Václav Havel è stato un drammaturgo cecoslovacco diventato prima dissidente contro il regime comunista e poi, dopo la Rivoluzione di velluto del 1989, presidente della Cecoslovacchia e quindi della Repubblica Ceca. Nel giro di pochi mesi passò dal carcere e dagli interrogatori della polizia al Castello di Praga. Per molti in Europa è stato il simbolo di una politica fondata sulla coscienza e sulla verità, più che sul potere. Questa scheda fa parte dei personaggi della storia del presente.
Un figlio della borghesia sotto il comunismo
Havel nacque a Praga il 5 ottobre 1936, in una famiglia ricca di imprenditori e costruttori. Dopo il colpo di Stato comunista del 1948 la famiglia perse le proprietà, e per le sue origini “borghesi” il giovane Václav non fu ammesso agli studi universitari che desiderava. Lavorò come assistente di laboratorio, seguì corsi serali, e alla fine degli anni Cinquanta trovò lavoro in teatro, prima come macchinista.
Al Teatro della Ringhiera di Praga divenne drammaturgo. Le sue commedie dell’assurdo, come La festa in giardino (1963) e Il memorandum (1965), prendevano in giro il linguaggio vuoto della burocrazia e dell’ideologia, un tema che tornerà in tutti i suoi scritti.
Dopo la Primavera di Praga
Nel 1968 la Cecoslovacchia visse la Primavera di Praga, il tentativo di Alexander Dubček di costruire un “socialismo dal volto umano”. In agosto i carri armati del Patto di Varsavia misero fine all’esperimento. Negli anni della “normalizzazione” che seguirono, le opere di Havel furono vietate in patria; per vivere lavorò anche in una fabbrica di birra, esperienza che raccontò nell’atto unico Udienza, in cui un birraio cerca di convincere lo scrittore a fare la spia su sé stesso.
Nel gennaio 1977 fu tra i promotori e i primi portavoce di Charta 77, un documento che chiedeva al governo di rispettare i diritti umani che aveva formalmente accettato firmando gli accordi di Helsinki. Nel 1978 scrisse il saggio Il potere dei senza potere. L’esempio più famoso è quello di un fruttivendolo che espone in vetrina il cartello “Proletari di tutto il mondo, unitevi!” senza crederci, solo per non avere problemi. Il regime, spiegava Havel, si regge proprio su questi piccoli gesti di obbedienza. Basta che qualcuno smetta di “vivere nella menzogna” per incrinare il sistema.
Il carcere
Il prezzo fu alto. Havel fu arrestato più volte e nel 1979 condannato a quattro anni e mezzo di prigione per la sua attività in un comitato che difendeva le persone perseguitate ingiustamente. Fu liberato all’inizio del 1983 per una grave malattia. Le lettere che scriveva ogni settimana alla moglie Olga, le uniche permesse, sono state pubblicate come Lettere a Olga e restano uno dei suoi libri più letti. Ancora nel gennaio 1989 fu arrestato durante una manifestazione a Praga.
La Rivoluzione di velluto
Nell’autunno 1989 i regimi comunisti dell’Europa centrale crollarono uno dopo l’altro, come racconta la pagina sulle rivoluzioni del 1989. In Cecoslovacchia la scintilla fu la manifestazione studentesca del 17 novembre, dispersa con violenza dalla polizia. Nacque il Forum civico, guidato da Havel, e in piazza Venceslao si radunarono centinaia di migliaia di persone. In poche settimane, senza spargimento di sangue, i comunisti cedettero il potere: per questo si parla di Rivoluzione di velluto.
Il 29 dicembre 1989 l’Assemblea federale elesse Havel presidente della Cecoslovacchia. Lo scrittore che pochi mesi prima era in prigione entrava al Castello di Praga.
Presidente
Da presidente Havel accompagnò la transizione alla democrazia e all’economia di mercato. Non riuscì però a impedire la separazione tra cechi e slovacchi: nel luglio 1992 si dimise, e dal 1° gennaio 1993 la Cecoslovacchia si divise pacificamente in due Stati. Havel fu eletto presidente della nuova Repubblica Ceca e restò in carica fino al 2003. In quegli anni il paese entrò nella NATO (1999) e preparò l’ingresso nell’Unione europea, avvenuto nel 2004.
Non mancarono le critiche: alcuni gli rimproveravano uno stile più da intellettuale che da politico, altri le sue scelte in politica estera. Ma il suo prestigio internazionale rimase grande. Morì il 18 dicembre 2011. Pochi mesi dopo, nel 2012, l’aeroporto internazionale di Praga è stato intitolato a lui.
In breve
Václav Havel (1936-2011), drammaturgo, fu uno dei grandi dissidenti dell’Europa dell’Est: promotore di Charta 77 e autore de Il potere dei senza potere, passò quasi cinque anni in carcere. Guidò la Rivoluzione di velluto del 1989 e fu presidente della Cecoslovacchia e poi della Repubblica Ceca fino al 2003. Il suo percorso si intreccia con la fine della Guerra fredda, con la caduta del Muro di Berlino e con le riforme di Michail Gorbaciov.
Fonti per approfondire
- Treccani, Dizionario di Storia, voce “Havel, Václav”
- Václav Havel, Il potere dei senza potere, Itaca (ed. orig. 1978)
- Václav Havel, Lettere a Olga
- Timothy Garton Ash, The Magic Lantern: The Revolution of ’89 Witnessed in Warsaw, Budapest, Berlin and Prague, Random House, 1990