Migrazioni

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Le migrazioni sono spostamenti di persone da un luogo all’altro con l’intenzione di stabilirsi altrove, per un periodo lungo o per sempre. Non sono un’eccezione della storia, ma una sua costante: la nostra specie ha popolato il pianeta migrando, e quasi ogni società è nata dall’incontro di gruppi venuti da lontano. Cambiano le cause, i numeri, le strade e il modo in cui i migranti vengono accolti. In questa pagina dei grandi temi ripercorriamo alcune tappe, per capire che cosa c’è di vecchio e che cosa di nuovo nelle migrazioni di oggi.

Perché si parte

Gli studiosi parlano spesso di fattori di spinta e di attrazione. Si parte perché qualcosa spinge via: povertà, carestie, guerre, persecuzioni, disastri ambientali. E si sceglie una meta perché qualcosa attira: lavoro, terra, sicurezza, parenti già emigrati. Poi ci sono le reti: chi è partito prima aiuta chi arriva dopo, e intere comunità si ricostruiscono dall’altra parte del mondo.

Va distinto anche chi parte per scelta da chi è costretto. Le migrazioni forzate, come la deportazione degli schiavi o la fuga dei profughi, sono una parte drammatica di questa storia.

Le prime migrazioni umane

Il primo grande viaggio è quello dei nostri antenati. Homo erectus uscì dall’Africa già circa 1,8 milioni di anni fa. Molto più tardi Homo sapiens, comparso in Africa, si diffuse in Asia, in Europa, in Australia e infine nelle Americhe, come racconta la scheda sul popolamento delle Americhe. Con il Neolitico, gruppi di agricoltori si spostarono dal Vicino Oriente verso l’Europa portando con sé piante coltivate e animali domestici: il DNA antico mostra che non si spostarono solo le idee, ma anche le persone.

Antichità e Medioevo

Nel mondo antico i Greci fondarono colonie in tutto il Mediterraneo, e i Fenici fecero lo stesso, da Cartagine alla Spagna. Più tardi, tra il IV e il VI secolo d.C., popoli germanici come Goti, Vandali, Franchi e Longobardi entrarono nei territori dell’Impero romano. La storiografia italiana li ha chiamati a lungo “invasioni barbariche”; oggi si preferisce parlare anche di migrazioni e di integrazione, perché molti di questi gruppi si stabilirono dentro l’impero e ne adottarono istituzioni e religione. Da questo incontro nacquero i regni romano-barbarici.

La tratta atlantica: una migrazione forzata

Tra il Cinquecento e l’Ottocento la più grande migrazione transoceanica non fu europea ma africana, e non fu volontaria. Circa 12,5 milioni di africani furono imbarcati come schiavi verso le Americhe, e quasi due milioni morirono durante la traversata. Le loro culture hanno profondamente segnato le società americane, come spiega la pagina sulla tratta atlantica e le diaspore africane.

L’età delle grandi migrazioni (1850-1914)

Nella seconda metà dell’Ottocento milioni di europei partirono per le Americhe e l’Australia, grazie ai piroscafi e alle ferrovie e spinti dalla crisi delle campagne. L’Italia fu protagonista: tra l’Unità e la Prima guerra mondiale partirono circa 14 milioni di italiani, diretti soprattutto negli Stati Uniti, in Argentina, in Brasile e nei paesi europei vicini. Molti tornarono, molti restarono. Le comunità all’estero restarono esposte alle guerre fra gli stati: nel 1940 centinaia di italiani che vivevano in Gran Bretagna, internati come stranieri nemici, morirono nel naufragio dell’Arandora Star. Furono spesso accolti con diffidenza e pregiudizi, come racconta la scheda sulle migrazioni italiane tra Otto e Novecento.

Le migrazioni continuarono anche dentro l’Italia: nel secondo dopoguerra milioni di persone si spostarono dal Sud e dal Nord-Est verso le città industriali del Nord-Ovest, e verso Germania, Svizzera e Belgio.

Il Novecento dei profughi

Il Novecento fu anche il secolo dei profughi. Le guerre mondiali, la fine degli imperi e i nuovi confini costrinsero milioni di persone a fuggire o a essere espulse: armeni, greci e turchi dopo la Prima guerra mondiale, tedeschi dall’Europa orientale dopo il 1945, la divisione dell’India nel 1947. Nel 1951 la Convenzione di Ginevra definì chi è rifugiato e quali diritti ha. Negli anni Settanta l’Italia smise di essere soprattutto un paese di emigrazione e divenne anche un paese di immigrazione.

Le migrazioni di oggi

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel 2020 i migranti internazionali erano circa 281 milioni, intorno al 3,6% della popolazione mondiale. La grande maggioranza si sposta per lavoro o per motivi familiari, spesso all’interno dello stesso continente. Una parte fugge da guerre e persecuzioni. È un tema al centro del dibattito politico, anche in Italia, dove gli arrivi via mare dal Mediterraneo sono diventati una questione politica centrale. La storia ci ricorda che le migrazioni hanno sempre trasformato le società, e che il modo di governarle è una scelta politica.

In breve

Le migrazioni accompagnano tutta la storia umana: dall’uscita dall’Africa ai coloni greci, dai popoli germanici alla tratta degli schiavi, dalla grande emigrazione italiana ai profughi del Novecento. Le cause cambiano, ma tornano sempre la spinta della povertà e della violenza e l’attrazione di lavoro e sicurezza.

Fonti per approfondire

  • Massimo Livi Bacci, In cammino. Breve storia delle migrazioni, il Mulino, 2010
  • Paola Corti, Storia delle migrazioni internazionali, Laterza, 2003
  • Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), World Migration Report 2024

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