Geroglifici: riassunto breve per la scuola

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Riassunto · Prima

Ecco il riassunto sui geroglifici, la scrittura dell’antico Egitto. I geroglifici compaiono intorno al 3200-3100 a.C. e furono usati per circa 3.500 anni: l’ultima iscrizione conosciuta, nel tempio di Iside sull’isola di File, è del 394 d.C. Il nome viene dal greco e significa “segni sacri incisi”, perché i Greci li vedevano soprattutto sulle pareti dei templi e delle tombe. Furono decifrati solo nel 1822, dal francese Jean-François Champollion.

Come funzionano

Non sono semplici disegni che rappresentano oggetti. I geroglifici combinano tre tipi di segni. Gli ideogrammi indicano una parola intera, per esempio il disegno del sole per “sole”. I fonogrammi indicano suoni, una, due o tre consonanti: gli Egizi, come i Fenici più tardi, non scrivevano le vocali. I determinativi, infine, non si leggono: si mettono alla fine di una parola per chiarirne il significato, per esempio un omino seduto per indicare che si parla di una persona. In tutto c’erano circa 700-800 segni nell’età classica.

In che direzione si leggono

I geroglifici potevano essere scritti da destra a sinistra, da sinistra a destra o dall’alto in basso. Il trucco per capire la direzione è guardare dove sono rivolti gli animali e le figure umane: guardano verso l’inizio della riga. Spesso si sceglieva la direzione per motivi estetici, per esempio per rendere simmetriche le iscrizioni ai lati di una porta. I nomi dei faraoni erano racchiusi in un ovale, il cartiglio.

Chi scriveva: gli scribi

Pochissimi Egizi sapevano leggere e scrivere, forse l’1-5% della popolazione. Erano gli scribi, che studiavano per anni in scuole legate ai templi e al palazzo, copiando testi su cocci e tavolette. Era un mestiere prestigioso: un testo antico, la Satira dei mestieri, consiglia ai ragazzi di diventare scribi perché tutti gli altri lavori sono faticosi e sporchi. Scrivevano con un calamo di giunco e inchiostro nero e rosso, su papiro, un materiale fatto con le fibre della pianta omonima.

Ieratico e demotico

I geroglifici erano belli ma lenti da tracciare. Per i documenti di tutti i giorni gli scribi usavano una forma corsiva semplificata, lo ieratico. Dal VII secolo a.C. si diffuse una scrittura ancora più rapida, il demotico, “popolare”. I geroglifici rimasero per le iscrizioni monumentali e religiose.

La decifrazione: la stele di Rosetta

Con la fine della religione egizia si perse la capacità di leggere i geroglifici. Per secoli si pensò che fossero simboli mistici. La chiave arrivò nel 1799, quando i soldati di Napoleone trovarono a Rosetta, nel delta del Nilo, una stele con lo stesso decreto del 196 a.C. scritto in tre forme: geroglifico, demotico e greco. Partendo dal greco e dai nomi dei sovrani nei cartigli, come Tolomeo e Cleopatra, l’inglese Thomas Young fece i primi passi e Champollion, che conosceva il copto, l’ultima fase della lingua egizia, capì il sistema. Nel settembre 1822 annunciò la scoperta. La stele oggi è al British Museum di Londra.

Le conseguenze

La decifrazione ha aperto le porte a tremila anni di storia egizia, permettendoci di leggere leggi, lettere, poemi, conti e preghiere. Alcuni segni geroglifici, attraverso le scritture del Sinai e l’alfabeto fenicio, sono all’origine anche delle lettere del nostro alfabeto.

Per la spiegazione completa leggi la pagina sui geroglifici. Sulla nascita della scrittura vedi la pagina dedicata alla nascita della scrittura; sull’uso religioso, il riassunto sugli dèi egizi. Tutti gli argomenti dell’anno sono nell’indice per la prima.

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