Il Concilio Vaticano II fu l’assemblea dei vescovi di tutta la Chiesa cattolica che si riunì nella basilica di San Pietro, a Roma, dall’11 ottobre 1962 all’8 dicembre 1965. Lo convocò papa Giovanni XXIII, lo concluse Paolo VI. Fu il ventunesimo concilio ecumenico secondo il conto della Chiesa cattolica, e il primo della storia a cui parteciparono vescovi di tutti i continenti. Ne uscirono sedici documenti che cambiarono la messa, il rapporto con le altre religioni e il modo in cui la Chiesa guardava al mondo moderno.
Un annuncio a sorpresa
Angelo Giuseppe Roncalli, nato nel 1881 a Sotto il Monte, nella campagna bergamasca, fu eletto papa nell’ottobre 1958, a settantasette anni. Molti cardinali lo consideravano un pontefice “di transizione”. Il 25 gennaio 1959, appena tre mesi dopo, davanti a un piccolo gruppo di cardinali riuniti nella basilica di San Paolo fuori le Mura, annunciò che avrebbe convocato un concilio. Lo stesso Giovanni XXIII raccontò poi che i cardinali avevano accolto la notizia con un “impressionante, devoto silenzio”.
L’ultimo concilio, il Vaticano I, si era interrotto nel 1870, quando le truppe italiane erano entrate a Roma. Prima ancora c’era stato il Concilio di Trento, nel Cinquecento, la risposta cattolica alla Riforma protestante. I concili del passato erano stati convocati di solito per condannare eresie o affrontare crisi. Giovanni XXIII disse che il suo avrebbe dovuto essere un “aggiornamento”: una parola italiana che i giornali di tutto il mondo ripresero senza tradurla.
L’apertura dell’11 ottobre 1962
La mattina dell’11 ottobre 1962 una processione di oltre duemila vescovi in mitra bianca attraversò piazza San Pietro ed entrò nella basilica, trasformata in un’aula con lunghe tribune lungo la navata. Nel discorso di apertura, noto dalle prime parole latine Gaudet Mater Ecclesia, il papa prese le distanze dai “profeti di sventura” che vedevano nel mondo moderno solo rovina, e disse che la Chiesa preferiva usare “la medicina della misericordia piuttosto che della severità”.
La sera la piazza si riempì di fiaccole. Il papa si affacciò e improvvisò il cosiddetto “discorso della luna”: notò che persino la luna sembrava affrettarsi a guardare quello spettacolo, e chiese ai fedeli di tornare a casa e dare una carezza ai propri bambini, dicendo che era la carezza del papa. Una settimana dopo scoppiò la crisi dei missili di Cuba; il 25 ottobre Giovanni XXIII lanciò alla radio un appello ai governanti perché salvassero la pace, ripreso anche dalla stampa sovietica.
Come lavorava il Concilio
I lavori si svolsero in quattro sessioni, una ogni autunno dal 1962 al 1965. Le discussioni erano in latino, con interventi di dieci minuti. Le votazioni avvenivano con schede perforate lette da un sistema meccanografico, una novità per l’epoca. Accanto ai vescovi sedevano i periti, i teologi esperti, e gli osservatori inviati dalle Chiese ortodosse e protestanti, che potevano seguire tutte le sedute. Dalla terza sessione furono ammesse anche alcune uditrici laiche e religiose.
Giovanni XXIII non vide la fine dei lavori. Morì il 3 giugno 1963 per un tumore. Il suo successore, l’arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, eletto il 21 giugno con il nome di Paolo VI, annunciò subito che il Concilio sarebbe continuato e lo guidò fino alla chiusura.
I documenti principali
Il Concilio approvò sedici documenti: quattro costituzioni, nove decreti e tre dichiarazioni. I più noti sono le quattro costituzioni. La Sacrosanctum Concilium (4 dicembre 1963) riformò la liturgia e aprì all’uso delle lingue nazionali nella messa, che fino ad allora si celebrava in latino: in Italia, la prima messa in italiano fu celebrata da Paolo VI il 7 marzo 1965 nella parrocchia romana di Ognissanti. La Lumen gentium (1964) descrive la Chiesa come “popolo di Dio”. La Dei Verbum (1965) riguarda la Bibbia e incoraggia i fedeli a leggerla. La Gaudium et spes (7 dicembre 1965) si occupa del rapporto con il mondo contemporaneo: lavoro, famiglia, cultura, guerra e pace.
Fra le dichiarazioni, due ebbero un grande peso. La Nostra aetate (28 ottobre 1965) parla con rispetto delle religioni non cristiane e afferma che la morte di Gesù non può essere imputata agli ebrei di allora indistintamente né a quelli di oggi: una svolta dopo secoli di antigiudaismo. La Dignitatis humanae riconosce la libertà religiosa come diritto della persona. Sul tema si veda anche la cronologia sul dialogo interreligioso nel Novecento.
La chiusura e il gesto verso Costantinopoli
Il 7 dicembre 1965, il giorno prima della chiusura, a Roma e a Istanbul fu letta una dichiarazione comune di Paolo VI e del patriarca ecumenico Atenagora: le scomuniche reciproche del 1054, simbolo dello scisma d’Oriente, venivano cancellate dalla memoria della Chiesa. Non era la riunificazione, ma un gesto senza precedenti. L’8 dicembre il Concilio si chiuse con una messa all’aperto in piazza San Pietro.
Interpretazioni e discussioni
Sul significato del Concilio i cattolici discutono ancora. Una minoranza tradizionalista rifiutò alcune riforme: l’arcivescovo francese Marcel Lefebvre, contrario alla nuova liturgia e alla dichiarazione sulla libertà religiosa, fondò una propria fraternità e nel 1988 consacrò vescovi senza il permesso del papa, incorrendo nella scomunica. Altri ritenevano invece che le riforme non fossero andate abbastanza lontano. Nel dicembre 2005 Benedetto XVI, che al Concilio aveva partecipato come giovane teologo, propose di leggerlo con una “ermeneutica della riforma” nella continuità con la tradizione, contrapposta a una lettura di “discontinuità e rottura”. Anche papa Francesco ha spesso richiamato il Concilio come riferimento del suo pontificato.
Giovanni XXIII è stato proclamato santo nel 2014, Paolo VI nel 2018. La memoria liturgica di san Giovanni XXIII cade l’11 ottobre, nell’anniversario dell’apertura del Concilio. Il periodo si inserisce nel clima della guerra fredda e delle grandi trasformazioni sociali degli anni Sessanta.
In breve
Annunciato il 25 gennaio 1959, aperto l’11 ottobre 1962, chiuso l’8 dicembre 1965. Quattro sessioni, due papi, sedici documenti. Effetti più visibili: la messa nelle lingue nazionali, il dialogo con le altre confessioni cristiane e con le altre religioni, la libertà religiosa.
Fonti per approfondire
I documenti del Concilio Vaticano II sul sito della Santa Sede; il discorso di apertura dell’11 ottobre 1962 di Giovanni XXIII.