti nell’aprile 1775.
- George Washington, comandante durante l’assedio.
Perché è importante
Boston coloniale mostra come una comunità abituata all’autogoverno potesse trasformare una disputa fiscale in una battaglia politica sui diritti e sulla rappresentanza. Le idee discusse nelle sue assemblee, legate anche alla cultura dell’Illuminismo, confluirono nella Dichiarazione d’indipendenza del 1776. Per questo la città è considerata una delle culle degli Stati Uniti.