Le guerre bizantino-persiane sono i conflitti combattuti tra l’Impero romano d’Oriente e l’Impero persiano dei Sasanidi, soprattutto nel VI e all’inizio del VII secolo. Erano l’ultimo capitolo di una rivalità vecchia di secoli, cominciata ai tempi di Roma. L’ultima di queste guerre, tra il 602 e il 628, fu la più grande e la più distruttiva. Quando finì, i due imperi erano così esausti che pochi anni dopo non riuscirono a fermare gli eserciti arabi.
Due superpotenze del mondo antico
Dal 224 d.C. la Persia era governata dalla dinastia sasanide, che si considerava erede degli antichi re achemenidi. Per Roma era il nemico più pericoloso. Nel 260 il re Shapur I catturò addirittura l’imperatore Valeriano, e fece scolpire la scena sulle rocce di Naqsh-e Rostam, dove si vede ancora oggi. Nel 363 l’imperatore Giuliano morì durante una campagna in Mesopotamia.
Il confine passava per la Mesopotamia settentrionale e l’Armenia, una terra di fortezze, montagne e principi locali che cambiavano spesso alleato. Si combatteva anche per il controllo del Caucaso e delle vie commerciali verso l’Asia, quelle della seta. E c’era la religione: Bisanzio cristiana, la Persia zoroastriana, con comunità cristiane perseguitate o protette a seconda dei momenti.
Le guerre del VI secolo e Giustiniano
Nel 502 il re persiano Kavad invase il territorio bizantino e prese la città di Amida dopo un lungo assedio. Per difendere il confine i Bizantini costruirono una grande fortezza, Dara. Proprio lì, nel 530, il giovane generale Belisario ottenne una vittoria famosa.
Giustiniano però voleva le mani libere a occidente, per riconquistare l’Africa e l’Italia con le guerre gotiche. Nel 532 firmò con la Persia una “pace eterna”, pagando una forte somma in oro. Durò otto anni. Nel 540 il re Cosroe I sfruttò la debolezza dell’Oriente e saccheggiò Antiochia, una delle città più grandi dell’impero, deportandone gli abitanti in Persia.
Seguirono altri decenni di guerre e tregue, finché nel 562 si firmò una pace di cinquant’anni. Bisanzio si impegnava a pagare un tributo annuo; in cambio la Persia lasciava ai Bizantini la regione della Lazica, sul Mar Nero. Lo storico Procopio di Cesarea, segretario di Belisario, ha raccontato queste guerre da testimone diretto.
Maurizio e Cosroe II: un’amicizia che finì in guerra
Alla fine del VI secolo accadde una cosa curiosa. Il giovane re persiano Cosroe II, rovesciato da una rivolta, si rifugiò presso l’imperatore bizantino Maurizio. Maurizio lo aiutò a riprendersi il trono, nel 591, e ne ottenne in cambio buona parte dell’Armenia.
Nel 602 Maurizio fu ucciso da un ufficiale ribelle, Foca, che si fece imperatore. Cosroe si presentò come vendicatore del suo benefattore e dichiarò guerra. Era l’inizio dell’ultimo grande conflitto dell’antichità.
L’avanzata persiana: Gerusalemme e l’Egitto
Per quasi vent’anni le cose andarono malissimo per Bisanzio. Nel 610 Foca fu rovesciato da Eraclio, figlio del governatore d’Africa, ma l’avanzata persiana continuò. Nel 613 cadde Antiochia. Nel 614 fu presa Gerusalemme, e la reliquia più preziosa della cristianità, la Vera Croce, fu portata in Persia. Tra il 618 e il 621 i Persiani conquistarono anche l’Egitto, che forniva il grano a Costantinopoli.
Nel 626 la capitale stessa fu assediata. Da una parte, in Europa, c’erano gli Avari e i loro alleati slavi; dall’altra, sulla sponda asiatica del Bosforo, un esercito persiano. Le mura e la flotta salvarono Costantinopoli. Il patriarca Sergio guidò processioni con l’icona della Vergine lungo le mura, e la vittoria fu attribuita alla sua protezione.
La controffensiva di Eraclio
Eraclio, intanto, aveva fatto una scelta audace. Invece di difendere la capitale, dal 622 portò la guerra nel cuore del nemico, attraverso l’Armenia e il Caucaso, alleandosi con i Turchi delle steppe. Nel dicembre 627, vicino alle rovine dell’antica Ninive, sconfisse un esercito persiano e avanzò verso la residenza di Cosroe.
Per la Persia fu il crollo. All’inizio del 628 Cosroe II fu deposto e ucciso dal figlio, che chiese subito la pace. I Persiani restituirono i territori conquistati. Nel 630 Eraclio riportò solennemente la Vera Croce a Gerusalemme. Sembrava un trionfo completo.
Le conseguenze: la strada aperta agli arabi
Lo era solo in apparenza. Dopo ventisei anni di guerra le città erano state saccheggiate, le campagne devastate, le casse vuote. La Persia precipitò in una serie di colpi di Stato, con molti re in pochi anni. E nelle province riconquistate da Bisanzio i contrasti religiosi tra i cristiani restavano aperti.
Pochi anni più tardi, dall’Arabia, partirono le conquiste islamiche. Nel 636 i Bizantini persero la Siria allo Yarmuk; nel 651 l’impero sasanide scomparve del tutto. I Bizantini sopravvissero, ma ridotti all’Anatolia, ai Balcani e a parte dell’Italia. Il mondo antico, con le sue due grandi potenze, era finito.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Procopio di Cesarea, Le guerre (libri sulla guerra persiana)
- Geoffrey Greatrex, Samuel N. C. Lieu, The Roman Eastern Frontier and the Persian Wars. Part II: AD 363-630, Routledge, 2002
- James Howard-Johnston, The Last Great War of Antiquity, Oxford University Press, 2021
- Georg Ostrogorsky, Storia dell’impero bizantino, Einaudi, 1968