Espansione romana

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Riassunto · Devi ripassare in fretta? Leggi Espansione romana: riassunto breve, con date, cause e conseguenze. Qui sotto trovi invece la spiegazione completa.

Età antica · Antica Roma

L’espansione romana è il processo con cui Roma, da piccola città del Lazio, arrivò a dominare prima l’Italia, entro il 270 avanti Cristo circa, e poi tutto il bacino del Mediterraneo, entro la fine del II secolo a.C. Le tappe principali furono la conquista del Lazio, le guerre contro i Sanniti, la guerra contro Pirro, le guerre puniche contro Cartagine e le guerre in Oriente contro i regni ellenistici. Nel 146 a.C., nello stesso anno, Roma distrusse Cartagine e Corinto.

Gli stessi Romani se lo chiedevano: come aveva fatto una città di contadini a diventare padrona del mondo conosciuto? Le loro risposte, e le nostre, non sempre coincidono.

Prima tappa: il Lazio e Veio

Nel V secolo a.C. Roma è una città tra tante, in guerra quasi ogni estate con i vicini: Latini, Sabini, Volsci, Equi. Nel 493 a.C. firma con le città latine un trattato di alleanza, il foedus Cassianum, per difendersi insieme dai popoli delle montagne.

Il primo grande salto è la conquista di Veio, la potente città etrusca a una ventina di chilometri a nord, sull’altra sponda del Tevere. Secondo la tradizione l’assedio dura dieci anni, come quello di Troia, e si conclude nel 396 a.C. quando il dittatore Furio Camillo fa scavare un cunicolo sotto le mura. Il territorio di Roma raddoppia.

Il sacco dei Galli: una lezione amara

Pochi anni dopo, verso il 390 a.C., arriva la catastrofe. Una banda di Galli Senoni, guidati da Brenno, sconfigge l’esercito romano al fiume Allia e saccheggia Roma. Solo il Campidoglio resiste: secondo la leggenda, un attacco notturno fu sventato dalle oche sacre di Giunone, che starnazzando svegliarono i difensori. I Galli se ne vanno dopo aver ricevuto mille libbre d’oro. Quando i Romani protestano per i pesi truccati, Brenno getta la spada sulla bilancia e pronuncia la frase rimasta celebre: Vae victis, “guai ai vinti”.

Roma impara. Costruisce nuove mura, le Mura Serviane, e per quasi ottocento anni nessun nemico entrerà più in città.

Le guerre sannitiche: la conquista dell’Italia centrale

Tra il 343 e il 290 a.C. Roma combatte tre guerre contro i Sanniti, popoli fieri delle montagne del Molise, della Campania interna e dell’Abruzzo. Sono guerre lunghe e durissime. Nel 321 a.C. l’esercito romano viene intrappolato in una gola, le Forche Caudine, e i soldati sono costretti a passare disarmati sotto un giogo di lance, piegati come buoi: la peggiore umiliazione possibile. Ancora oggi “passare sotto le forche caudine” significa subire un’umiliazione.

Ma Roma non si arrende. Riorganizza l’esercito in manipoli, costruisce la sua prima grande strada, la via Appia, nel 312 a.C., per far arrivare rapidamente le legioni in Campania. Nel 295 a.C., a Sentino, nelle Marche, sconfigge una coalizione di Sanniti, Etruschi, Umbri e Galli. L’Italia centrale è sua.

Pirro e la conquista del Sud

Resta il Sud, con le ricche città greche della Magna Grecia. Taranto, preoccupata dall’avanzata romana, chiama in aiuto Pirro, re dell’Epiro, un parente di Alessandro Magno, che nel 280 a.C. sbarca in Italia con un esercito professionale e venti elefanti da guerra. I Romani non ne avevano mai visti, e li chiamano “buoi lucani”.

Pirro vince a Eraclea e ad Ascoli Satriano, ma con perdite pesantissime. Secondo Plutarco disse: “Un’altra vittoria così e sono perduto”. Da qui l’espressione “vittoria di Pirro”. Nel 275 a.C. viene battuto a Maleventum, che i Romani ribattezzano per l’occasione Beneventum, Benevento. Nel 272 a.C. Taranto si arrende.

Come Roma teneva insieme l’Italia

Qui sta forse il vero segreto. Roma non trattava tutti i vinti allo stesso modo. Ad alcuni concedeva la piena cittadinanza romana; ad altri una cittadinanza senza diritto di voto; altri ancora diventavano alleati, socii, che mantenevano le proprie leggi e i propri governi, non pagavano tributi, ma dovevano fornire soldati. In tutta la penisola fondava colonie, comunità di cittadini romani o latini, collegate da strade.

Il principio era divide et impera: ogni città aveva un rapporto separato con Roma, e conveniva restare fedeli. Quando Annibale, pochi decenni dopo, invase l’Italia sperando che gli alleati si ribellassero, la maggior parte rimase con Roma.

Dalla penisola al Mediterraneo

Con il controllo del Sud, Roma si affaccia sulla Sicilia, e lì incontra Cartagine. Dal 264 al 146 a.C. le tre guerre puniche le danno la Sicilia, la Sardegna, la Corsica, la Spagna e infine l’Africa settentrionale. Nello stesso periodo Roma interviene nel mondo greco: sconfigge i re di Macedonia, a Cinocefale nel 197 e a Pidna nel 168 a.C., e il re seleucide Antioco III a Magnesia, nel 190 a.C. Nel 146 a.C. distrugge Corinto. Nel 133 a.C. l’ultimo re di Pergamo le lascia in eredità il suo regno, che diventa la provincia d’Asia.

I territori fuori dall’Italia diventano province, governate da un magistrato romano e tenute a pagare tributi. Il Mediterraneo, ormai, è mare nostrum.

Le conseguenze delle conquiste

Le conquiste portano a Roma ricchezze immense, opere d’arte, schiavi a centinaia di migliaia, e la cultura greca, che i Romani assorbono con entusiasmo. Ma portano anche problemi enormi. I piccoli contadini, assenti per anni, perdono le terre; i senatori costruiscono latifondi lavorati da schiavi; a Roma si accalca una plebe senza lavoro. Da queste tensioni nascono le riforme dei Gracchi, la rivalità tra Mario e Silla e infine la crisi della Repubblica. Il percorso completo è nell’indice per la prima.

Fonti per approfondire

La voce “Repubblica romana” di Wikipedia ripercorre le tappe dell’espansione. Tra le fonti antiche, i libri V-X di Tito Livio, per la conquista dell’Italia, la Vita di Pirro di Plutarco e le Storie di Polibio, per il II secolo a.C.

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