Lavoro

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Il lavoro è l’attività con cui le persone producono beni e servizi per vivere. Sembra una cosa ovvia, ma il modo in cui si lavora, chi lavora e con quali diritti è cambiato moltissimo nel corso della storia. Per secoli una parte enorme del lavoro è stata svolta da persone non libere; la figura del lavoratore salariato con un contratto, un orario e dei diritti è recente. La Costituzione italiana si apre proprio con il lavoro: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. In questa pagina dei grandi temi vediamo come ci si è arrivati.

Il mondo antico: liberi e schiavi

Nelle società antiche la maggior parte delle persone lavorava la terra. Accanto ai contadini liberi c’erano però milioni di schiavi, considerati proprietà dei loro padroni: lavoravano nelle miniere, nei campi, nelle case, nelle botteghe. In Grecia e a Roma il lavoro manuale era spesso disprezzato dalle élite: l’uomo libero ideale dedicava il suo tempo alla politica, alla guerra, allo studio. La storia di questa forma di lavoro forzato è raccontata nella pagina sulla schiavitù.

Il Medioevo: servi, contadini e artigiani

Nel Medioevo la schiavitù diminuì in Europa occidentale, ma molti contadini erano servi della gleba, legati alla terra che coltivavano: non potevano lasciarla senza il permesso del signore e dovevano consegnargli parte del raccolto e giornate di lavoro gratuito, le corvée. La regola benedettina, invece, aveva dato al lavoro una dignità nuova: ora et labora, prega e lavora.

Nelle città crescevano gli artigiani e i mercanti, organizzati in corporazioni o arti. Le arti stabilivano chi poteva esercitare un mestiere, i prezzi, la qualità dei prodotti, il percorso da apprendista a maestro. A Firenze le arti maggiori ebbero anche un grande potere politico. Ma dentro le stesse città c’erano lavoratori senza diritti: nel 1378 i Ciompi, i salariati più umili dell’industria della lana fiorentina, si ribellarono, come racconta la pagina sulla rivolta dei Ciompi, chiedendo di avere una propria corporazione e di partecipare al governo della città. Per qualche settimana ottennero ciò che volevano, poi la rivolta fu repressa e le loro arti abolite.

La fabbrica e il lavoro salariato

La Rivoluzione industriale cambiò il lavoro alla radice. Milioni di persone lasciarono le campagne per lavorare nelle fabbriche, in cambio di un salario. Il lavoro era scandito dalla macchina e dall’orologio: dodici, quattordici ore al giorno, anche per donne e bambini, in ambienti pericolosi e malsani. Nasceva la classe operaia.

Nel 1791 in Francia la legge Le Chapelier abolì le corporazioni e vietò anche le associazioni dei lavoratori, in nome della libertà individuale. Per decenni gli scioperi furono reati in molti paesi. Il primo grande obiettivo fu limitare il lavoro dei bambini: in Italia una legge del 1886 vietò il lavoro in fabbrica sotto i nove anni, un limite che oggi ci sembra incredibilmente basso.

Sindacati, scioperi e otto ore

I lavoratori si organizzarono in società di mutuo soccorso, cooperative e poi sindacati. La loro grande battaglia fu la giornata di otto ore: “otto ore di lavoro, otto di riposo, otto per ciò che vogliamo”. Il Primo maggio diventò dal 1890 la giornata internazionale dei lavoratori, come racconta la pagina sulla lotta per le otto ore. In Italia le otto ore furono ottenute nell’industria metalmeccanica con un accordo del 1919. Nello stesso anno nacque a Ginevra l’Organizzazione internazionale del lavoro.

All’inizio del Novecento la catena di montaggio, introdotta da Henry Ford nel 1913, rese la produzione molto più veloce, ma rese il lavoro ripetitivo e controllato nei minimi gesti. Il film Tempi moderni di Charlie Chaplin (1936) ne è la caricatura più famosa.

Il lavoro nell’Italia repubblicana

La Costituzione del 1948 dedica al lavoro molti articoli: il diritto al lavoro (art. 4), la retribuzione sufficiente per un’esistenza libera e dignitosa (art. 36), la parità della donna lavoratrice (art. 37), la libertà sindacale e il diritto di sciopero (artt. 39 e 40). Dopo le grandi lotte dell’”autunno caldo” del 1969, la legge n. 300 del 1970, lo Statuto dei lavoratori, portò i diritti costituzionali dentro le fabbriche: libertà di opinione, tutela contro i licenziamenti ingiusti, assemblee sindacali.

Oggi

Negli ultimi decenni il lavoro è cambiato ancora: meno fabbriche e più servizi, contratti a termine e precari, lavoro tramite piattaforme digitali, automazione e intelligenza artificiale. Le domande di fondo, però, sono antiche: quanto si lavora, quanto si guadagna, con quali tutele e con quanta libertà.

In breve

Il lavoro è passato dalla schiavitù antica alla servitù della gleba, dalle corporazioni medievali al lavoro salariato in fabbrica. Con sindacati e scioperi i lavoratori hanno conquistato limiti all’orario, divieto del lavoro minorile e diritti, fino alla Costituzione e allo Statuto dei lavoratori del 1970.

Fonti per approfondire

  • Treccani, Dizionario di Storia, voce “Lavoro”
  • Costituzione della Repubblica italiana, artt. 1, 4, 35-40
  • Legge 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori)
  • Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), sito ufficiale: storia dell’organizzazione

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