Monarchia romana

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Riassunto · Devi ripassare in fretta? Leggi Monarchia romana: riassunto breve, con date, cause e conseguenze. Qui sotto trovi invece la spiegazione completa.

Età antica · Antica Roma

La monarchia romana, o età regia, è il primo periodo della storia di Roma, che secondo la tradizione va dalla fondazione nel 753 avanti Cristo alla cacciata dell’ultimo re, Tarquinio il Superbo, nel 509 a.C. In questi due secoli e mezzo regnarono sette re: quattro latini e sabini, poi tre di origine etrusca. Il re non era ereditario: veniva scelto, e governava con l’aiuto del Senato e dell’assemblea del popolo.

Sette re in 244 anni fanno una media di quasi trentacinque anni di regno ciascuno. Un po’ troppi, per un’epoca in cui si moriva giovani. Già da questo calcolo si capisce che la tradizione va presa con cautela.

Come funzionava la monarchia

Alla morte di un re, il potere passava provvisoriamente ai senatori, che a turno governavano per cinque giorni: era l’interregnum. Poi veniva proposto un nuovo re, approvato dai comizi curiati, l’assemblea degli uomini divisi in trenta curie, e confermato dagli auspici, cioè dagli dèi.

Il re, rex, era capo dell’esercito, giudice supremo e sommo sacerdote. Il suo potere si chiamava imperium, ed era simboleggiato dai fasci littori: un fascio di verghe legate intorno a una scure, portato da dodici guardie, i littori. Simbolo che passerà ai consoli della Repubblica, e che nel Novecento darà il nome al fascismo. Il Senato, formato dai capi delle famiglie più importanti, i patres, lo consigliava.

I primi quattro re: Romolo, Numa, Tullo, Anco

I primi re, secondo la tradizione, rappresentano ciascuno un aspetto diverso della città.

Romolo, il fondatore, è il guerriero che crea le istituzioni: la storia è nella scheda sulla fondazione di Roma. Numa Pompilio, un sabino, è il re pacifico e religioso: gli si attribuivano il calendario, i collegi dei sacerdoti, le vestali, il tempio di Giano, le cui porte restavano chiuse in tempo di pace. Si diceva che si consigliasse di notte con una ninfa, Egeria. Tullo Ostilio è di nuovo un guerriero: sotto di lui Roma distrugge Alba Longa, dopo il celebre duello tra i tre fratelli Orazi, romani, e i tre Curiazi, albani. Anco Marzio estende il territorio fino al mare e fonda il porto di Ostia, vicino alle saline.

Notate lo schema: guerriero, sacerdote, guerriero, costruttore. Troppo perfetto per essere solo cronaca. Molti storici pensano che questi re siano in parte figure costruite più tardi, per spiegare l’origine delle istituzioni.

I re etruschi: Tarquinio Prisco e Servio Tullio

Con il quinto re la musica cambia. Lucio Tarquinio Prisco viene dalla città etrusca di Tarquinia, figlio di un mercante greco di Corinto. Si trasferisce a Roma, diventa consigliere di Anco Marzio e, alla sua morte, riesce a farsi eleggere re. Con lui, secondo la tradizione, comincia la grande trasformazione urbana: bonifica del Foro, costruzione della Cloaca Massima per drenare le acque, il Circo Massimo per le corse dei carri, l’inizio del tempio di Giove sul Campidoglio.

Il suo successore, Servio Tullio, era forse figlio di una schiava, o secondo gli Etruschi un avventuriero chiamato Mastarna. È il re riformatore. Divide i cittadini in cinque classi in base alla ricchezza, a loro volta organizzate in centurie, cioè unità militari: chi era più ricco doveva armarsi meglio e votava per primo. È l’origine dei comizi centuriati, che saranno fondamentali nella Repubblica. Gli si attribuisce anche una cinta di mura, le Mura Serviane, anche se quelle che vediamo oggi alla stazione Termini risalgono al IV secolo a.C.

Tarquinio il Superbo e la fine della monarchia

L’ultimo re, Tarquinio il Superbo, prende il potere dopo aver fatto uccidere Servio Tullio con l’aiuto della moglie Tullia, figlia dello stesso Servio, che secondo Livio passò con il carro sul cadavere del padre. Regna come un tiranno: governa senza consultare il Senato, impone ai cittadini lavori pesanti, condanna gli avversari senza processo. Però porta Roma al massimo della sua potenza nel Lazio e completa il grande tempio di Giove Capitolino.

La crisi arriva con uno scandalo. Il figlio del re, Sesto Tarquinio, violenta Lucrezia, moglie di un nobile romano. Lucrezia racconta tutto al padre e al marito, chiede vendetta e si uccide. Un nobile, Lucio Giunio Bruto, solleva il cadavere e giura di cacciare i Tarquini. Il popolo insorge, il re è in guerra fuori città e trova le porte chiuse. È il 509 a.C. Nasce la Repubblica, e i Romani giurano che non avranno mai più un re. La parola rex resterà odiosa per secoli: anche Giulio Cesare sarà ucciso con il sospetto di volersi fare re.

Quanto c’è di vero?

Le fonti principali, Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso, scrivono sotto Augusto, più di quattrocento anni dopo. Usavano tradizioni orali, elenchi sacerdotali, racconti di famiglia, ma molti documenti antichi erano andati perduti quando i Galli incendiarono Roma, nel 390 a.C. circa.

L’archeologia conferma però il quadro generale. Nel VII e VI secolo a.C. Roma diventa davvero una città, con un Foro pavimentato, edifici pubblici in pietra, templi decorati con terrecotte di stile etrusco. Sotto il Foro è stata trovata un’iscrizione arcaica, sotto la pietra nera chiamata Lapis Niger, in cui compare la parola rex. I re etruschi, insomma, sono molto probabilmente esistiti, e il loro dominio coincide con un periodo in cui la civiltà etrusca controllava gran parte dell’Italia centrale. Più leggendari restano i primi quattro.

Prima di tutto questo, le origini di Roma. Il percorso completo è nell’indice per la prima.

Fonti per approfondire

Le voci di Wikipedia “Età regia di Roma” e “Lapis niger”. La fonte antica principale è il libro I di Tito Livio, Ab Urbe condita.

Una sezione è l’inizio di un percorso.

Rientra nell’archivio principale o consulta strumenti, cronologie e mappe per ampliare la ricerca.

Esplora le epocheConsulta le risorse