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Publio Cornelio Scipione Africano

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Riassunto · Devi ripassare in fretta? Leggi Scipione l’Africano: riassunto breve, con date, cause e conseguenze. Qui sotto trovi invece la spiegazione completa.

Publio Cornelio Scipione, detto l’Africano (236-183 a.C.), fu il generale romano che sconfisse Annibale nella battaglia di Zama, nel 202 a.C., e mise fine alla seconda delle guerre puniche. Giovanissimo comandante in Spagna, conquistò i domini cartaginesi nella penisola iberica e poi portò la guerra in Africa. Il soprannome “Africano” ricorda questa vittoria. La sua carriera eccezionale mostra anche le tensioni che i grandi successi militari creavano all’interno della Repubblica di Roma antica.

Scipione l’Africano: riassunto della vita

Scipione apparteneva alla gens Cornelia, una delle più nobili famiglie di Roma. Combatté giovanissimo nelle prime battaglie contro Annibale e sopravvisse alla disfatta di Canne. Nel 210 a.C., a circa venticinque anni, ottenne il comando in Spagna, dove in pochi anni sconfisse i Cartaginesi. Console nel 205, sbarcò in Africa nel 204 e, a Zama, vinse Annibale. Dopo la guerra fu uno degli uomini più potenti di Roma, ma i suoi avversari politici lo attaccarono con accuse di corruzione. Si ritirò nella sua villa di Literno, in Campania, dove morì nel 183 a.C.

La giovinezza e la seconda guerra punica

Nel 218 a.C. Annibale attraversò le Alpi e invase l’Italia. Secondo la tradizione, nella battaglia del Ticino il giovane Scipione salvò la vita al padre, il console Publio Cornelio Scipione. Nel 216 a.C. combatté come tribuno militare a Canne, la più grave sconfitta della storia romana, e fu tra i sopravvissuti che riorganizzarono i resti dell’esercito. Nel 211 a.C. il padre e lo zio, che comandavano le truppe romane in Spagna, furono uccisi in battaglia.

Le vittorie in Spagna

Nel 210 a.C. il popolo romano affidò a Scipione il comando in Spagna, anche se era molto giovane e non aveva ancora ricoperto le magistrature richieste. Fu una scelta eccezionale, resa possibile dalla crisi della guerra. Nel 209 a.C. Scipione conquistò con un attacco a sorpresa Cartagena (Carthago Nova), la principale base cartaginese nella penisola, con le sue ricchezze e i suoi ostaggi. Nel 208 vinse a Baecula e nel 206 a Ilipa, dove usò una manovra che avvolgeva i fianchi nemici. Alla fine i Cartaginesi furono cacciati dalla Spagna, che divenne una delle più importanti risorse di Roma.

La guerra in Africa e la battaglia di Zama

Tornato a Roma, Scipione fu eletto console per il 205 a.C. e propose di attaccare direttamente Cartagine. Nonostante l’opposizione di una parte del senato, guidata da Quinto Fabio Massimo, ottenne il permesso e nel 204 sbarcò in Africa. Si alleò con il principe numida Massinissa e sconfisse gli eserciti cartaginesi e del re numida Siface. Cartagine fu costretta a richiamare Annibale dall’Italia. Nel 202 a.C., presso Zama, Scipione sconfisse Annibale: la cavalleria romana e numida, dopo aver messo in fuga quella nemica, attaccò alle spalle la fanteria cartaginese.

Con la pace del 201 a.C. Cartagine perse la Spagna e quasi tutta la flotta, dovette pagare un’enorme indennità e si impegnò a non fare guerra senza il permesso di Roma. Roma diventava così la potenza dominante del Mediterraneo occidentale.

Dopo la guerra: politica e processi

Dopo Zama Scipione ricevette il soprannome di Africano, fu censore e nel 194 a.C. di nuovo console. Nel 190 a.C. accompagnò come legato il fratello Lucio nella guerra contro il re di Siria Antioco III, presso il quale si era rifugiato Annibale. Il suo prestigio, però, preoccupava molti senatori, che lo consideravano un pericolo per l’uguaglianza tra le grandi famiglie. Guidati da Catone il Censore, i suoi avversari accusarono lui e il fratello di essersi appropriati di denaro pubblico. Offeso, Scipione si ritirò nella villa di Literno, dove morì nel 183 a.C., più o meno nello stesso periodo di Annibale. Secondo una tradizione riportata da Valerio Massimo, fece scrivere sulla sua tomba: “Patria ingrata, non hai nemmeno le mie ossa”, a ricordo del suo esilio volontario.

La cultura greca e il circolo degli Scipioni

Scipione fu anche un ammiratore della cultura greca, che si diffondeva sempre più nell’aristocrazia romana; per questo Catone lo criticava, difendendo i costumi tradizionali. La sua famiglia rimase al centro della vita politica e culturale: suo nipote adottivo, Scipione Emiliano, distrusse Cartagine nel 146 a.C. e riunì intorno a sé intellettuali greci e romani.

Perché Scipione è importante

Scipione rappresenta il nuovo tipo di comandante nato dalle guerre puniche: un generale capace, amato dai soldati e dal popolo, con un potere personale difficile da controllare. Per molti storici la sua vicenda anticipa i conflitti tra grandi generali e senato che, nel I secolo a.C., avrebbero portato alla crisi della Repubblica e alla nascita del potere di Giulio Cesare.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Polibio, Storie, libri X-XV
  • Tito Livio, Storia di Roma dalla sua fondazione, libri XXVI-XXX e XXXVIII
  • Howard H. Scullard, Scipio Africanus: Soldier and Politician, Thames and Hudson, 1970

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