Le guerre d’indipendenza italiane furono tre conflitti combattuti dal Regno di Sardegna, e poi dal Regno d’Italia, contro l’Impero d’Austria tra il 1848 e il 1866. Lo scopo era cacciare gli austriaci dalla penisola e unire l’Italia sotto i Savoia. La prima fu una sconfitta, la seconda portò la Lombardia e aprì la strada all’unità, la terza diede all’Italia il Veneto. Sono il cuore militare del Risorgimento.
La prima guerra d’indipendenza (1848-1849)
Tutto cominciò con le rivoluzioni del 1848. A marzo Milano insorse contro gli austriaci e, dopo le Cinque giornate, il maresciallo Radetzky dovette ritirarsi nelle fortezze del Quadrilatero, tra Peschiera, Mantova, Verona e Legnago. Il 23 marzo il re di Sardegna Carlo Alberto dichiarò guerra all’Austria.
All’inizio sembrò una guerra di tutta l’Italia. Arrivarono soldati dal Regno delle Due Sicilie, dallo Stato pontificio, dalla Toscana, insieme a migliaia di volontari. Gli studenti universitari toscani si fecero onore a Curtatone e Montanara. Ma il 29 aprile papa Pio IX dichiarò che non poteva fare guerra a una nazione cattolica come l’Austria, e anche Napoli richiamò le sue truppe.
A luglio i piemontesi furono battuti a Custoza e firmarono l’armistizio. Carlo Alberto riprese la guerra nel marzo 1849, ma fu sconfitto in pochi giorni a Novara. La sera stessa abdicò in favore del figlio, Vittorio Emanuele II, e partì per l’esilio in Portogallo. Nei mesi seguenti caddero anche la Repubblica romana e la Repubblica di Venezia, le ultime a resistere.
Restò però una cosa importante. Il Piemonte fu l’unico Stato italiano a conservare la costituzione concessa nel 1848, lo Statuto albertino. Per i liberali di tutta la penisola diventò il punto di riferimento.
La seconda guerra d’indipendenza (1859)
Dopo il 1849 era chiaro che il Piemonte da solo non poteva battere l’Austria. Cavour, primo ministro dal 1852, cercò un alleato. Mandò un corpo di spedizione nella guerra di Crimea, per sedere al tavolo delle grandi potenze. Poi, nel luglio 1858, incontrò segretamente Napoleone III a Plombières. L’accordo era questo: se l’Austria avesse attaccato il Piemonte, la Francia sarebbe intervenuta; in cambio avrebbe ricevuto Nizza e la Savoia.
Cavour riuscì a provocare l’Austria, che nell’aprile 1859 mandò un ultimatum e poi invase il Piemonte. La guerra fu breve e sanguinosa. I franco-piemontesi vinsero a Magenta il 4 giugno. Il 24 giugno si combatterono, quasi in contemporanea, le battaglie di Solferino e San Martino. Accanto all’esercito regolare combattevano i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi.
A Solferino il campo di battaglia restò coperto di feriti senza soccorso. Uno svizzero di passaggio, Henry Dunant, ne rimase così colpito da scriverne un libro. Da quella esperienza nacque, pochi anni dopo, la Croce Rossa.
L’armistizio di Villafranca e le annessioni
L’11 luglio 1859, all’improvviso, Napoleone III firmò con l’imperatore Francesco Giuseppe l’armistizio di Villafranca. Temeva l’intervento della Prussia, e in Francia i cattolici guardavano male una guerra che poteva minacciare il papa. Il Piemonte otteneva la Lombardia, ma il Veneto restava austriaco. Cavour, furioso, si dimise.
Le cose però andarono oltre i piani di Villafranca. Toscana, Ducati ed Emilia-Romagna si erano già sollevati e, con i plebisciti del 1860, si unirono al Piemonte. In cambio la Francia ebbe Nizza e la Savoia. Pochi mesi dopo partì la spedizione dei Mille, e il 17 marzo 1861 fu proclamata l’unità d’Italia.
La terza guerra d’indipendenza (1866)
Mancavano ancora il Veneto e Roma. L’occasione per il Veneto venne dalla Prussia di Bismarck, che si preparava alla guerra contro l’Austria. Nell’aprile 1866 l’Italia firmò un’alleanza con Berlino.
Per l’esercito italiano fu una campagna deludente. Il 24 giugno fu battuto di nuovo a Custoza. Il 20 luglio la flotta dell’ammiraglio Persano, più numerosa, fu sconfitta da quella austriaca nella battaglia navale di Lissa. Solo Garibaldi ottenne successi in Trentino, a Bezzecca. Quando gli fu ordinato di ritirarsi rispose con un telegramma di una sola parola: “Obbedisco”.
La guerra, però, la vinse la Prussia, che il 3 luglio aveva sconfitto gli austriaci a Sadowa. L’Austria cedette il Veneto alla Francia, che lo passò all’Italia. Un plebiscito in ottobre confermò l’annessione. Il Trentino e Trieste restavano austriaci.
Che cosa ottennero le guerre d’indipendenza
In meno di vent’anni la carta della penisola cambiò completamente. Nel 1848 l’Italia era divisa in molti Stati, con l’Austria padrona del Lombardo-Veneto e influente su quasi tutti gli altri. Nel 1866 c’era un Regno d’Italia che arrivava fino a Venezia. Quattro anni dopo, nel 1870, i bersaglieri entrarono a Roma dalla breccia di Porta Pia.
C’è un dato che colpisce. L’Italia vinse le guerre d’indipendenza perdendo spesso le battaglie: a Custoza due volte, a Novara, a Lissa. A decidere furono soprattutto la diplomazia e le alleanze con potenze più forti, prima la Francia e poi la Prussia. Alcuni storici parlano anche di una “quarta guerra d’indipendenza” per la Prima guerra mondiale, che portò all’Italia Trento e Trieste.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Encyclopaedia Britannica, voci “Battle of Solferino” e “Seven Weeks’ War”
- Alberto Mario Banti, Il Risorgimento italiano, Laterza, 2004
- Lucy Riall, Il Risorgimento. Storia e interpretazioni, Donzelli, 1997
- Derek Beales, Eugenio F. Biagini, Il Risorgimento e l’unificazione dell’Italia, il Mulino, 2005