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Montesquieu

Epoca:

Montesquieu (1689-1755), il cui nome completo era Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, fu un magistrato, scrittore e filosofo francese, tra i maggiori pensatori dell’Illuminismo. È famoso soprattutto per Lo spirito delle leggi (1748), l’opera in cui formulò la teoria della separazione dei poteri: per evitare il dispotismo, il potere legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario devono essere affidati a organi diversi. Questa idea ha influenzato profondamente le costituzioni moderne.

Montesquieu: riassunto della vita

Montesquieu nacque il 18 gennaio 1689 nel castello di La Brède, vicino a Bordeaux, in una famiglia della nobiltà di toga, cioè di magistrati. Studiò diritto e nel 1716 ereditò da uno zio la carica di presidente del Parlamento di Bordeaux, il tribunale supremo della regione. Nel 1721 pubblicò anonime le Lettere persiane, che lo resero celebre. Nel 1726 vendette la sua carica per dedicarsi agli studi, nel 1728 entrò nell’Accademia di Francia e poi viaggiò a lungo in Europa. Dopo vent’anni di lavoro pubblicò Lo spirito delle leggi. Morì a Parigi il 10 febbraio 1755, quasi cieco.

Le Lettere persiane

Le Lettere persiane (1721) sono un romanzo in forma di lettere: due nobili persiani, Usbek e Rica, viaggiano in Francia e descrivono ai loro amici ciò che vedono. Attraverso lo sguardo di questi stranieri, Montesquieu prendeva in giro con ironia i costumi della società francese, il potere assoluto del re, l’intolleranza religiosa e i privilegi. Il libro uscì pochi anni dopo la morte di Luigi XIV e piacque a un pubblico che desiderava criticare l’assolutismo.

I viaggi in Europa e l’Inghilterra

Tra il 1728 e il 1731 Montesquieu visitò l’Austria, l’Ungheria, l’Italia, la Germania, l’Olanda e soprattutto l’Inghilterra, dove rimase circa due anni. Il sistema politico inglese, nato dalla rivoluzione del 1688-1689, lo colpì profondamente: il re governava insieme al Parlamento, e la legge garantiva libertà maggiori che in Francia. Nel 1734 pubblicò le Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza, un saggio sulla storia di Roma antica che cercava le cause profonde degli eventi.

Lo spirito delle leggi (1748)

Lo spirito delle leggi, pubblicato a Ginevra nel 1748, è un’opera vastissima. Montesquieu vi studiava le leggi dei diversi popoli e sosteneva che esse dipendono da molti fattori: la forma di governo, la religione, l’economia, i costumi e persino il clima. Distingueva tre forme di governo, ciascuna con un proprio “principio”:

  • la repubblica, fondata sulla virtù dei cittadini;
  • la monarchia, in cui il re governa secondo leggi stabili, fondata sull’onore;
  • il dispotismo, in cui un solo uomo comanda senza leggi, fondato sulla paura.

La teoria del clima

Una delle idee più discusse dello Spirito delle leggi riguarda il clima. Montesquieu pensava che il caldo e il freddo influissero sul carattere dei popoli e quindi sulle loro leggi: secondo lui, i Paesi caldi tendevano più facilmente al dispotismo, quelli freddi alla libertà. Oggi questa teoria appare semplicistica, ma fu uno dei primi tentativi di spiegare le istituzioni politiche con cause naturali e sociali, e non con la sola volontà dei sovrani o con la provvidenza divina.

La separazione dei poteri

Nel capitolo dedicato alla costituzione inglese, Montesquieu spiegò che in ogni Stato esistono tre poteri: quello di fare le leggi (legislativo), quello di farle eseguire (esecutivo) e quello di giudicare (giudiziario). Se sono riuniti nelle stesse mani, la libertà scompare. Perché non si possa abusare del potere, scrisse, bisogna che “il potere arresti il potere”: ogni organo dello Stato deve limitare e controllare gli altri. Montesquieu difendeva anche il ruolo dei “corpi intermedi”, come la nobiltà e i parlamenti giudiziari, come freno al potere del re.

L’opera ebbe un grande successo ma fu anche attaccata: nel 1751 la Chiesa cattolica la inserì nell’Indice dei libri proibiti, e Montesquieu rispose alle critiche con una Difesa dello spirito delle leggi.

Montesquieu e gli altri illuministi

Montesquieu apparteneva alla prima generazione dell’Illuminismo, insieme a Voltaire. A differenza di altri filosofi, non era un rivoluzionario: proveniva dalla nobiltà e voleva riformare la monarchia, limitando il potere assoluto che aveva caratterizzato la Francia dell’assolutismo. Gli enciclopedisti lo ammiravano, e Montesquieu iniziò a scrivere per l’Enciclopedia di Diderot e d’Alembert la voce “Gusto”, rimasta incompiuta alla sua morte. Il suo metodo, basato sul confronto tra società diverse, ha fatto di lui anche un precursore delle scienze sociali.

L’influenza di Montesquieu

Le idee di Montesquieu ebbero un’enorme influenza. I fondatori degli Stati Uniti le applicarono nella Costituzione del 1787, nata dopo l’indipendenza americana, che divide il potere tra presidente, Congresso e Corte suprema. Durante la Rivoluzione francese, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 affermò che una società in cui non è stabilita la separazione dei poteri non ha una costituzione. Ancora oggi la divisione dei poteri è un principio fondamentale delle democrazie, compresa la Costituzione italiana.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Montesquieu, Lettere persiane
  • Montesquieu, Lo spirito delle leggi
  • Treccani, Enciclopedia online, voce “Montesquieu, Charles-Louis de Secondat barone di La Brède e di”
  • Encyclopaedia Britannica, voce “Montesquieu, Charles-Louis de Secondat barone di La Brède e di”

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