Vita quotidiana
La storia dell’abbigliamento è una delle più concrete che si possano raccontare, perché tutti, ogni mattina, decidiamo che cosa mettere addosso. Ma per gran parte del passato quella scelta quasi non esisteva. Si indossava ciò che il proprio ceto, il proprio sesso e la propria città permettevano, e spesso le leggi stabilivano perfino quanti bottoni si potevano avere. Il vestito serviva a ripararsi dal freddo, certo. Soprattutto, diceva agli altri chi eri.
I primi vestiti: pelli, fibre e aghi d’osso
Non sappiamo esattamente quando gli esseri umani abbiano cominciato a vestirsi. Un indizio curioso viene dai pidocchi: i genetisti hanno calcolato che il pidocchio dei vestiti si è separato da quello dei capelli più di centomila anni fa, segno che a quel punto esistevano già indumenti da colonizzare. Gli aghi d’osso con la cruna compaiono in Siberia e in Cina tra 45.000 e 40.000 anni fa.
Il guardaroba più completo dell’antichità ce lo ha lasciato Ötzi, l’uomo del Similaun, morto sulle Alpi intorno al 3300 a.C.: un cappello di pelliccia d’orso, una giacca di pelli di pecora e capra cucite a strisce di colore alternato, gambali, un perizoma, un mantello d’erba intrecciata e scarpe imbottite di fieno. Tutto pensato per camminare in alta quota. Lo racconta anche la pagina sull’età dei metalli.
Vestirsi nel mondo antico
Con il Neolitico arrivano la tessitura del lino e della lana. Gli Egizi vestivano lino leggerissimo, quasi trasparente. Greci e Romani portavano abiti drappeggiati più che cuciti: il chitone, il peplo, la tunica.
A Roma la toga era l’abito del cittadino maschio, pesante e scomoda, e non potevano indossarla né gli schiavi né gli stranieri. I magistrati la portavano con una fascia color porpora. Quel colore si estraeva da un mollusco, il murice, e ne servivano migliaia per tingere un solo mantello: per questo la porpora di Tiro valeva più dell’oro e divenne il colore degli imperatori.
Seta, leggi suntuarie e Medioevo
La seta veniva dalla Cina lungo vie commerciali lunghissime, e i Cinesi custodivano gelosamente il segreto del baco. Secondo lo storico Procopio, intorno al 552 due monaci portarono a Costantinopoli uova di baco nascoste in bastoni cavi, per conto dell’imperatore Giustiniano. Da allora i Bizantini ebbero una produzione propria, e più tardi la seta arrivò in Sicilia, a Lucca, a Venezia, a Firenze.
Nelle città medievali e rinascimentali i governi emanavano leggi suntuarie, che limitavano il lusso nell’abbigliamento: la lunghezza degli strascichi, l’uso di pellicce pregiate, l’oro nei ricami. Servivano a frenare le spese, ma soprattutto a mantenere visibili le differenze sociali. Una moglie di artigiano non doveva sembrare una nobildonna. A Firenze e Venezia si pagavano multe salate per un vestito “troppo”.
La moda: corti, borghesi e rivoluzioni
Tra Quattro e Cinquecento nasce qualcosa che possiamo chiamare moda: abiti che cambiano forma da una generazione all’altra e che si copiano tra le corti. Nel Seicento Luigi XIV fa di Parigi la capitale dell’eleganza europea; a Versailles i cortigiani si rovinano per stare al passo.
La Rivoluzione francese trasforma anche i vestiti in politica. I sanculotti si chiamano così perché portano i pantaloni lunghi dei lavoratori invece delle culottes, i calzoni al ginocchio dei nobili. Dopo il 1789 gli uomini borghesi adottano abiti scuri e sobri, che nel giro di un secolo diventano l’abito da ufficio: è da lì che viene il completo giacca e cravatta.
Macchine da cucire e jeans
Nell’Ottocento l’industria tessile è il cuore della rivoluzione industriale. Nel 1851 Isaac Singer brevetta una macchina da cucire efficiente e la vende anche a rate; i vestiti confezionati in serie cominciano a sostituire quelli fatti in casa o dal sarto. Il 20 maggio 1873 il commerciante Levi Strauss e il sarto Jacob Davis ottengono a San Francisco il brevetto per pantaloni da lavoro rinforzati con rivetti di rame: i jeans. Il tessuto, si dice, prende nome da Genova, il “blu di Genova”, e il denim da Nîmes.
Il Novecento e il made in Italy
Il Novecento libera i corpi, soprattutto quelli delle donne. Spariscono i corsetti; negli anni Venti Coco Chanel propone abiti semplici, gonne più corte, i pantaloni; negli anni Sessanta la minigonna di Mary Quant diventa un simbolo di ribellione giovanile.
L’Italia entra nella storia della moda il 12 febbraio 1951, quando l’imprenditore Giovanni Battista Giorgini organizza a Firenze, nella sua villa, una sfilata per compratori americani. Dall’anno successivo le sfilate si spostano nella Sala Bianca di Palazzo Pitti. Pochi decenni dopo Milano diventa una delle capitali mondiali della moda.
Domande frequenti
Come si vestivano i Romani? Con la tunica, di lana o di lino; i cittadini maschi, nelle occasioni pubbliche, indossavano sopra la toga, le donne sposate la stola e un mantello, la palla.
Che cosa sono le leggi suntuarie? Norme che limitavano il lusso negli abiti e nelle feste, per contenere le spese e marcare le differenze tra ceti.
Altri aspetti della vita quotidiana nella storia: le abitazioni e l’alimentazione.
Fonti per approfondire
Voce Abbigliamento nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.