Il totalitarismo è una forma di potere che non si accontenta di governare, ma vuole controllare ogni aspetto della vita delle persone: la politica, l’economia, la cultura, la scuola, il tempo libero e perfino i pensieri. Il termine si usa soprattutto per i regimi del Novecento, in particolare la Germania nazista e l’Unione Sovietica di Stalin, e in parte per l’Italia fascista. In questa voce del glossario vediamo il significato della parola, le caratteristiche principali e i limiti del concetto, che gli storici discutono ancora.
Da dove viene la parola
Curiosamente, la parola nacque in Italia. Negli anni Venti alcuni oppositori del fascismo, come Giovanni Amendola, cominciarono a parlare di “sistema totalitario” per descrivere il modo in cui il regime di Mussolini occupava tutti gli spazi della vita pubblica. Il fascismo, invece di rifiutare l’etichetta, se ne appropriò: Mussolini parlò di “feroce volontà totalitaria”, e la formula “tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato” divenne uno slogan del regime.
Dopo la Seconda guerra mondiale il termine passò al centro del dibattito politico e scientifico, soprattutto nel mondo anglosassone, e fu applicato insieme al nazismo e al comunismo sovietico. In piena Guerra fredda non era una scelta neutrale: accostare Hitler e Stalin aveva anche un significato politico.
Le caratteristiche principali
Nel 1956 i politologi Carl Friedrich e Zbigniew Brzezinski proposero un elenco di tratti comuni ai regimi totalitari, che è diventato un punto di riferimento anche per la scuola:
- un’ideologia ufficiale che pretende di spiegare tutto e promette una società nuova;
- un partito unico di massa, guidato in genere da un capo carismatico;
- un sistema di terrore poliziesco contro oppositori e “nemici”;
- il monopolio dei mezzi di comunicazione e della propaganda;
- il monopolio delle armi;
- il controllo centrale dell’economia.
A questo si aggiunge spesso la mobilitazione continua delle masse: parate, organizzazioni giovanili, adunate, perché il cittadino non deve solo obbedire, ma partecipare con entusiasmo. È una differenza importante rispetto alle dittature tradizionali, che chiedevano soprattutto di stare zitti.
Hannah Arendt e “Le origini del totalitarismo”
Il libro più famoso sul tema è Le origini del totalitarismo della filosofa Hannah Arendt, pubblicato nel 1951. Arendt, ebrea tedesca fuggita dalla Germania, vedeva nel totalitarismo qualcosa di radicalmente nuovo nella storia. Lo collegava all’antisemitismo, all’imperialismo e alla nascita di masse di individui isolati e senza legami. Al centro del sistema c’erano, secondo lei, il terrore e i campi di concentramento, luoghi in cui si sperimentava la distruzione completa della persona umana.
Gli esempi storici
Il caso più studiato è la Germania nazista: partito unico, culto del Führer, propaganda capillare, persecuzione degli oppositori e, soprattutto, il razzismo di Stato che portò allo sterminio degli ebrei d’Europa. L’Unione Sovietica di Stalin ebbe il suo sistema di terrore nelle grandi purghe e nei campi di lavoro del Gulag, insieme alla collettivizzazione forzata delle campagne.
Più discusso è il caso del regime fascista italiano. Il fascismo inventò la parola e ne fece un programma, ma secondo molti storici non realizzò mai pienamente il controllo totale: la monarchia e la Chiesa cattolica conservarono spazi propri, e la repressione, pur dura, non raggiunse le dimensioni di quella nazista o staliniana. Altri studiosi, come Emilio Gentile, sottolineano invece che l’ambizione totalitaria fu reale e che ha senso parlare di totalitarismo anche per l’Italia, purché si veda come un processo e non come un risultato compiuto.
Totalitarismo e autoritarismo
Non tutte le dittature sono totalitarie. Il politologo Juan Linz ha proposto di distinguere i regimi autoritari, come la Spagna di Franco o il Portogallo di Salazar. In questi regimi il potere è concentrato e le libertà sono limitate, ma resta un certo pluralismo controllato (Chiesa, esercito, gruppi economici), non c’è un’ideologia che vuole trasformare l’uomo e la popolazione non viene mobilitata di continuo. Al regime basta che i cittadini restino passivi. Il totalitarismo, invece, vuole cittadini attivi e convinti.
Un concetto discusso
Molti storici, soprattutto a partire dagli anni Sessanta, hanno criticato il concetto. Dicono che mettere insieme nazismo e comunismo sovietico rischia di nascondere differenze profonde: obiettivi, ideologie, base sociale, storia. Altri hanno mostrato che, anche nei regimi più duri, la società non era un blocco obbediente: c’erano resistenze, adattamenti, zone d’ombra. Per questo oggi il termine si usa ancora, ma con più cautela, come uno strumento per confrontare e non come un’etichetta che spiega tutto.
In breve
Totalitarismo indica un potere che vuole controllare tutta la vita delle persone attraverso ideologia, partito unico, propaganda e terrore. La parola nasce in Italia negli anni Venti, con il fascismo, e si applica soprattutto al nazismo e allo stalinismo. Hannah Arendt ne ha dato l’analisi più famosa. Per un confronto diretto tra i due regimi di destra si può leggere l’articolo su fascismo e nazismo.
Fonti per approfondire
- Treccani, Enciclopedia, voce “Totalitarismo”
- Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Einaudi (ed. orig. 1951)
- Emilio Gentile, La via italiana al totalitarismo, Carocci
- C.J. Friedrich, Z. Brzezinski, Totalitarian Dictatorship and Autocracy, Harvard University Press, 1956