Nazionalismo è il termine che indica l’idea secondo cui la nazione è la comunità politica più importante e ogni nazione deve avere un proprio Stato, indipendente e sovrano. Con la stessa parola si indicano anche i movimenti e le ideologie che mettono gli interessi della propria nazione al di sopra di tutto, spesso in contrapposizione con le altre. Questa è una voce del glossario: qui troverai la definizione, le distinzioni utili e qualche esempio. La storia completa dell’idea, dall’Ottocento a oggi, è raccontata nella pagina sul nazionalismo nei grandi temi.
Una definizione in tre parti
Per usare bene la parola conviene scomporla. Dentro il nazionalismo ci sono tre affermazioni:
- esistono le nazioni, cioè comunità di persone legate da lingua, cultura, storia, a volte religione, e soprattutto dalla coscienza di appartenere allo stesso popolo;
- la nazione deve coincidere con lo Stato: ogni nazione ha diritto al proprio governo, e i confini dovrebbero seguire quelli delle nazioni;
- la fedeltà alla nazione viene prima di altre appartenenze, come la religione, la classe sociale, la regione o la dinastia.
Non tutti i nazionalismi sottolineano questi tre punti allo stesso modo. Ma quando li ritrovi, sei di fronte a un discorso nazionalista.
Nazione, Stato, patria: non sono sinonimi
Spesso a scuola si confondono alcune parole vicine. Lo Stato è un’organizzazione politica: governo, leggi, territorio, esercito. La nazione è una comunità di persone che si sentono un popolo. Possono non coincidere: nell’Ottocento la nazione italiana esisteva come idea, ma era divisa in molti Stati; l’Impero austro-ungarico, al contrario, era uno Stato con dentro molte nazioni.
La patria è il luogo, o la comunità, a cui ci si sente legati affettivamente. Da qui nasce una distinzione utile, anche se non tutti gli studiosi la accettano: il patriottismo sarebbe l’amore per il proprio paese, che non esclude il rispetto per gli altri; il nazionalismo, nel senso più stretto, l’idea che la propria nazione sia superiore e debba prevalere.
Nazione civica e nazione etnica
Un’altra distinzione importante riguarda il modo di intendere la nazione. Nella concezione civica, legata alla Rivoluzione francese, la nazione è l’insieme dei cittadini che condividono leggi e diritti e scelgono di vivere insieme: lo scrittore Ernest Renan la definì nel 1882 “un plebiscito di tutti i giorni”. Nella concezione etnica, diffusa soprattutto nell’area tedesca e dell’Europa centrale e orientale, la nazione è definita dall’origine, dalla lingua e dalla tradizione: si nasce dentro una nazione, non ci si entra.
Nella realtà le due concezioni si mescolano. Ma la differenza conta: un nazionalismo etnico tende più facilmente a escludere le minoranze, considerate estranee al corpo della nazione.
Le due facce del nazionalismo
Nell’Ottocento il nazionalismo fu spesso un movimento di liberazione, legato al liberalismo e alla democrazia. Un esempio è il Risorgimento italiano, con l’idea mazziniana di nazioni libere e sorelle. Lo stesso vale, nel Novecento, per molti movimenti anticoloniali.
Dalla fine dell’Ottocento, però, il nazionalismo assunse anche un volto aggressivo: espansione coloniale, militarismo, disprezzo per gli altri popoli, persecuzione delle minoranze. Questo volto ebbe un peso nelle origini della Prima guerra mondiale e fu portato all’estremo da fascismo e nazismo. Per questo, quando si incontra la parola in un testo, bisogna sempre chiedersi di quale nazionalismo si parla.
Un esempio per capire: l’Italia dopo il 1861
Il caso italiano mostra bene che la nazione non è un dato già pronto. Quando nel 1861 nacque il Regno d’Italia, solo una piccola parte della popolazione parlava italiano nella vita di ogni giorno; la maggioranza usava i dialetti, e molti contadini sentivano più forte il legame con il paese o la regione. A Massimo d’Azeglio si attribuisce la frase “fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”. Scuola, servizio militare, ferrovie, giornali e feste nazionali servirono proprio a costruire, nei decenni successivi, il senso di appartenenza alla nazione.
Parole collegate
- Autodeterminazione dei popoli: il diritto di ogni popolo a scegliere il proprio governo, sostenuto dal presidente statunitense Wilson nel 1918.
- Irredentismo: la rivendicazione di territori abitati da persone della propria nazione ma governati da un altro Stato, come Trento e Trieste per l’Italia prima del 1918.
- Sciovinismo: nazionalismo esasperato e fanatico; il termine viene dal nome di un soldato napoleonico, forse leggendario, Nicolas Chauvin.
- Sovranismo: termine recente, usato per chi vuole riportare poteri dalle istituzioni sovranazionali, come l’Unione europea, agli Stati nazionali.
In breve
Il nazionalismo è l’idea che la nazione debba avere un proprio Stato e che la fedeltà alla nazione venga prima di tutto. Si distingue tra nazione civica, fondata sulla cittadinanza, e nazione etnica, fondata sull’origine. Nella storia ha avuto due facce: movimento di liberazione nell’Ottocento e nelle lotte anticoloniali, ideologia aggressiva nelle guerre e nei regimi del Novecento, come ricorda la voce totalitarismo.
Fonti per approfondire
- Treccani, Dizionario di Storia, voce “Nazionalismo”
- Ernest Renan, Che cos’è una nazione? (conferenza del 1882), varie edizioni italiane
- Alberto Mario Banti, Il Risorgimento italiano, Laterza