Le riforme dei Gracchi sono le leggi proposte a Roma da due fratelli, Tiberio e Gaio Sempronio Gracco, tribuni della plebe nel 133 e nel 123-122 a.C. Volevano ridare terra ai cittadini poveri e limitare il potere dei grandi proprietari. Fallirono, ed entrambi morirono uccisi insieme a centinaia di sostenitori. Proprio per questo, sui manuali, i Gracchi segnano l’inizio della crisi della repubblica: per la prima volta lo scontro politico a Roma si risolse con il sangue.
Riforme dei Gracchi: riassunto
Nel II secolo a.C. Roma aveva vinto Cartagine e conquistato mezzo Mediterraneo. Le vittorie però avevano un costo nascosto. I piccoli contadini, che formavano il nerbo delle legioni, restavano lontani da casa per anni; molti, al ritorno, trovavano i campi in rovina e finivano per venderli. Intanto le famiglie ricche occupavano ampie porzioni di ager publicus, la terra dello Stato, e le facevano lavorare da schiavi catturati in guerra.
Tiberio Gracco, eletto tribuno nel 133 a.C., propose di applicare un vecchio limite: nessuno poteva tenere più di 500 iugeri di terra pubblica (con un’aggiunta per chi aveva figli). L’eccedenza sarebbe stata divisa in piccoli lotti tra i cittadini nullatenenti. Dieci anni dopo il fratello Gaio riprese il progetto e lo allargò con un pacchetto di leggi molto più ambizioso.
Perché Tiberio Gracco propose la legge agraria
La risposta breve è: per salvare l’esercito. A Roma per servire nelle legioni bisognava possedere qualcosa. Se i contadini perdevano la terra, scendevano tra i proletarii e non potevano più essere arruolati. Meno piccoli proprietari significava meno soldati, proprio mentre Roma doveva presidiare province lontane, dalla Spagna all’Africa.
C’era poi una questione sociale molto concreta. Chi aveva perso il campo si trasferiva in città e viveva di lavori saltuari. Tiberio, che aveva combattuto a Cartagine e in Spagna, aveva visto con i suoi occhi le campagne dell’Etruria abitate quasi solo da schiavi: almeno così raccontava la tradizione familiare ripresa da Plutarco.
Come andò a finire: lo scontro con il senato
La legge non toccava la proprietà privata, ma la terra pubblica che i ricchi consideravano ormai loro da generazioni. L’aristocrazia senatoria reagì subito. Un altro tribuno, Marco Ottavio, pose il veto. Tiberio allora fece qualcosa di mai visto: chiese all’assemblea di destituire il collega, e l’ottenne. La legge passò e fu creata una commissione di tre uomini per dividere le terre.
Per finanziare i nuovi coloni Tiberio propose di usare il tesoro lasciato in eredità al popolo romano da Attalo III, re di Pergamo. Era un’altra invasione del campo del senato, che gestiva tradizionalmente finanze e politica estera. Quando poi si candidò a un secondo tribunato consecutivo, i suoi avversari lo accusarono di voler diventare re. Durante i comizi un gruppo di senatori guidato da Scipione Nasica lo aggredì: Tiberio fu ucciso a bastonate con circa trecento seguaci e i corpi gettati nel Tevere.
Le leggi di Gaio Gracco
Gaio, più giovane di circa otto anni, era considerato un oratore ancora più efficace del fratello. Tribuno nel 123 e di nuovo nel 122 a.C., non si limitò alla terra. Ecco le misure principali:
- una legge frumentaria che vendeva grano a prezzo calmierato ai cittadini di Roma;
- la conferma della legge agraria di Tiberio e la fondazione di colonie, anche fuori dall’Italia, a Cartagine;
- una legge che affidava ai cavalieri i tribunali per i reati dei governatori, togliendoli ai senatori;
- l’appalto a Roma della riscossione dei tributi nella provincia d’Asia, un affare enorme per i cavalieri;
- la proposta di dare la cittadinanza romana ai Latini e i diritti latini agli Italici.
L’ultima proposta fu la sua rovina. La plebe romana non aveva nessuna voglia di dividere privilegi e distribuzioni con gli alleati. Il senato appoggiò un tribuno rivale, Marco Livio Druso, che promise di più senza fare nulla. Nel 121 a.C. Gaio non fu rieletto; durante gli scontri che seguirono il senato votò per la prima volta un decreto che autorizzava i consoli a usare la forza contro i cittadini. Gaio si fece uccidere da uno schiavo per non cadere nelle mani degli avversari, e circa tremila suoi seguaci furono messi a morte.
Differenza tra Tiberio e Gaio Gracco
Una domanda che torna spesso nelle interrogazioni. Tiberio aveva un programma quasi tutto agrario e puntava sui contadini. Gaio costruì una vera coalizione: plebe urbana con il grano, cavalieri con i tribunali e gli appalti, alleati italici con la cittadinanza. Se Tiberio cercava di riparare un problema, Gaio provò a cambiare gli equilibri di potere della repubblica. Entrambi però usarono il tribunato della plebe come leva contro il senato, ed è questo il punto che i loro nemici non perdonarono.
Conseguenze delle riforme dei Gracchi
Sul piano pratico qualcosa restò: la commissione distribuì davvero terre a migliaia di famiglie, e alcune colonie sopravvissero. Sul piano politico, invece, le conseguenze furono pesanti.
- La violenza entrò nella vita politica romana come strumento normale.
- Nacque la divisione tra ottimati, legati al senato, e popolari, che cercavano consenso nelle assemblee.
- La questione degli Italici rimase aperta e sfociò nella guerra sociale del 91-88 a.C.
- Il problema dei soldati senza terra fu risolto più tardi in un altro modo, con l’arruolamento dei nullatenenti voluto da Mario.
Da qui la strada porta dritta allo scontro tra Mario e Silla e poi alle guerre civili romane che chiusero la repubblica.
Date principali
- 133 a.C.: tribunato di Tiberio Gracco, legge agraria, morte di Tiberio.
- 129 a.C.: la commissione agraria perde parte dei suoi poteri.
- 123-122 a.C.: i due tribunati di Gaio Gracco.
- 121 a.C.: morte di Gaio e repressione dei suoi seguaci.
- 91-88 a.C.: guerra sociale tra Roma e gli alleati italici.
Perché è importante
I Gracchi mostrano bene come le conquiste avessero cambiato Roma antica dall’interno. Dopo le guerre puniche la città era più ricca ma anche più diseguale, e le istituzioni pensate per una piccola comunità contadina faticavano a reggere. Per studiare l’argomento conviene ripassare prima il conflitto tra patrizi e plebei, dove nasce il tribunato. Trovi i Gracchi al loro posto nel programma nell’indice di storia per la prima superiore.
Un’avvertenza sulle fonti: quasi tutto ciò che sappiamo dei Gracchi viene da Plutarco e Appiano, che scrivevano più di due secoli dopo. Per i senatori erano demagoghi pericolosi; per i popolari, martiri. Leggerli oggi significa tenere a mente entrambe le versioni.