Il lavoro quotidiano nel passato aveva ritmi, luoghi e fatiche molto diversi da quelli di oggi. Questa pagina della sezione sulla vita quotidiana non racconta le grandi leggi o i sindacati, di cui si parla nel tema generale sul lavoro nella storia, ma prova a rispondere a una domanda più concreta: com’era una giornata di lavoro per un contadino del Medioevo, un apprendista del Rinascimento, un operaio dell’Ottocento? Quando ci si alzava, quanto durava, chi lavorava accanto a chi?
Il tempo della natura
Per gran parte della storia la maggioranza delle persone lavorava la terra, e il ritmo lo dava la natura. Ci si alzava con la luce e si smetteva con il buio: d’estate le giornate erano lunghissime, d’inverno brevi. Il calendario era quello delle stagioni: aratura, semina, mietitura, vendemmia, raccolta delle olive, macellazione del maiale.
Nelle chiese medievali questo calendario è scolpito o dipinto nei “cicli dei mesi”: per ogni mese un lavoro agricolo, dal contadino che pota le viti a quello che si scalda davanti al fuoco a gennaio. Ne restano esempi bellissimi in molte cattedrali italiane. Anche i pasti seguivano il lavoro: una colazione abbondante prima di uscire, pane, formaggio e vino nei campi, una zuppa la sera, come racconta la pagina sull’alimentazione. Il lavoro coinvolgeva tutta la famiglia: uomini, donne e bambini avevano compiti diversi ma tutti necessari. In casa, accanto ai campi, si filava, si tesseva, si cucinava, si accudivano gli animali: un lavoro enorme, spesso invisibile nelle fonti, svolto soprattutto dalle donne.
Le campane e l’orologio
Nelle città medievali il tempo era scandito dalle campane delle chiese, che segnavano le ore della preghiera. Lo storico francese Jacques Le Goff ha parlato di un passaggio dal “tempo della Chiesa” al “tempo del mercante”: dal Trecento comparvero sulle torri civiche gli orologi meccanici, e il tempo cominciò a essere misurato in ore uguali, utili per organizzare il lavoro e i commerci. In alcune città tessili le campane del lavoro segnavano l’inizio e la fine della giornata degli operai della lana.
La bottega
Gli artigiani lavoravano nella bottega, che spesso era anche casa: al piano terra il laboratorio aperto sulla strada, sopra l’abitazione, come ricorda la pagina sulle abitazioni. Il maestro lavorava con i garzoni e gli apprendisti, ragazzi che entravano in bottega da giovanissimi, a volte a dieci o dodici anni, e imparavano il mestiere guardando e ripetendo. Nelle botteghe degli artisti del Rinascimento a Firenze si formarono così pittori come Leonardo da Vinci, apprendista di Andrea del Verrocchio. Le corporazioni stabilivano regole, giorni festivi e orari.
Le feste religiose erano numerose: tra domeniche e feste dei santi, in molte città i giorni non lavorativi erano parecchi. Il lavoro era duro, ma il suo ritmo era più irregolare di quello che sarebbe venuto dopo.
La sirena della fabbrica
La Rivoluzione industriale cambiò il rapporto con il tempo. In fabbrica il lavoro era scandito dalla macchina e dalla sirena, con orari fissi e multe per chi arrivava in ritardo. Lo storico britannico E.P. Thompson ha mostrato quanto fu difficile, per persone abituate ai ritmi della campagna, accettare questa nuova “disciplina del tempo”. Le giornate arrivavano a dodici, quattordici ore, sei giorni su sette, e lavoravano anche donne e bambini.
In Italia, tra Otto e Novecento, una delle immagini più forti del lavoro è quella delle mondine, le donne che ogni primavera andavano a lavorare nelle risaie del Piemonte e della Lombardia, con l’acqua alle ginocchia, piegate per ore a togliere le erbacce. I loro canti, come Se otto ore vi sembran poche, sono diventati un simbolo delle lotte per la giornata di otto ore.
Il Novecento: catena di montaggio e ufficio
Nel Novecento la catena di montaggio rese i gesti in fabbrica ancora più ripetitivi e cronometrati. Ma crebbe anche il lavoro negli uffici, nei negozi, nei servizi: impiegati, dattilografe, commessi, con orari regolari e il tempo libero del fine settimana. Il lavoro si allontanò dalla casa, e nacque il pendolarismo, con milioni di persone che ogni giorno prendevano treni e autobus.
Negli ultimi anni, con il lavoro da remoto e le piattaforme digitali, la casa è tornata per molti un luogo di lavoro, e i confini tra tempo di lavoro e tempo libero sono di nuovo meno netti. Un ritorno al passato, ma con strumenti completamente diversi. Chi studia la storia del lavoro quotidiano usa fonti molto varie: contratti di apprendistato, regolamenti di fabbrica, diari, fotografie, canzoni, interviste ai lavoratori anziani.
In breve
Per secoli il lavoro quotidiano seguì i ritmi della natura e delle stagioni, in famiglia e nei campi. Nelle città medievali le campane e poi gli orologi scandirono il tempo; nella bottega maestri e apprendisti lavoravano accanto. La fabbrica impose la disciplina della sirena e dell’orario; il Novecento portò la catena di montaggio, l’ufficio e il pendolarismo.
Fonti per approfondire
- Jacques Le Goff, Tempo della Chiesa e tempo del mercante, Einaudi
- E.P. Thompson, “Time, Work-Discipline, and Industrial Capitalism”, Past & Present, 1967