Ottocento · Restaurazione
I moti rivoluzionari della prima metà dell’Ottocento furono tentativi di ottenere costituzioni, libertà politiche, indipendenza o unità nazionale contro l’ordine restaurato dopo il 1815. Le ondate del 1820–1821, del 1830–1831 e del 1848 ebbero protagonisti e risultati diversi, ma mostrarono che il Congresso di Vienna non aveva eliminato le richieste di cambiamento.
Perché scoppiarono i moti
Le rivolte nacquero da più cause: censura, assenza di rappresentanza politica, crisi economiche, aumento dei prezzi e aspirazioni nazionali. In molti paesi i giovani istruiti, militari, professionisti e membri delle élite urbane formarono società segrete o reti politiche clandestine. Le classi popolari parteciparono talvolta alle insurrezioni, ma con obiettivi non sempre identici a quelli dei liberali.
La diffusione delle notizie aveva un ruolo decisivo. Un’insurrezione vittoriosa poteva diventare un esempio per altre città e paesi. I governi restaurati, per questo, cooperavano nella sorveglianza e cercavano di isolare rapidamente i movimenti rivoluzionari.
Le rivoluzioni del 1820–1821
Nel 1820 una rivolta in Spagna costrinse il re Ferdinando VII a ripristinare la costituzione del 1812. Moti analoghi si verificarono nel Regno delle Due Sicilie e in Piemonte, dove gli insorti chiedevano carte costituzionali e riforme. In Grecia iniziò invece una lotta di indipendenza dall’Impero ottomano, che avrebbe avuto un esito diverso.
Le potenze della Restaurazione intervennero in diversi casi per restaurare l’ordine monarchico. Truppe austriache entrarono nella penisola italiana; un esercito francese intervenne in Spagna. Queste repressioni mostrarono il peso della diplomazia europea, ma non cancellarono le idee liberali e nazionali.
Il 1830–1831
Nel luglio 1830 una rivoluzione a Parigi rovesciò Carlo X e portò al trono Luigi Filippo d’Orléans, re dei francesi sotto una monarchia costituzionale. L’evento incoraggiò altri movimenti. Il Belgio ottenne l’indipendenza dai Paesi Bassi, mentre in Polonia, Italia centrale e vari Stati europei scoppiarono rivolte represse o limitate.
Le rivoluzioni del 1830 dimostrarono che l’ordine di Vienna poteva essere modificato. Il successo belga, riconosciuto dalle potenze, ebbe grande valore simbolico; i fallimenti italiano e polacco evidenziarono invece la difficoltà di agire senza alleati internazionali e senza un’ampia organizzazione politica.
Il 1848 in Europa
La crisi economica e alimentare della metà degli anni Quaranta si unì alle richieste di libertà e nazione. Nel 1848 la rivoluzione partì dalla Sicilia, passò per Parigi e si diffuse in Francia, Stati tedeschi, impero austriaco e penisola italiana. A Parigi nacque la Seconda Repubblica; a Vienna cadde Metternich; a Berlino e Francoforte si discussero costituzioni e unità tedesca.
In Italia le Cinque giornate di Milano e la prima guerra d’indipendenza contro l’Austria collegarono il moto nazionale a un conflitto militare. Nell’Impero asburgico, ungheresi, cechi e altri gruppi rivendicarono autonomia. La pluralità delle richieste rendeva il 1848 una rivoluzione europea, ma anche un insieme di conflitti locali differenti.
Fallimenti ed eredità
Entro il 1849 molte rivoluzioni furono sconfitte. Divisioni tra liberali moderati, democratici e gruppi sociali, insieme alla fedeltà di eserciti e apparati statali ai sovrani, favorirono la restaurazione dell’ordine. In Francia la repubblica sopravvisse inizialmente, ma il colpo di Stato di Luigi Napoleone nel 1851 portò al Secondo Impero.
Il fallimento non rese inutili i moti. Lasciarono costituzioni in alcuni paesi, esperienze di mobilitazione e simboli nazionali. Soprattutto, mostrarono che richieste di diritti, partecipazione e indipendenza non potevano più essere ignorate. Molti protagonisti del Risorgimento e delle unificazioni successive si formarono proprio in quella stagione rivoluzionaria.