L’Arandora Star era un transatlantico britannico affondato da un sommergibile tedesco il 2 luglio 1940, al largo della costa nord-occidentale dell’Irlanda. A bordo c’erano centinaia di italiani che vivevano in Gran Bretagna da anni, a volte da decenni: gelatieri, camerieri, cuochi, proprietari di fish and chips. Dopo l’entrata in guerra dell’Italia erano stati arrestati come “stranieri nemici” e ora venivano deportati in Canada. Ne morirono 446, secondo il numero adottato dalla legge italiana. Dal 2026 l’Italia li ricorda ogni anno l’11 ottobre con una Giornata nazionale.
“Prendeteli tutti”: gli italiani diventano nemici
Il 10 giugno 1940 Mussolini dichiarò guerra a Francia e Gran Bretagna. In quel momento nel Regno Unito viveva una comunità italiana numerosa, arrivata soprattutto fra Ottocento e primo Novecento con la grande emigrazione. Molti venivano da poche valli dell’Appennino: la Val Taro e la Val Ceno, nel Parmense, la Valle di Comino, nel Frusinate, la Garfagnana e la zona di Barga, in Lucchesia. A Londra, Glasgow, Edimburgo, Cardiff gestivano caffè, ristoranti, gelaterie.
Il governo britannico temeva spie e sabotatori; la Francia stava crollando e si aspettava un’invasione. A Winston Churchill, primo ministro da un mese, viene attribuito l’ordine sbrigativo “Collar the lot!”, “prendeteli tutti”. Nelle ore successive alla dichiarazione di guerra la polizia arrestò migliaia di uomini italiani fra i 17 e i 60 anni. In alcune città vetrine di negozi italiani furono spaccate dalla folla. Fra gli arrestati c’erano iscritti ai fasci all’estero, ma anche persone che con il fascismo non avevano nulla a che fare, o che ne erano nemiche.
L’imbarco a Liverpool
Gli internati furono raccolti in campi improvvisati, come una filanda abbandonata a Bury, vicino a Manchester, poi trasferiti a Liverpool. Il governo aveva deciso di mandarne una parte nelle colonie e nei dominions. L’Arandora Star, nave da crociera di lusso della Blue Star Line negli anni Trenta, ridipinta di grigio per la guerra, salpò nelle prime ore del 1° luglio 1940 diretta a St. John’s, in Terranova. Non aveva scorta e non portava segni che indicassero la presenza di civili.
Quante persone fossero a bordo non è mai stato chiaro. Le cifre circolate per decenni vanno da circa 1.560 a quasi 1.700. Lo studioso Pacitti, che ha ricostruito i nomi di tutti gli imbarcati in un lavoro pubblicato nel 2024 sulla rivista Modern Italy e poi ampliato, arriva a 1.614 uomini: 707 internati italiani, 470 internati tedeschi, austriaci e di altre nazionalità, molti dei quali rifugiati ebrei fuggiti dal nazismo, 255 soldati di guardia e 182 membri dell’equipaggio. La nave era sovraffollata, e il filo spinato steso sui ponti ostacolava l’accesso alle scialuppe.
Il siluro del 2 luglio
Poco dopo le sei del mattino del 2 luglio il sommergibile U-47, comandato da Günther Prien, già famoso per aver affondato una corazzata inglese nella base di Scapa Flow, colpì la nave con un siluro. Prien non sapeva chi ci fosse a bordo: vide un transatlantico grigio e lo considerò un bersaglio militare. L’Arandora Star affondò in poco più di mezz’ora. Molti anziani, rimasti sottocoperta o incapaci di nuotare, non riuscirono a salire sulle lance; altri si gettarono in un mare coperto di nafta.
Il cacciatorpediniere canadese St. Laurent, chiamato da un idrovolante della RAF, arrivò ore dopo e recuperò i superstiti. Anche sul numero dei morti le fonti non coincidono: alcune ricostruzioni giornalistiche parlano di circa 800 vittime, altre di 865. Secondo il conteggio di Pacitti morirono 743 uomini, di cui 442 italiani, mentre 871 furono salvati. La legge italiana del 2026 adotta la cifra tradizionale di 446 italiani.
Per molti sopravvissuti la vicenda non finì lì. Pochi giorni dopo, il 10 luglio, alcune centinaia di loro furono imbarcati sulla Dunera, diretta in Australia, dove arrivarono dopo quasi due mesi di viaggio in condizioni durissime.
Chi erano le vittime
I paesi d’origine pagarono un prezzo altissimo. Secondo le ricostruzioni locali, il solo comune di Bardi, in provincia di Parma, perse 48 uomini; il più giovane dei parmensi morti aveva sedici anni. Fra le vittime c’era anche Decio Anzani, sarto romagnolo emigrato a Londra e segretario della sezione londinese della Lega italiana per i diritti dell’uomo, un’associazione antifascista: un uomo che il regime considerava un nemico fu deportato come fascista. Il caso divenne il simbolo della confusione con cui erano state compilate le liste.
In Gran Bretagna la tragedia suscitò un dibattito in Parlamento e contribuì a un ripensamento della politica di internamento, che dalla fine del 1940 fu ammorbidita. Una vicenda simile, con proporzioni ben più grandi, riguardò negli Stati Uniti i cittadini di origine giapponese internati durante la presidenza di Roosevelt.
La memoria e la Giornata nazionale
Per decenni la storia dell’Arandora Star restò confinata nelle famiglie e nei paesi colpiti. A Bardi esiste da tempo una cappella in memoria dei caduti; a Glasgow, nel 2011, è stato inaugurato un giardino della memoria accanto alla cattedrale di Sant’Andrea; lapidi e targhe ricordano le vittime a Liverpool, Cardiff, Barga e in altre località. Documentari e ricerche, come quelle di Serena Balestracci, hanno riportato l’attenzione sulla vicenda.
Con la legge 16 luglio 2026, n. 132, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 27 luglio 2026, la Repubblica ha riconosciuto l’11 ottobre di ogni anno come “Giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra, periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star”. La legge prevede che in quel giorno, nei luoghi pubblici e privati, si osservi un minuto di silenzio; non è un giorno festivo. Secondo il Consolato generale d’Italia a Edimburgo, la data è l’anniversario della morte di Rando Bertoia, l’ultimo superstite. La prima Giornata si è celebrata l’11 ottobre 2026, con cerimonie a Glasgow, Bardi, Barga, Picinisco e in molti altri comuni.
La vicenda è uno dei tanti episodi della seconda guerra mondiale in cui i civili furono vittime di decisioni prese in fretta, sulla base della nazionalità e non delle responsabilità individuali.
In breve
Partita da Liverpool il 1° luglio 1940 verso il Canada, silurata dall’U-47 il 2 luglio a nord-ovest dell’Irlanda. A bordo internati italiani e tedeschi, soldati ed equipaggio. Le vittime italiane sono 446 secondo la legge 132/2026; le stime complessive variano a seconda delle fonti. Giornata nazionale: 11 ottobre.
Fonti per approfondire
Il testo della legge 16 luglio 2026, n. 132 su Normattiva; la notizia del Consolato generale d’Italia a Edimburgo sulla prima Giornata; l’elenco degli imbarcati ricostruito sul sito di ricerca pacitti.biz.