Repubblica

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Riassunto · Devi ripassare in fretta? Leggi Repubblica romana: riassunto breve, con date, cause e conseguenze. Qui sotto trovi invece la spiegazione completa.

Età antica · Antica Roma

La Repubblica romana è la forma di governo che Roma ebbe dal 509 avanti Cristo, dopo la cacciata dell’ultimo re, fino al 27 a.C., quando Ottaviano ricevette il titolo di Augusto e cominciò l’età imperiale. Il potere era diviso tra magistrati eletti ogni anno, a cominciare dai due consoli, il Senato e le assemblee del popolo. In questi cinque secoli una città del Lazio diventò padrona di tutto il Mediterraneo.

Res publica significa “la cosa pubblica”, cioè ciò che appartiene a tutti, opposto alla res privata. Non significava “democrazia”. E capire la differenza è il primo passo.

Dopo i re: un potere diviso

Dopo l’esperienza di Tarquinio il Superbo, raccontata nella scheda sulla monarchia romana, i Romani vogliono soprattutto una cosa: che nessuno torni ad avere tutto il potere da solo. La soluzione si basa su tre principi. La collegialità: ogni carica è occupata da almeno due persone, che possono bloccarsi a vicenda. L’annualità: si resta in carica un anno, poi si torna semplici cittadini. La gratuità: le cariche non sono pagate. Quest’ultimo punto, notate, significava che solo i ricchi potevano permettersi di fare politica.

I consoli e le altre magistrature

Al vertice ci sono i due consoli, eletti ogni anno, che comandano l’esercito e convocano Senato e assemblee. I Romani indicavano gli anni con i loro nomi: “sotto il consolato di Tizio e Caio”. Ciascuno dei due poteva opporre il veto alle decisioni dell’altro.

Sotto di loro, nel tempo, si sviluppa una serie di cariche, il cursus honorum, la “carriera degli onori”, da percorrere in ordine e con età minime fissate. I questori si occupano delle finanze; gli edili delle strade, dei mercati, dei giochi pubblici; i pretori della giustizia. Ogni cinque anni vengono eletti due censori, che fanno il censimento dei cittadini e del loro patrimonio e controllano i costumi: potevano espellere un senatore per comportamento indegno. Da qui la nostra parola “censura”.

In caso di pericolo grave, i consoli potevano nominare un dittatore, con pieni poteri, ma solo per sei mesi al massimo. Il caso più famoso è Cincinnato, che secondo la tradizione nel 458 a.C. lasciò l’aratro per salvare Roma, vinse in sedici giorni e tornò al suo campo. Per i Romani era il modello del buon cittadino. Per noi, oggi, “dittatore” ha un significato ben diverso, ed è anche la storia della Repubblica a spiegare perché.

Il Senato: il vero centro del potere

Il Senato era formato da ex magistrati, alcune centinaia, che restavano senatori a vita. Formalmente dava solo pareri, i senatus consulta. In pratica decideva quasi tutto ciò che contava: la politica estera, la guerra e la pace, le finanze, le province, i comandi militari. Nessun console osava ignorarlo.

Quando nel 280 a.C. il re greco Pirro mandò a Roma il suo ambasciatore Cinea, questi tornò dicendo che il Senato gli era sembrato “un’assemblea di re”. Sulle insegne della città si leggeva SPQR: Senatus Populusque Romanus, il Senato e il popolo romano. Prima il Senato.

Le assemblee del popolo

I cittadini si riunivano in assemblee, i comizi, per eleggere i magistrati, votare le leggi e decidere sulla guerra. Ma non si votava a testa. Nei comizi centuriati, i più importanti, i cittadini erano divisi in centurie in base alla ricchezza: le centurie dei più ricchi erano numerose e votavano per prime, e quando si raggiungeva la maggioranza il voto si fermava. Spesso i poveri non arrivavano nemmeno a votare.

Nei comizi tributi, invece, il popolo era diviso per tribù territoriali, e il peso dei ricchi era minore. È lì che si eleggevano i magistrati minori e, più tardi, si votavano molte leggi. Il conflitto tra i più ricchi e il resto del popolo attraversa tutta la storia repubblicana: la scheda su patrizi e plebei racconta le prime grandi lotte e la nascita dei tribuni della plebe.

Una costituzione mista

Lo storico greco Polibio, che visse a Roma nel II secolo a.C. come ostaggio, si chiese come avesse fatto quella città a conquistare il mondo in poco più di cinquant’anni. La sua risposta: la costituzione. A Roma, scrive, i consoli rappresentano il potere di uno solo, come in una monarchia; il Senato quello dei migliori, come in un’aristocrazia; i comizi quello del popolo, come in una democrazia. Ognuno controlla gli altri. Per questo il sistema è stabile.

Era un’idealizzazione, ma ha avuto una fortuna immensa: i fondatori degli Stati Uniti, alla fine del Settecento, avevano letto Polibio, e il loro Senato si chiama così per un motivo preciso.

Dalla conquista del Lazio al Mediterraneo

Nei primi due secoli la Repubblica combatte con i vicini: Latini, Etruschi, Volsci, Equi. Nel 396 a.C. conquista la città etrusca di Veio; verso il 390 a.C. subisce il sacco dei Galli di Brenno. Poi, con le guerre sannitiche e la guerra contro Pirro, controlla tutta l’Italia peninsulare. Le tappe sono nella scheda sull’espansione di Roma. Dal 264 a.C. le guerre puniche contro Cartagine aprono la via al dominio sul Mediterraneo. Lo strumento di tutto questo fu l’esercito romano.

La crisi e la fine della Repubblica

Le conquiste portano ricchezze enormi, ma anche squilibri: piccoli contadini rovinati dalle guerre, latifondi lavorati da schiavi, generali che comandano eserciti fedeli più a loro che allo Stato. Dalla fine del II secolo a.C. si susseguono le riforme dei Gracchi, le guerre civili tra Mario e Silla, la rivolta di Spartaco, la lotta tra Cesare e Pompeo, l’assassinio di Cesare nel 44 a.C. Alla fine Ottaviano resta solo al potere. Nel 27 a.C. restituisce formalmente la Repubblica al Senato, che gli conferisce il titolo di Augusto. Le istituzioni restano. Ma a decidere è uno solo. Il percorso completo è nell’indice per la prima.

Fonti per approfondire

La voce “Repubblica romana” di Wikipedia descrive istituzioni e periodi. Tra le fonti antiche, il libro VI delle Storie di Polibio, sulla costituzione romana, e i libri II-X di Tito Livio.

Una sezione è l’inizio di un percorso.

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