La nascita della Società delle Nazioni

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Eventi e Guerre · Eventi politici

La Società delle Nazioni fu la prima organizzazione internazionale creata per mantenere la pace fra gli stati. Nacque ufficialmente il 10 gennaio 1920, quando entrò in vigore il trattato di Versailles, che nella sua prima parte conteneva il Patto della Società. Dopo i milioni di morti della prima guerra mondiale, l’idea era semplice: discutere invece di combattere, e punire insieme chi avesse aggredito un altro paese.

L’idea di Wilson

Il progetto era soprattutto del presidente americano Woodrow Wilson, che lo aveva annunciato nell’ultimo dei suoi Quattordici punti, nel gennaio 1918. Per questo nel 1919 ricevette il premio Nobel per la pace. Il paradosso è noto: gli Stati Uniti non entrarono mai nella Società. Il Senato americano, contrario a impegni che potessero trascinare il paese in guerre lontane, respinse il trattato. L’organizzazione partì così senza la potenza più ricca del mondo, e senza la Germania sconfitta e la Russia sovietica, escluse.

Come funzionava

La sede era a Ginevra, in Svizzera, paese neutrale. La prima Assemblea si riunì il 15 novembre 1920, con i delegati di 42 stati. C’era un’Assemblea in cui ogni membro aveva un voto, un Consiglio più ristretto con alcuni membri permanenti (all’inizio Gran Bretagna, Francia, Italia e Giappone) e un Segretariato di funzionari internazionali. Le decisioni importanti richiedevano l’unanimità, e la Società non aveva un esercito: contro un aggressore poteva solo proporre sanzioni economiche.

I successi meno ricordati

Nei manuali la Società delle Nazioni compare spesso solo come un fallimento, ma negli anni Venti ottenne risultati concreti. Nel 1921 risolse pacificamente la contesa fra Svezia e Finlandia sulle isole Åland, che restarono finlandesi con ampia autonomia per la popolazione di lingua svedese. L’esploratore norvegese Fridtjof Nansen, alto commissario per i rifugiati, creò nel 1922 il “passaporto Nansen”, un documento che permise a centinaia di migliaia di profughi russi, e poi armeni, di spostarsi e lavorare. Si occupò di epidemie, di tratta delle donne, di traffico di oppio. Collegata alla Società nacque anche l’Organizzazione internazionale del lavoro, che esiste ancora oggi.

Nel 1926 fu ammessa la Germania: sembrava l’inizio di una vera riconciliazione europea.

Gli anni Trenta: Manciuria ed Etiopia

La crisi economica dopo il 1929 cambiò tutto. Nel 1931 il Giappone invase la Manciuria, in Cina. La Società mandò una commissione guidata da lord Lytton, che condannò l’occupazione; il Giappone rispose uscendo dall’organizzazione nel 1933. Nello stesso anno, con Hitler al potere, se ne andò anche la Germania.

Il colpo più duro venne dall’Italia. Nell’ottobre 1935 Mussolini attaccò l’Etiopia, anch’essa membro della Società. Per la prima volta furono votate sanzioni contro un aggressore, ma escludevano il petrolio e il canale di Suez restò aperto alle navi italiane. Il regime parlò di “inique sanzioni” e organizzò la raccolta dell’oro alla patria, con la “giornata della fede” in cui milioni di italiani donarono la fede nuziale. Nel giugno 1936, a Ginevra, l’imperatore etiope Hailé Selassié prese la parola davanti all’Assemblea per chiedere aiuto, mentre alcuni giornalisti italiani lo fischiavano. Pochi giorni dopo le sanzioni furono ritirate. L’Italia uscì dalla Società nel dicembre 1937.

Il discorso di Hailé Selassié è rimasto famoso per una frase rivolta ai delegati: “Oggi tocca a noi, domani toccherà a voi”. Denunciò anche l’uso dei gas tossici da parte dell’esercito italiano, che il regime negava e che in Italia fu ammesso ufficialmente solo nel 1996. Gli storici concordano su un punto: dopo l’Etiopia nessun governo europeo credette più che la Società potesse proteggere un paese debole da uno forte. Quando nel 1938 la Germania annesse l’Austria e poi occupò la Cecoslovacchia, a Ginevra nessuno pensò di chiedere un voto: le decisioni si prendevano ormai altrove, come alla conferenza di Monaco.

La fine e l’eredità

L’Unione Sovietica, entrata nel 1934, fu espulsa nel dicembre 1939 dopo l’attacco alla Finlandia: fu l’ultimo atto rilevante. Durante la seconda guerra mondiale il Palazzo delle Nazioni, appena terminato, restò quasi vuoto. La Società si sciolse formalmente nell’aprile 1946, trasferendo beni e archivi alle Nazioni Unite. L’ONU nacque proprio cercando di correggerne i difetti: un Consiglio di sicurezza con potere di decisione e la partecipazione di tutte le grandi potenze. L’idea di un’istituzione permanente per la pace, che già nel congresso di Vienna aveva avuto un primo abbozzo nei congressi periodici, era però nata a Ginevra.

Domande frequenti

Perché la Società delle Nazioni fallì? Mancavano gli Stati Uniti, servivano decisioni unanimi e non aveva forze armate: non riuscì a fermare Giappone, Italia e Germania negli anni Trenta.

Dove aveva sede? A Ginevra, dove il Palazzo delle Nazioni ospita oggi uffici dell’ONU.

Fonti per approfondire

Pagina storica dell’ONU di Ginevra sulla Società delle Nazioni, che ne conserva gli archivi.

Torna agli eventi politici

Una sezione è l’inizio di un percorso.

Rientra nell’archivio principale o consulta strumenti, cronologie e mappe per ampliare la ricerca.

Esplora le epocheConsulta le risorse