Età antica · Antica Roma
Mario e Silla sono i due generali che, tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C., trascinarono Roma nella sua prima vera guerra civile. Gaio Mario era un uomo nuovo, di famiglia contadina di Arpino, e divenne il campione dei popolari; Lucio Cornelio Silla era un patrizio impoverito che si fece difensore del senato. La loro rivalità mostra come gli eserciti, ormai legati ai comandanti più che allo Stato, potessero decidere chi governava la città.
Chi era Gaio Mario
Mario nacque nel 157 a.C. vicino ad Arpino, nel Lazio meridionale. Non aveva antenati illustri, e a Roma questo pesava: i nobili lo guardavano come un intruso. Fece carriera nell’esercito e si mise in luce nella guerra contro Giugurta, re di Numidia. Nel 107 a.C., contro il parere di molti senatori, fu eletto console e prese il comando di quella guerra.
Il suo momento d’oro arrivò poco dopo. Due popolazioni germaniche, Cimbri e Teutoni, avevano distrutto diversi eserciti romani e minacciavano l’Italia. Mario fu rieletto console per cinque anni di fila, una cosa senza precedenti, e li sconfisse ad Aquae Sextiae nel 102 e ai Campi Raudii nel 101 a.C. Per molti romani diventò il salvatore della patria.
La riforma dell’esercito di Mario
Qui sta il cambiamento più importante, quello che ogni manuale sottolinea. Fino ad allora per servire nelle legioni bisognava avere un patrimonio. Mario, nel 107 a.C., accettò come volontari anche i proletari, cioè i cittadini senza beni.
- I soldati ricevevano una paga e l’equipaggiamento dallo Stato.
- Il servizio diventò un mestiere di lunga durata: nacque l’esercito professionale.
- Alla fine della ferma il veterano si aspettava un pezzo di terra, e a procurarglielo doveva essere il suo generale.
L’ultimo punto è decisivo. Un legionario che dipende dal comandante per il proprio futuro lo segue anche contro il senato. È il problema dei soldati senza terra, già visto con le riforme dei Gracchi, risolto in un modo che apriva la strada ai signori della guerra.
Chi era Silla
Silla, nato nel 138 a.C., veniva da una famiglia patrizia decaduta. Iniziò proprio sotto Mario: fu lui, in Africa, a ottenere con un tradimento la consegna di Giugurta, e da lì nacque la rivalità, perché entrambi rivendicavano il merito. Si distinse poi contro i Cimbri e soprattutto nella guerra sociale (91-88 a.C.), quando gli alleati italici presero le armi per ottenere la cittadinanza romana.
Lo scontro: la marcia su Roma dell’88 a.C.
Nell’88 a.C. Silla era console e aveva ricevuto il comando della guerra contro Mitridate VI, re del Ponto, che aveva invaso la provincia d’Asia facendo massacrare migliaia di italici. Era un comando ricchissimo. Il tribuno Sulpicio Rufo, con l’appoggio di Mario, fece votare il trasferimento del comando al vecchio generale.
Silla rispose come nessuno aveva mai osato: radunò le sue legioni in Campania e marciò su Roma. Per la prima volta un esercito romano entrava armato nella città. Mario dovette fuggire in Africa; Silla fece approvare alcune leggi a favore del senato e partì per l’Oriente.
Fermiamoci un momento su questo episodio. Quasi tutti gli ufficiali di Silla si rifiutarono di seguirlo, perché sapevano che stava violando un tabù; i soldati invece obbedirono. Erano uomini che speravano nel bottino della guerra d’Asia e temevano di perderlo se il comando fosse passato a Mario. In quel momento la fedeltà al generale contò più della fedeltà alla repubblica.
La guerra civile tra mariani e sillani
Appena Silla si allontanò, i popolari ripresero il controllo. Mario tornò, si alleò con il console Cinna e occupò Roma, scatenando vendette contro gli avversari. Fu eletto console per la settima volta nell’86 a.C., ma morì pochi giorni dopo, a gennaio.
Silla intanto vinceva in Grecia, a Cheronea e Orcomeno, e imponeva a Mitridate la pace di Dardano (85 a.C.). Nell’83 sbarcò a Brindisi e la guerra civile ricominciò in Italia, durissima. La battaglia decisiva si combatté alle porte della città, a Porta Collina, nell’82 a.C.
La dittatura di Silla e le proscrizioni
Vinta la guerra, Silla si fece nominare dittatore “per scrivere le leggi e riordinare la repubblica”, senza limiti di tempo, e prese il soprannome di Felix, il fortunato. Il primo atto fu terribile: le proscrizioni. Nel foro venivano esposte liste di nemici pubblici; chiunque poteva ucciderli e riscuotere una ricompensa, e i loro beni venivano confiscati. Morirono migliaia di persone, e molti finirono nelle liste solo perché ricchi.
Poi arrivarono le riforme, tutte in una direzione:
- il senato fu portato a 600 membri, anche con cavalieri fedeli a Silla;
- i tribuni della plebe persero quasi tutti i poteri;
- i tribunali tornarono ai senatori;
- i veterani ricevettero terre confiscate in Italia.
Nel 79 a.C., a sorpresa, Silla depose la dittatura e si ritirò in Campania, dove morì l’anno seguente. Molte sue leggi furono smontate nel giro di pochi anni.
Differenza tra Mario e Silla
- Origini: Mario homo novus di provincia, Silla patrizio.
- Schieramento: Mario con i popolari, Silla con gli ottimati.
- Eredità: Mario cambia l’esercito, Silla dimostra che con l’esercito si può prendere Roma.
Il paradosso è che Silla voleva restaurare il potere del senato, ma lo fece con i metodi che lo avrebbero distrutto. Un giovane Giulio Cesare, nipote acquisito di Mario, sfuggì per poco alle proscrizioni: vent’anni dopo avrebbe passato il Rubicone. Per seguire il resto della storia vai alle guerre civili romane e alla scheda su Giulio Cesare.
Mario e Silla nel programma di prima
L’argomento chiude di solito il capitolo sulla crisi della repubblica, dopo i Gracchi e prima di Pompeo e Cesare. Lo trovi nell’indice di storia per la prima superiore; per il quadro generale delle istituzioni torna alla scheda sulla repubblica romana.