Il liberalismo è la corrente di pensiero e il movimento politico che mette al centro la libertà dell’individuo e cerca di limitare il potere dello Stato attraverso leggi, costituzioni, diritti garantiti e separazione dei poteri. È nato in Europa tra Seicento e Settecento, contro l’assolutismo dei re, ed è alla base di molte istituzioni in cui viviamo ancora oggi: parlamenti, libertà di stampa, tribunali indipendenti. In questa pagina dei grandi temi ne seguiamo la storia e vediamo perché “liberale” e “democratico” non sono sempre stati sinonimi.
Contro il potere assoluto
Il liberalismo nasce in opposizione all’assolutismo, l’idea che il sovrano abbia un potere senza limiti. In Inghilterra, dopo la “Gloriosa rivoluzione” del 1688-1689, il Parlamento impose al nuovo re un Bill of Rights che limitava i suoi poteri. Nello stesso periodo il filosofo John Locke, nei Due trattati sul governo (1689), sostenne che ogni persona ha diritti naturali, la vita, la libertà e la proprietà, che nessun governo può violare. Il governo nasce da un patto per proteggerli; se li calpesta, i cittadini possono resistere.
Le idee dei Lumi
Nel Settecento l’Illuminismo sviluppò queste idee. Montesquieu, nello Spirito delle leggi (1748), propose la separazione dei poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario devono essere affidati a organi diversi, perché “il potere arresti il potere”. Voltaire si batté per la tolleranza religiosa e la libertà di pensiero. In economia lo scozzese Adam Smith, nella Ricchezza delle nazioni (1776), sostenne che il libero mercato e la divisione del lavoro producono più ricchezza dei controlli statali.
La Dichiarazione d’indipendenza americana del 1776 e la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino della Rivoluzione francese, nel 1789, tradussero in documenti politici l’idea dei diritti naturali e della sovranità limitata dalla legge.
Il secolo liberale
La parola “liberale” in senso politico fu usata per la prima volta in Spagna, per i sostenitori della Costituzione di Cadice del 1812. Nell’Ottocento il liberalismo fu la grande forza di opposizione ai regimi della Restaurazione, come racconta la pagina sul liberalismo nella Restaurazione. I liberali chiedevano costituzioni, parlamenti eletti, libertà di stampa e di associazione, uguaglianza davanti alla legge. Molti moti del 1820-21, del 1830-31 e del 1848 avevano questi obiettivi.
Lo scrittore francese Benjamin Constant distinse la “libertà degli antichi”, cioè la partecipazione collettiva alle decisioni come nelle città greche, dalla “libertà dei moderni”, cioè la possibilità per ciascuno di vivere la propria vita privata senza interferenze dello Stato. L’inglese John Stuart Mill, in Sulla libertà (1859), difese la libertà di opinione anche contro la pressione della maggioranza.
Liberali, ma non democratici
Qui c’è un punto da capire bene. Molti liberali dell’Ottocento non volevano il suffragio universale. Pensavano che a votare dovesse essere solo chi aveva una certa ricchezza o istruzione. Nel Regno d’Italia, nato nel 1861 sotto la guida liberale di Cavour e con lo Statuto albertino del 1848, poteva votare circa il 2% della popolazione. Il suffragio maschile quasi universale arrivò solo nel 1912, con Giolitti; quello femminile nel 1946.
Anche la libertà economica aveva due facce. Per i liberali era la condizione del progresso: meno dazi, meno vincoli, più commercio. Per gli operai delle fabbriche, che lavoravano quattordici ore al giorno senza tutele, quella stessa libertà significava spesso soltanto la libertà di essere sfruttati. Su questo terreno nacquero le critiche socialiste e, più tardi, un liberalismo più attento alle questioni sociali. Il liberalismo, insomma, voleva limitare il potere; la democrazia voleva allargarlo a tutti. Le due idee si sono incontrate solo gradualmente, e il risultato è la “democrazia liberale” in cui vivono oggi molti paesi.
Il Novecento: crisi e rinascita
Dopo la Prima guerra mondiale il liberalismo entrò in crisi, stretto tra i movimenti di massa, il socialismo e i nuovi regimi totalitari. In Italia lo Stato liberale cedette al fascismo nel 1922. Il filosofo Benedetto Croce, che nel 1925 aveva promosso il Manifesto degli intellettuali antifascisti, durante il regime difese la libertà come principio morale e storico. Dopo il 1945 le democrazie liberali dell’Occidente costruirono lo Stato sociale, conciliando libertà politiche e intervento pubblico nell’economia, sulla scia delle idee di Keynes.
Dagli anni Settanta e Ottanta si affermò il “neoliberismo” in economia, con privatizzazioni e meno intervento dello Stato, associato a Margaret Thatcher e Ronald Reagan. Il termine è usato soprattutto dai critici, e oggi il dibattito sul rapporto tra mercato, Stato e libertà è più vivo che mai.
In breve
Il liberalismo difende le libertà individuali e limita il potere dello Stato con costituzioni, diritti e separazione dei poteri. Nato con Locke e la Gloriosa rivoluzione, sviluppato dall’Illuminismo e da Adam Smith, fu la forza di opposizione alla Restaurazione nell’Ottocento. A lungo non coincise con la democrazia: in Italia il voto per tutti arrivò solo nel Novecento.
Fonti per approfondire
- Treccani, Dizionario di Storia, voce “Liberalismo”
- Guido De Ruggiero, Storia del liberalismo europeo, Laterza (ed. orig. 1925)
- Norberto Bobbio, Liberalismo e democrazia, Franco Angeli, 1985