La repubblica è una forma di Stato in cui il capo dello Stato non è un re che eredita il trono, ma una persona scelta, direttamente o indirettamente, per un periodo limitato. In un senso più ampio, la parola indica uno Stato in cui il potere appartiene al popolo, o almeno a una comunità di cittadini, e non a una dinastia. Oggi la maggior parte degli Stati del mondo sono repubbliche, compresa l’Italia dal 1946. In questa voce del glossario vediamo da dove viene la parola e come è cambiato il suo significato nella storia.
La res publica dei Romani
La parola viene dal latino res publica, “la cosa pubblica”, cioè ciò che riguarda tutti. Secondo la tradizione, nel 509 a.C. i Romani cacciarono l’ultimo re, Tarquinio il Superbo, e affidarono il governo a due consoli eletti ogni anno, affiancati dal senato e dalle assemblee popolari. Per quasi cinque secoli Roma fu una repubblica, anche se il potere reale restava in gran parte nelle mani di famiglie aristocratiche.
Cicerone, nel De re publica, definì la repubblica come “cosa del popolo”, e il popolo non come una folla qualunque, ma come una comunità unita dal rispetto del diritto e dall’interesse comune. Con Augusto, alla fine del I secolo a.C., le istituzioni repubblicane rimasero formalmente in piedi, ma il potere passò di fatto a una sola persona: era cominciato l’impero.
Repubbliche prima della democrazia
Per molto tempo “repubblica” non volle dire “democrazia”. Già nelle poleis greche esistevano forme di governo senza re, alcune democratiche, altre oligarchiche. Nel Medioevo italiano i comuni si governavano con assemblee e magistrati eletti, e alcune città restarono repubbliche per secoli. La più longeva fu Venezia, la “Serenissima”, che durò fino al 1797: era guidata da un doge eletto a vita e da consigli formati solo dalle famiglie nobili. Una repubblica, dunque, ma aristocratica.
Nel Cinquecento Niccolò Machiavelli, nei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, rifletté a lungo sulla repubblica romana come modello di libertà e di partecipazione dei cittadini.
Le rivoluzioni del Settecento
La svolta moderna arrivò con le rivoluzioni. Le colonie inglesi del Nord America, dopo l’indipendenza, si diedero nel 1787 una Costituzione repubblicana con un presidente eletto, un congresso e una corte suprema separati. In Francia la Rivoluzione abolì la monarchia e proclamò la repubblica nel settembre 1792. Da allora la parola si legò sempre più strettamente all’idea di sovranità popolare, di uguaglianza davanti alla legge e di diritti dei cittadini.
Nell’Ottocento il repubblicanesimo fu un’idea rivoluzionaria. In Italia il suo principale sostenitore fu Giuseppe Mazzini, che voleva un’Italia unita e repubblicana. Nel 1849 a Roma nacque per pochi mesi una Repubblica romana, con una costituzione molto avanzata, schiacciata dalle truppe francesi. L’Italia unita, però, nacque nel 1861 come monarchia.
L’Italia diventa una repubblica
Dopo la caduta del fascismo e la Seconda guerra mondiale, il 2 giugno 1946 gli italiani, e per la prima volta a livello nazionale anche le italiane, votarono in un referendum istituzionale. La repubblica vinse con circa il 54% dei voti contro la monarchia, con una forte differenza tra Nord e Sud. Il re Umberto II, salito al trono da poche settimane, lasciò l’Italia il 13 giugno, mentre ancora si discuteva dei ricorsi sui risultati. L’Assemblea costituente, eletta lo stesso giorno del referendum, scelse Enrico De Nicola come capo provvisorio dello Stato e lavorò per un anno e mezzo alla nuova Costituzione, frutto di un compromesso tra le grandi forze antifasciste. Il racconto è nella pagina sul referendum del 1946. La Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, si apre con le parole “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, e il suo ultimo articolo, il 139, stabilisce che la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.
Tipi di repubblica
Oggi le repubbliche sono molto diverse fra loro. Nelle repubbliche parlamentari, come l’Italia o la Germania, il presidente ha soprattutto un ruolo di garanzia e il governo dipende dalla fiducia del parlamento. Nelle repubbliche presidenziali, come gli Stati Uniti, il presidente è eletto dal popolo ed è anche capo del governo. Esistono forme miste, come la Francia, detta semipresidenziale.
Infine, non tutte le repubbliche sono democratiche. Molti regimi autoritari si chiamano ufficialmente “repubblica”, anche “repubblica popolare” o “repubblica democratica”. Per capire come funziona davvero uno Stato bisogna guardare oltre il nome: elezioni libere, libertà di stampa, separazione dei poteri.
In breve
Repubblica viene dal latino res publica, “cosa pubblica”, e indica uno Stato senza re, in cui il capo dello Stato è scelto per un tempo limitato. Ci sono state repubbliche aristocratiche, come Roma antica e Venezia, e repubbliche democratiche nate dalle rivoluzioni del Settecento. L’Italia è una repubblica dal referendum del 2 giugno 1946.
Fonti per approfondire
- Treccani, Dizionario di Storia, voce “Repubblica”
- Costituzione della Repubblica italiana, artt. 1 e 139
- Maurizio Viroli, Repubblicanesimo, Laterza