La politica è l’insieme delle attività con cui una comunità prende decisioni che valgono per tutti: chi comanda, con quali regole, come si risolvono i conflitti, come si distribuiscono risorse e doveri. La parola viene dal greco polis, la città-stato, e già questo ci dice molto: per i Greci la politica era la vita stessa della comunità dei cittadini. In questa pagina dei grandi temi seguiamo come sono cambiate, nella storia, le forme di governo e le idee su chi deve avere il potere e perché.
I Greci e le forme di governo
Nelle poleis greche si sperimentarono forme di governo molto diverse: monarchie, oligarchie di poche famiglie ricche, tirannidi, democrazie. Ad Atene, nel V secolo a.C., i cittadini maschi adulti decidevano direttamente nell’assemblea.
Il filosofo Aristotele, nel IV secolo a.C., provò a classificare queste esperienze nella Politica. Distinse tre forme “buone”, in cui chi governa pensa al bene comune: la monarchia (il governo di uno), l’aristocrazia (di pochi migliori) e la politeia (di molti). Ciascuna aveva una forma degenerata, quando chi governa pensa solo al proprio interesse: tirannide, oligarchia e democrazia intesa come governo dei poveri a proprio vantaggio. Questo schema è stato usato per secoli.
Roma e il governo misto
Lo storico greco Polibio, nel II secolo a.C., spiegò la forza della repubblica romana con l’idea del “governo misto”: i consoli rappresentavano l’elemento monarchico, il senato quello aristocratico, le assemblee quello popolare. Nessuno dei tre poteva prevalere del tutto. L’idea che il potere debba essere diviso ed equilibrato tornerà molte volte nella storia.
Il Medioevo: papato e impero
Nel Medioevo europeo la politica era intrecciata con la religione. Il grande conflitto fu quello tra papato e impero: chi aveva l’autorità suprema sulla cristianità, il papa o l’imperatore? Intanto il potere reale era frammentato tra re, signori feudali, vescovi e città. I comuni italiani sperimentarono forme di autogoverno, con consigli e magistrati eletti, ma anche violenti scontri tra fazioni.
Machiavelli e lo Stato moderno
Nel 1513 Niccolò Machiavelli, allontanato dal governo di Firenze dopo il ritorno dei Medici, scrisse Il Principe, il libro che segna la nascita della scienza politica moderna. Machiavelli guardava alla politica “com’è”, non come dovrebbe essere: per conservare lo Stato, il principe deve saper usare la forza e l’astuzia, anche contro la morale comune. È stato accusato di cinismo, ma è letto ancora oggi da chi vuole capire il potere. Il libro fu pubblicato solo nel 1532, dopo la morte dell’autore, e nel 1559 la Chiesa lo mise all’Indice dei libri proibiti. Da allora “machiavellico” è diventato, nel linguaggio comune, sinonimo di astuto e senza scrupoli, un giudizio che semplifica molto il suo pensiero.
In età moderna si formarono gli Stati moderni, con eserciti permanenti, tasse regolari, funzionari e confini definiti. In molti paesi il re concentrò il potere nelle sue mani: era l’assolutismo.
Diritti, costituzioni, separazione dei poteri
Contro il potere assoluto si sviluppò il pensiero liberale. Locke difese i diritti naturali, Montesquieu propose la separazione dei poteri perché nessun organo potesse abusare della propria autorità, Rousseau la sovranità del popolo. Le rivoluzioni americana e francese trasformarono queste idee in costituzioni e dichiarazioni dei diritti. Nell’Ottocento il liberalismo portò parlamenti e costituzioni in molti paesi europei, ma il voto restava riservato a pochi.
L’età delle masse
Tra fine Ottocento e inizio Novecento la politica cambiò volto. Nacquero i partiti di massa, con milioni di iscritti, giornali, sezioni in ogni città: socialisti, cattolici, nazionalisti. Si allargò il diritto di voto: in Italia agli uomini quasi tutti nel 1912, alle donne nel 1946. La politica entrò nella vita quotidiana di tutti.
Questa stessa politica di massa fu sfruttata dai regimi del Novecento. Fascismo, nazismo e stalinismo eliminarono la libertà e il pluralismo, imposero un partito unico e cercarono il controllo totale della società: è il fenomeno del totalitarismo. Dopo il 1945, in Europa occidentale, si affermò la democrazia costituzionale, con elezioni libere, diritti garantiti e una corte che controlla le leggi.
La politica oggi
Oggi la politica si confronta con problemi nuovi: la globalizzazione, che riduce il potere dei singoli Stati; le istituzioni sovranazionali come l’Unione europea; la crisi dei partiti tradizionali; i social network, che cambiano il modo di comunicare e di formare l’opinione pubblica. Le domande di fondo, però, sono quelle di sempre: chi decide, come si controlla chi governa, come si proteggono i diritti delle minoranze.
In breve
La politica nasce come vita della polis greca. Aristotele classificò le forme di governo, Polibio lodò il governo misto di Roma, Machiavelli analizzò il potere com’è davvero. Con lo Stato moderno, il liberalismo e le rivoluzioni si affermarono costituzioni e diritti; nel Novecento la politica divenne di massa, tra totalitarismi e democrazie.
Fonti per approfondire
- Treccani, Dizionario di Storia, voce “Politica”
- Aristotele, Politica; Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513)
- Norberto Bobbio, Stato, governo, società, Einaudi, 1985