Il Risorgimento è il periodo della storia italiana, compreso tra il Congresso di Vienna del 1815 e la presa di Roma del 1870-1871, in cui si sviluppò il movimento politico e culturale che portò all’unificazione della penisola e alla nascita del Regno d’Italia. Il termine, che significa “rinascita”, fu usato dai patrioti dell’Ottocento per indicare il ritorno dell’Italia a un ruolo di nazione libera e indipendente, dopo secoli di divisione politica e di dominazioni straniere.
Risorgimento: riassunto
Dopo la caduta di Napoleone, il Congresso di Vienna restaurò in Italia i vecchi sovrani. La penisola era divisa in diversi Stati: il Regno di Sardegna dei Savoia, il Regno Lombardo-Veneto sotto l’Austria, i ducati di Parma, Modena e Toscana, lo Stato pontificio e il Regno delle Due Sicilie dei Borbone. L’Austria esercitava un’influenza dominante su gran parte della penisola.
Contro questo assetto si formarono società segrete e movimenti patriottici, che organizzarono insurrezioni nel 1820-1821 e nel 1831. Dopo il fallimento di questi moti e delle rivoluzioni del 1848-1849, la guida del movimento passò al Regno di Sardegna, che con la politica di Cavour, l’alleanza con la Francia e l’impresa di Garibaldi realizzò l’unificazione tra il 1859 e il 1861. Il Veneto fu annesso nel 1866 e Roma nel 1870.
Le fasi del Risorgimento
Le società segrete e i primi moti (1815-1831)
Nei primi anni della Restaurazione l’opposizione si organizzò in società segrete, come la Carboneria, diffuse soprattutto tra ufficiali, borghesi e intellettuali. I moti del 1820-21, scoppiati nel Regno delle Due Sicilie e in Piemonte, chiedevano soprattutto una costituzione; quelli del 1831 interessarono i ducati emiliani e le Legazioni pontificie. Furono tutti repressi, spesso con l’intervento dell’esercito austriaco.
Mazzini e i moderati (1831-1848)
Nel 1831 Giuseppe Mazzini fondò la Giovine Italia, che proponeva un’Italia unita, indipendente e repubblicana, da raggiungere con l’insurrezione popolare. I suoi tentativi insurrezionali fallirono, ma le sue idee ebbero grande diffusione. Negli stessi anni si affermarono i moderati, che volevano riforme graduali: Vincenzo Gioberti propose una confederazione di Stati sotto la presidenza del papa, mentre Cesare Balbo e Massimo d’Azeglio guardavano al Piemonte.
Il 1848 e la prima guerra d’indipendenza
Con le rivoluzioni del 1848 diversi sovrani concessero costituzioni; nel Regno di Sardegna Carlo Alberto promulgò lo Statuto albertino. Dopo le Cinque giornate di Milano, il Piemonte dichiarò guerra all’Austria, ma fu sconfitto a Custoza nel luglio 1848 e a Novara nel marzo 1849. Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Nel 1849 resistettero a lungo la Repubblica romana, difesa da Garibaldi, e la Repubblica di San Marco a Venezia, guidata da Daniele Manin, ma alla fine caddero anche loro.
Il decennio di preparazione e l’Unità (1849-1861)
Il Regno di Sardegna fu l’unico Stato a mantenere la costituzione. Dal 1852 il primo ministro Camillo Benso conte di Cavour modernizzò l’economia, partecipò alla guerra di Crimea per ottenere visibilità internazionale e strinse l’alleanza con Napoleone III. Con la seconda delle guerre d’indipendenza italiane (1859), i plebisciti nell’Italia centrale e la spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi (1860) si giunse alla proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861, raccontata nella voce sull’Unità d’Italia.
Il completamento (1866-1870)
Nel 1866 l’Italia, alleata della Prussia, ottenne il Veneto con la terza guerra d’indipendenza. Il 20 settembre 1870, dopo la caduta di Napoleone III, le truppe italiane entrarono a Roma attraverso la breccia di Porta Pia; nel 1871 Roma divenne capitale.
Le correnti politiche del Risorgimento
- democratici e repubblicani, guidati da Mazzini e, sul piano militare, da Garibaldi: volevano un’Italia unita e repubblicana, nata dalla partecipazione popolare;
- moderati e liberali, tra cui Cavour: volevano uno Stato monarchico e costituzionale, costruito con la diplomazia e la guerra regolare;
- federalisti, come Carlo Cattaneo, che pensavano a un’Italia formata da Stati autonomi uniti in una federazione;
- neoguelfi, come Gioberti, che affidavano un ruolo guida al papato, ipotesi tramontata dopo il 1848.
Le cause del Risorgimento
- l’eredità della Rivoluzione francese e dell’età napoleonica, che avevano diffuso idee di libertà, uguaglianza e nazione e semplificato la carta politica della penisola;
- il romanticismo e l’idea di nazione, fondata su lingua, cultura e storia comuni, sostenuta da scrittori come Manzoni e da musicisti come Verdi;
- l’opposizione all’Austria e ai governi assoluti della Restaurazione;
- gli interessi economici della borghesia, che desiderava un mercato unico e moderne vie di comunicazione;
- la situazione internazionale, che con le guerre del 1859, del 1866 e del 1870 offrì le occasioni decisive.
Il Risorgimento nella storiografia
Il Risorgimento è stato a lungo raccontato come un’epopea nazionale. Gli storici hanno poi discusso i suoi limiti: la scarsa partecipazione delle masse contadine, il carattere di “conquista regia” dell’unificazione, i problemi del Mezzogiorno. Studi più recenti hanno messo in luce anche la dimensione culturale, la partecipazione delle donne e dei volontari e i legami con i movimenti nazionali europei.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Treccani, voci storiche e biografiche di riferimento.
- Encyclopaedia Britannica, sintesi e cronologie di confronto.
- Oxford Reference e Cambridge Histories, studi di inquadramento.
- Fonti coeve, archivi e ricerche specialistiche pertinenti al tema.