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Rivoluzioni del 1848

Le rivoluzioni del 1848 furono un’ondata di insurrezioni che nello stesso anno coinvolse gran parte dell’Europa, dalla Francia agli Stati tedeschi, dall’Impero d’Austria agli Stati italiani. Per la loro rapidità ed estensione sono chiamate anche “primavera dei popoli”. I rivoluzionari chiedevano costituzioni, libertà politiche, indipendenza nazionale e, in alcuni casi, riforme sociali. Quasi ovunque le rivoluzioni furono sconfitte entro il 1849, ma lasciarono conquiste e idee destinate a durare.

Rivoluzioni del 1848: riassunto

La prima insurrezione scoppiò a Palermo il 12 gennaio 1848. A febbraio la rivoluzione di Parigi rovesciò il re Luigi Filippo e proclamò la Seconda Repubblica. A marzo le rivolte raggiunsero Vienna, dove il cancelliere Metternich, simbolo della Restaurazione, fu costretto a dimettersi e a fuggire, poi Berlino, Budapest, Milano e Venezia. Molti sovrani, spaventati, concessero costituzioni. Nei mesi successivi, però, le divisioni tra i rivoluzionari e la reazione degli eserciti regolari portarono alla sconfitta dei movimenti; nell’estate 1849 caddero le ultime resistenze, a Roma, a Venezia e in Ungheria.

Le cause delle rivoluzioni del 1848

  • l’opposizione all’assolutismo e all’ordine stabilito dal Congresso di Vienna, già contestato con i moti del 1820-21 e le rivoluzioni del 1830;
  • le richieste liberali della borghesia: costituzioni, parlamenti, libertà di stampa e allargamento del diritto di voto;
  • le aspirazioni nazionali di popoli divisi o sottoposti a dominio straniero, come italiani, tedeschi, ungheresi, cechi e polacchi;
  • la crisi economica del 1846-1847, con cattivi raccolti, carestie, aumento dei prezzi e disoccupazione;
  • la questione sociale, legata alla crescita della classe operaia nelle città industriali; nel febbraio 1848 Karl Marx e Friedrich Engels pubblicarono il Manifesto del partito comunista.

Il 1848 in Francia

A Parigi, nel febbraio 1848, il divieto di un banchetto dell’opposizione fece scoppiare l’insurrezione; Luigi Filippo abdicò e fu proclamata la Repubblica. Il governo provvisorio introdusse il suffragio universale maschile, abolì la schiavitù nelle colonie e creò gli “ateliers nationaux” per dare lavoro ai disoccupati. La loro chiusura provocò a giugno una rivolta operaia, repressa duramente dal generale Cavaignac. Nel dicembre 1848 fu eletto presidente Luigi Napoleone Bonaparte, che con il colpo di Stato del 1851 pose fine alla Repubblica e l’anno dopo divenne imperatore con il nome di Napoleone III.

Il 1848 nell’Impero d’Austria e in Germania

A Vienna la rivolta del 13 marzo costrinse l’imperatore a promettere una costituzione. In Ungheria, guidata da Lajos Kossuth, nacque un governo autonomo, mentre a Praga si riunì un congresso dei popoli slavi. L’esercito imperiale riprese il controllo: bombardò Praga a giugno e riconquistò Vienna a ottobre. Nel dicembre 1848 salì al trono il giovane Francesco Giuseppe; l’Ungheria, proclamatasi indipendente, fu sconfitta nell’agosto 1849 con l’aiuto dell’esercito russo.

In Germania, dopo le barricate di Berlino del 18 marzo, si riunì a Francoforte il primo Parlamento eletto di tutti gli Stati tedeschi, che preparò una costituzione per una Germania unita. Nel 1849 offrì la corona imperiale al re di Prussia Federico Guglielmo IV, che la rifiutò; il Parlamento fu poi sciolto.

Il 1848 in Italia

In Italia il 1848 si intrecciò con la lotta contro l’Austria e fu una fase decisiva del Risorgimento. Tra gennaio e marzo concessero la costituzione il re delle Due Sicilie, il granduca di Toscana, il re di Sardegna Carlo Alberto, con lo Statuto albertino del 4 marzo, e il papa Pio IX. Dal 18 al 22 marzo Milano insorse con le Cinque giornate e cacciò gli austriaci del maresciallo Radetzky; Venezia proclamò la Repubblica di San Marco con Daniele Manin. Il Regno di Sardegna dichiarò guerra all’Austria: iniziò la prima delle guerre d’indipendenza italiane, che si concluse con le sconfitte di Custoza (1848) e Novara (1849).

Nel febbraio 1849 a Roma, fuggito il papa, fu proclamata la Repubblica romana, guidata da un triumvirato di cui faceva parte Giuseppe Mazzini e difesa da Garibaldi. Cadde all’inizio di luglio 1849 sotto l’attacco delle truppe francesi. Venezia, assediata e colpita dal colera, si arrese alla fine di agosto.

Perché le rivoluzioni del 1848 fallirono

  • le divisioni tra liberali moderati e democratici, e la paura della borghesia di fronte alle richieste sociali degli operai;
  • i conflitti tra nazionalità, che i governi imperiali sfruttarono contro i rivoluzionari;
  • la fedeltà degli eserciti ai sovrani e l’intervento delle potenze conservatrici, come la Russia in Ungheria e la Francia a Roma.

Le conseguenze

Nonostante la sconfitta, alcune conquiste rimasero: in Austria l’abolizione dei vincoli feudali dei contadini, in Francia il suffragio universale maschile, nel Regno di Sardegna lo Statuto albertino, che divenne la base costituzionale del futuro Regno d’Italia. Il 1848 mostrò inoltre che l’unificazione nazionale in Italia e in Germania avrebbe richiesto la guida di uno Stato forte, come il Piemonte e la Prussia, e lasciò in eredità la “questione sociale”, destinata a esplodere di nuovo con la Comune di Parigi del 1871.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Treccani, voci storiche e biografiche di riferimento.
  • Encyclopaedia Britannica, sintesi e cronologie di confronto.
  • Oxford Reference e Cambridge Histories, studi di inquadramento.
  • Fonti coeve, archivi e ricerche specialistiche pertinenti al tema.

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