Il Trattato di Versailles

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Eventi e Guerre · Trattati e conquiste

Il trattato di Versailles è l’accordo di pace imposto alla Germania dai vincitori della prima guerra mondiale. Fu firmato il 28 giugno 1919 nella Galleria degli Specchi della reggia di Versailles, vicino a Parigi: cinque anni esatti dopo l’attentato di Sarajevo, e nella stessa sala dove nel 1871 era stato proclamato l’Impero tedesco. La scelta del luogo non era casuale. Doveva essere una rivincita, e i tedeschi lo capirono benissimo.

La conferenza di Parigi e i “quattro grandi”

La conferenza di pace si aprì a Parigi il 18 gennaio 1919. Parteciparono decine di delegazioni, ma le decisioni le presero soprattutto quattro uomini: il presidente americano Woodrow Wilson, il primo ministro britannico David Lloyd George, il francese Georges Clemenceau e l’italiano Vittorio Emanuele Orlando. Gli sconfitti non furono invitati a trattare: la delegazione tedesca ricevette il testo già scritto nel maggio 1919 e poté solo presentare osservazioni scritte, in gran parte respinte.

Gli obiettivi erano diversi. Wilson arrivava con i suoi Quattordici punti del gennaio 1918: autodeterminazione dei popoli, diplomazia aperta, una società delle nazioni per evitare nuove guerre. Clemenceau, che aveva visto la Francia invasa due volte in cinquant’anni, voleva una Germania debole e sicurezza ai confini. Lloyd George stava nel mezzo, preoccupato di non spingere la Germania verso la rivoluzione.

Che cosa prevedeva il trattato

La Germania perse circa il 13% del suo territorio europeo. L’Alsazia-Lorena tornò alla Francia; alla nuova Polonia andò un corridoio che arrivava al Baltico e separava la Prussia orientale dal resto del paese; Danzica divenne città libera. La regione della Saar, ricca di carbone, passò per quindici anni sotto l’amministrazione della Società delle Nazioni, il cui statuto era inserito nel trattato stesso. Le colonie tedesche in Africa e nel Pacifico furono affidate come “mandati” a Gran Bretagna, Francia, Giappone e altri.

Le clausole militari erano durissime: esercito limitato a 100.000 uomini, niente aviazione, niente carri armati, niente sommergibili, Renania smilitarizzata. L’articolo 231 dichiarava la Germania e i suoi alleati responsabili dei danni della guerra. Su questa base furono chieste le riparazioni, fissate nel 1921 in 132 miliardi di marchi oro.

Il giorno della firma

La cerimonia del 28 giugno durò meno di un’ora. Clemenceau fece entrare nella Galleria degli Specchi alcuni soldati francesi con il volto sfigurato dalle ferite, le “gueules cassées”, perché i delegati tedeschi li vedessero. I due ministri della Repubblica di Weimar, Hermann Müller e Johannes Bell, firmarono per primi, pallidi e in silenzio. Fuori, nel parco, sparavano i cannoni e le fontane erano state accese per la festa. Dopo di loro firmarono, uno alla volta, Wilson, Clemenceau, Lloyd George e i rappresentanti di decine di altri paesi. Per molti tedeschi quel giorno restò una data di lutto nazionale.

E l’Italia?

Un equivoco frequente: i nuovi confini italiani non furono decisi a Versailles, che riguardava solo la Germania, ma dal trattato di Saint-Germain con l’Austria (settembre 1919), che assegnò all’Italia Trentino, Alto Adige, Trieste e l’Istria. La conferenza di Parigi fu comunque una delusione per Roma. Wilson rifiutò di concedere Fiume, e in aprile Orlando abbandonò per protesta i lavori, salvo tornare poche settimane dopo. In Italia si diffuse l’espressione “vittoria mutilata”, che il nazionalismo e poi il fascismo seppero sfruttare.

Una pace troppo dura o troppo debole?

Già nel 1919 l’economista inglese John Maynard Keynes, che aveva partecipato alla conferenza, scrisse Le conseguenze economiche della pace, sostenendo che le riparazioni erano impossibili da pagare e avrebbero rovinato l’Europa. Il maresciallo francese Foch, al contrario, riteneva il trattato troppo morbido; gli si attribuisce la frase: “Questa non è una pace, è un armistizio per vent’anni”. Gli Stati Uniti, intanto, non lo ratificarono mai: il Senato americano lo respinse e il paese restò fuori dalla Società delle Nazioni voluta dal suo stesso presidente.

In Germania il trattato fu chiamato Diktat, pace imposta. La rabbia contro Versailles alimentò la propaganda nazionalista e fu uno dei temi preferiti di Adolf Hitler. Le riparazioni pesarono sull’economia tedesca, travolta prima dall’inflazione del 1923 e poi dalla crisi del 1929. Oggi molti storici ritengono che il trattato non sia stato la causa diretta della seconda guerra mondiale: pesarono di più le scelte politiche degli anni Trenta e la mancanza di volontà di farlo rispettare. Ma il confronto con il congresso di Vienna, dove la Francia sconfitta sedeva al tavolo, resta istruttivo.

Domande frequenti

Quando fu firmato il trattato di Versailles? Il 28 giugno 1919, nella Galleria degli Specchi della reggia di Versailles.

Che cosa diceva l’articolo 231? Attribuiva alla Germania e ai suoi alleati la responsabilità dei danni causati dalla guerra; è noto come “clausola della colpa”.

Fonti per approfondire

Guida della Library of Congress sul trattato di Versailles; la scheda del Gilder Lehrman Institute su Wilson e il trattato.

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