Carta

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Scienza, tecnologia e invenzioni

La carta è così comune che ci dimentichiamo che è stata inventata. Per migliaia di anni si è scritto su argilla, pietra, papiro, pergamena, tavolette di cera. Poi, in Cina, qualcuno ha capito che si potevano ridurre in poltiglia fibre vegetali e stracci, stenderle su un telaio e farle asciugare in un foglio sottile. Ci sono voluti più di mille anni perché quell’idea arrivasse a Fabriano, nelle Marche, e da lì conquistasse l’Europa.

Prima della carta: papiro e pergamena

Gli Egizi ricavavano il papiro dal fusto di una pianta che cresceva lungo il Nilo: strisce sottili sovrapposte a croce, battute e lasciate seccare. Era leggero ma fragile, e nei climi umidi si rovinava presto. I Greci e i Romani lo usarono per secoli in forma di rotolo.

La pergamena, fatta con pelli di pecora, capra o vitello raschiate e tese, era molto più resistente. Secondo una storia raccontata da Plinio il Vecchio, sarebbe stata sviluppata a Pergamo quando l’Egitto smise di esportare papiro; probabilmente è una leggenda, ma il nome viene davvero da lì. Il problema della pergamena era il costo: per una Bibbia grande servivano le pelli di centinaia di animali.

Cai Lun e l’invenzione cinese

La tradizione cinese attribuisce l’invenzione della carta a Cai Lun, un funzionario della corte degli Han, che nel 105 d.C. presentò all’imperatore un nuovo materiale fatto con corteccia di gelso, canapa, stracci e vecchie reti da pesca. In realtà gli archeologi hanno trovato frammenti di carta più antichi, del II secolo a.C. Cai Lun fu quindi più un perfezionatore che un inventore, ma il suo nome rimase legato alla scoperta.

In Cina la carta servì per tutto: libri, documenti amministrativi, ventagli, ombrelli, persino carta igienica, già nel VI secolo. E fu la base per la xilografia e, più tardi, per la stampa.

Il viaggio verso Occidente: Samarcanda e Baghdad

Un racconto molto diffuso dice che gli Arabi impararono a fare la carta da prigionieri cinesi catturati nella battaglia del fiume Talas, nel 751, e portati a Samarcanda. È una storia comoda, forse troppo; è certo invece che nel giro di pochi decenni Samarcanda diventò famosa per la sua carta. Alla fine dell’VIII secolo funzionavano cartiere a Baghdad, sotto i califfi abbasidi, e poi al Cairo e a Damasco.

La carta fu uno dei motori della grande stagione culturale degli Arabi nel Medioevo: traduzioni dei filosofi greci, trattati di medicina e di astronomia, biblioteche enormi. Attraverso la Spagna musulmana, dove a Xàtiva, vicino a Valencia, c’era un importante centro di produzione, arrivò in Europa.

Fabriano e la carta italiana

Il salto di qualità avviene in Italia nel Duecento. A Fabriano i cartai introducono tre novità. Usano le pile a magli mosse dall’acqua, che battono gli stracci di lino e canapa molto meglio dei mortai a mano. Incollano i fogli con gelatina animale invece che con amido, così l’inchiostro non si spande. E inventano la filigrana, un disegno di filo metallico cucito nel telaio che resta visibile in controluce: un marchio di fabbrica che oggi aiuta gli studiosi a datare i documenti.

All’inizio molti diffidavano. Nel 1231 l’imperatore Federico II vietò di usare la carta per gli atti pubblici, considerandola poco duratura. Due secoli dopo, quando arrivò la stampa di Gutenberg, la carta era invece il supporto perfetto: costava molto meno della pergamena e la si produceva in grandi quantità.

Fabriano non era l’unica. Ad Amalfi si produceva la “bambagina”, una carta spessa e un po’ ruvida che gli Amalfitani avevano conosciuto commerciando con il mondo arabo; le cartiere della valle dei Mulini hanno lavorato fino al Novecento e una è oggi un museo. Anche Genova, Venezia e i borghi del lago di Garda ebbero le loro cartiere, sempre vicino a un corso d’acqua che muovesse i magli.

La carta dell’età industriale

Per secoli la materia prima furono gli stracci, e gli straccivendoli giravano di casa in casa a raccoglierli. Con l’aumento dei lettori gli stracci non bastavano più. Nel 1798 il francese Nicolas-Louis Robert brevettò una macchina continua che produceva un nastro di carta senza fine; nella prima metà dell’Ottocento si imparò a ricavare la pasta dal legno. La carta diventò economica, e con lei giornali, quaderni scolastici, romanzi popolari.

C’era però un prezzo nascosto. Molta carta prodotta tra metà Ottocento e metà Novecento è acida, e oggi ingiallisce e si sbriciola negli archivi. I bibliotecari la chiamano “carta che si autodistrugge” e spendono molto per salvarla.

Domande frequenti

Chi ha inventato la carta? I Cinesi; la tradizione indica Cai Lun nel 105 d.C., ma esistono frammenti più antichi.

Quando arriva la carta in Italia? Già nel XII secolo circolava carta importata; nel Duecento Fabriano diventa il centro di produzione più importante d’Europa.

Il legame tra carta e scrittura è raccontato anche nella pagina sulla nascita della scrittura.

Fonti per approfondire

Voce Carta nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.

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