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Haiti e le indipendenze latinoamericane

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Haiti e le indipendenze latinoamericane sono due capitoli della stessa storia: la fine degli imperi coloniali europei nelle Americhe tra la fine del Settecento e il 1826. Haiti arrivò per prima, nel 1804, ed è un caso unico: l’unico Stato nato da una rivolta di schiavi riuscita. Le colonie spagnole e il Brasile seguirono negli anni successivi, con protagonisti, obiettivi e risultati molto diversi. Qui li mettiamo a confronto, partendo dalle società coloniali e dalla schiavitù atlantica.

Saint-Domingue, la colonia più ricca

Alla fine del Settecento la parte occidentale dell’isola di Hispaniola era una colonia francese chiamata Saint-Domingue. Produceva una quota enorme dello zucchero e del caffè consumati in Europa, ed era forse la colonia più redditizia del mondo. Quella ricchezza poggiava su circa mezzo milione di schiavi africani, molti arrivati da poco con la tratta atlantica, che lavoravano in condizioni durissime. I bianchi erano poche decine di migliaia; c’era poi un gruppo consistente di liberi di colore, spesso proprietari, ma senza pieni diritti.

Dalla rivolta all’indipendenza (1791-1804)

La Rivoluzione francese aprì una crepa. Si discuteva di diritti dell’uomo, ma a chi spettavano? Nell’agosto 1791 nella pianura del Nord scoppiò una grande insurrezione di schiavi. In pochi anni la colonia divenne un campo di battaglia fra schiavi ribelli, coloni, francesi, spagnoli e britannici.

Nel 1793 i commissari francesi proclamarono la fine della schiavitù nella colonia, e nel febbraio 1794 la Convenzione di Parigi la abolì in tutte le colonie. Emerse allora la figura di Toussaint Louverture, ex schiavo, abile comandante e politico, che nel 1801 diede alla colonia una costituzione e si nominò governatore a vita. Napoleone volle riprendere il controllo: nel 1802 inviò un grande esercito guidato dal cognato Leclerc. Toussaint fu catturato con l’inganno e morì nel 1803 in una fortezza del Giura.

La guerra però continuò, anche perché si temeva il ritorno della schiavitù, che la Francia aveva ripristinato in altre colonie. Decimati dalla febbre gialla e dai combattimenti, i francesi furono sconfitti a Vertières nel novembre 1803. Il 1° gennaio 1804 Jean-Jacques Dessalines proclamò l’indipendenza con il nome indigeno di Haiti. I dettagli sono nella scheda sulla rivoluzione haitiana.

Un’indipendenza pagata cara

Il nuovo Stato restò isolato: le potenze che avevano ancora schiavi lo guardavano con paura. Nel 1825 la Francia riconobbe l’indipendenza solo in cambio di un indennizzo di 150 milioni di franchi, poi ridotto a 90, per risarcire gli ex proprietari. Haiti lo pagò per decenni, indebitandosi. Molti storici vedono in questo debito una delle radici della povertà del paese.

La crisi della Spagna e le guerre d’indipendenza

Nell’America spagnola la miccia fu europea. Nel 1808 Napoleone occupò la Spagna e mise sul trono il fratello Giuseppe. Nelle colonie si formarono giunte che governavano in nome del re prigioniero, ma presto molte rivendicarono l’autonomia e poi l’indipendenza. A guidarle erano soprattutto i creoli, i bianchi nati in America, esclusi dalle cariche più alte e insofferenti ai vincoli commerciali.

Al nord del continente il protagonista fu Simón Bolívar. Dopo le prime sconfitte trovò rifugio proprio ad Haiti: il presidente Alexandre Pétion gli diede armi e uomini nel 1816, chiedendogli di liberare gli schiavi. Bolívar fondò la Gran Colombia (1819) e portò la guerra fino in Perù. Al sud José de San Martín, dopo l’indipendenza argentina del 1816, attraversò le Ande nel 1817 e liberò il Cile, poi entrò a Lima nel 1821. La battaglia di Ayacucho (1824) chiuse di fatto il dominio spagnolo in Sud America; l’ultima guarnigione, a Callao, si arrese all’inizio del 1826.

Il Messico seguì una strada propria. La rivolta lanciata nel 1810 dal sacerdote Miguel Hidalgo, con una forte partecipazione di indios e meticci, fu repressa. L’indipendenza arrivò nel 1821, guidata da forze conservatrici. Il Brasile, infine, si staccò dal Portogallo quasi senza guerra: nel 1822 il principe Pedro, figlio del re, si proclamò imperatore.

Libertà per chi?

È qui che il confronto con Haiti diventa interessante. A Haiti l’indipendenza significò la fine della schiavitù. Nel resto dell’America Latina la schiavitù sopravvisse a lungo in alcuni paesi: il Brasile la abolì soltanto nel 1888. Le nuove repubbliche ebbero costituzioni liberali, ma il potere rimase in mano alle élite creole. Molti indigeni e meticci non videro grandi cambiamenti. Anche l’unità sognata da Bolívar si sciolse: la Gran Colombia si divise nel 1830-1831. Un confronto utile è con l’indipendenza americana, da cui i rivoluzionari latinoamericani presero ispirazione.

In breve

Haiti divenne indipendente nel 1804, dopo la rivolta degli schiavi iniziata nel 1791 e la sconfitta delle truppe di Napoleone. Le colonie spagnole si liberarono tra il 1810 e il 1826, approfittando della crisi della Spagna, con Bolívar e San Martín come figure principali; il Brasile si staccò dal Portogallo nel 1822. Haiti abolì la schiavitù subito, mentre altrove resistette per decenni, come ricorda la pagina sulla schiavitù.

Fonti per approfondire

  • Treccani, Enciclopedia, voci “Haiti”, “Louverture, Toussaint” e “Bolívar, Simón”
  • Laurent Dubois, Avengers of the New World: The Story of the Haitian Revolution, Harvard University Press, 2004
  • John Lynch, The Spanish American Revolutions, 1808-1826, Norton

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