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Conquiste islamiche

Manoscritto e astrolabio su un tavolo di studio davanti a una città medievale araba al tramonto, immagine editoriale sui califfati e le reti di sapere

Le conquiste islamiche, chiamate anche conquiste arabe, sono l’espansione militare che seguì la morte di Maometto nel 632. In poco più di un secolo gli eserciti dei califfi arrivarono dalla penisola arabica fino ai Pirenei a ovest e al fiume Indo a est. Abbatterono l’Impero persiano, tolsero a Bisanzio le sue province più ricche e crearono uno degli imperi più vasti della storia. Fu una delle trasformazioni più rapide che il Mediterraneo abbia mai visto.

Da Maometto ai primi califfi

Alla morte di Maometto la nuova comunità musulmana controllava gran parte dell’Arabia, ma molte tribù consideravano il loro patto valido solo con il Profeta. Il primo califfo, Abu Bakr, le riportò all’obbedienza con una serie di campagne note come guerre della ridda, l’apostasia. L’Arabia, per la prima volta, era unita sotto un solo potere.

Quella forza fu presto rivolta verso l’esterno. Sotto il secondo califfo, Omar (634-644), avvennero le conquiste più spettacolari.

Perché le conquiste furono così rapide

La prima ragione sta nei vicini. Bisanzio e la Persia sasanide avevano appena finito una guerra durissima, combattuta dal 602 al 628: le guerre bizantino-persiane avevano svuotato le casse e decimato gli eserciti di entrambi.

Poi c’era la mobilità degli arabi. Abituati al deserto, con cammelli e cavalli si spostavano più rapidamente dei loro avversari e potevano ritirarsi dove nessuno li avrebbe seguiti. Infine la fede, che dava agli eserciti una motivazione comune, e la prospettiva concreta del bottino.

Conta anche come trattarono i vinti. Molte città si arresero per accordo. Cristiani, ebrei e zoroastriani, considerati “protetti”, potevano conservare la propria religione pagando un’imposta speciale, la jizya. Per molte popolazioni, che già mal sopportavano le tasse e le dispute religiose di Costantinopoli, il cambio di padrone non apparve subito come una catastrofe.

La Siria e la caduta della Persia

Nel 636, sul fiume Yarmuk, un affluente del Giordano, gli arabi sconfissero un grande esercito bizantino. La Siria e la Palestina erano perdute per Bisanzio. Gerusalemme si arrese poco dopo, e la tradizione racconta che Omar vi entrò di persona per ricevere la resa.

Nello stesso periodo, a Qadisiyya, in Iraq, fu battuto l’esercito persiano. Gli arabi presero Ctesifonte, la capitale sasanide, con i suoi tesori. Dopo la sconfitta di Nahavand, nel 642, l’impero persiano si sfaldò. L’ultimo re, Yazdegerd III, fu ucciso nel 651 mentre fuggiva verso est. Un impero che durava da oltre quattro secoli era scomparso.

Egitto e Nord Africa

L’Egitto, il granaio di Bisanzio, fu conquistato tra il 639 e il 642 dal generale Amr ibn al-As. Al posto di Alessandria, gli arabi fondarono una nuova città-accampamento, Fustat, vicino all’attuale Cairo. Lo stesso fecero altrove: Bassora e Kufa in Iraq erano nate come basi militari.

Più a ovest l’avanzata fu molto più lenta. I berberi del Nord Africa resistettero a lungo. Kairouan, in Tunisia, fu fondata intorno al 670; Cartagine cadde solo nel 698. Poi molti berberi si convertirono ed entrarono negli eserciti dei conquistatori.

La Spagna e Poitiers

Nel 711 un comandante berbero, Tariq ibn Ziyad, attraversò lo stretto con un esercito. La rocca dove sbarcò prese il suo nome: Jabal Tariq, il monte di Tariq, cioè Gibilterra. Il regno dei Visigoti crollò in pochi anni. Nacque al-Andalus, che avrebbe avuto il suo centro a Cordova.

Le incursioni proseguirono oltre i Pirenei, finché nel 732, o nel 733, Carlo Martello fermò un esercito arabo-berbero nella battaglia di Poitiers. Gli storici di oggi la vedono più come una grande razzia respinta che come un’invasione fermata, ma segnò di fatto il limite dell’espansione in Europa occidentale.

I limiti dell’espansione: Costantinopoli e l’Asia

Il grande obiettivo restava Costantinopoli. Gli arabi la assediarono più volte, l’ultima nel 717-718, per terra e per mare. Le mura e il “fuoco greco”, una miscela incendiaria che bruciava anche sull’acqua, salvarono la città. I Bizantini persero molto, ma sopravvissero, e l’Anatolia restò cristiana per altri tre secoli e mezzo.

A est gli eserciti arabi arrivarono in Asia centrale e nel 711-712 conquistarono il Sind, nell’attuale Pakistan. Nel 751, presso il fiume Talas, sconfissero un esercito della Cina dei Tang: fu il punto più lontano raggiunto verso oriente.

Le conseguenze delle conquiste islamiche

Le conquiste non convertirono subito i vinti. Per generazioni in Egitto, Siria e Iraq i musulmani furono una minoranza al potere; la conversione della maggioranza fu un processo di secoli. L’arabo, invece, si diffuse rapidamente come lingua dell’amministrazione e della cultura.

Nel 750 la dinastia omayyade, che governava da Damasco, fu rovesciata dagli Abbasidi, che spostarono il centro dell’impero in Iraq e fondarono Baghdad. L’età delle grandi conquiste era finita. Si apriva quella della civiltà degli Arabi nel Medioevo, con le sue città, i suoi commerci e i suoi saperi.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Encyclopaedia Britannica, voce “caliphate”
  • Fred M. Donner, The Early Islamic Conquests, Princeton University Press, 1981
  • Hugh Kennedy, The Great Arab Conquests: How the Spread of Islam Changed the World We Live In, Weidenfeld & Nicolson, 2007
  • Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo). I. Il Vicino Oriente, Einaudi, 2004

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