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Guerra russo-ucraina

Epoca:

La guerra russo-ucraina è il conflitto tra Russia e Ucraina cominciato nel 2014, con l’annessione russa della Crimea e la guerra nel Donbass, e diventato il 24 febbraio 2022 un’invasione su larga scala. È la guerra più grande combattuta in Europa dal 1945, per numero di soldati, estensione del fronte e persone costrette a fuggire. Per capirla bisogna partire da lontano, perché entrambe le parti usano la storia come argomento. In questa scheda seguiamo le tappe principali fino a oggi, separando i fatti verificati dalle dichiarazioni dei governi. Per i dettagli ci sono le schede sulla crisi russo-ucraina dal 2014 e sull’invasione russa dell’Ucraina del 2022.

Una storia comune e contesa: dalla Rus’ di Kiev all’Impero russo

Nel IX secolo, attorno a Kiev, nacque la Rus’, uno Stato di principati slavi orientali governati da una dinastia di origine scandinava. Nel 988 il principe Volodymyr, che i russi chiamano Vladimir, si fece battezzare secondo il rito bizantino e portò il cristianesimo ortodosso nei suoi domini. La Rus’ di Kiev crollò sotto i colpi dei mongoli, che nel 1240 distrussero la città. Russi, ucraini e bielorussi la considerano tutti la propria culla. Ed è proprio qui che comincia la contesa: per Mosca è l’origine di un unico popolo, per gli ucraini l’inizio di una storia nazionale distinta.

Nei secoli seguenti le terre ucraine passarono in gran parte sotto Lituania e Polonia, mentre a nord-est cresceva il principato di Mosca. Nelle steppe del Dnipro si formarono le comunità libere dei cosacchi. Nel 1648 l’etmano Bohdan Chmel’nyc’kyj guidò una grande rivolta contro la Polonia e nel 1654, con il patto di Perejaslav, si pose sotto la protezione dello zar. Fu l’inizio di un lungo assorbimento. Alla fine del Settecento quasi tutta l’Ucraina faceva parte dell’Impero russo, tranne la Galizia, che apparteneva agli Asburgo. Nell’Ottocento il governo zarista arrivò a limitare per legge le pubblicazioni in lingua ucraina, considerata un semplice dialetto del russo.

Dal 1917 all’URSS: la breve indipendenza e l’Holodomor

Con la rivoluzione del 1917 a Kiev nacque un parlamento, la Rada centrale, che proclamò la Repubblica popolare ucraina e nel gennaio 1918 ne dichiarò l’indipendenza. Seguirono anni di guerra civile, con eserciti ucraini, bolscevichi, bianchi e polacchi che si contendevano il paese. Nel 1922 l’Ucraina sovietica fu tra le repubbliche fondatrici dell’Unione Sovietica, mentre gran parte della Galizia e della Volinia era passata alla Polonia.

Negli anni Venti Mosca favorì la lingua e la cultura ucraina. Poi arrivò Stalin. La collettivizzazione forzata delle campagne e le requisizioni di grano provocarono nel 1932-33 una carestia spaventosa, che gli ucraini chiamano Holodomor, “morte per fame”. Morirono milioni di persone: le stime più citate per la sola Ucraina vanno da circa tre milioni e mezzo a cinque. L’Ucraina e molti altri Stati, oltre al Parlamento europeo nel 2022, lo hanno riconosciuto come genocidio; una parte degli storici preferisce parlare di carestia provocata da scelte politiche criminali, senza usare quel termine. Durante la Seconda guerra mondiale l’Ucraina fu uno dei territori più devastati d’Europa. Nel 1954 la Crimea fu trasferita dalla Russia sovietica all’Ucraina sovietica, un passaggio che allora sembrava solo amministrativo.

1991: l’indipendenza e il Memorandum di Budapest

Il 24 agosto 1991, dopo il fallito colpo di Stato a Mosca, il parlamento di Kiev proclamò l’indipendenza. Il 1° dicembre gli ucraini la confermarono con un referendum: i sì superarono il 90 per cento e prevalsero in tutte le regioni, comprese la Crimea e le zone orientali, dove si parlava soprattutto russo. Pochi giorni dopo arrivò la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Il nuovo Stato aveva ereditato un grande arsenale nucleare. Con il Memorandum di Budapest, firmato il 5 dicembre 1994, vi rinunciò e trasferì le testate alla Russia; in cambio Russia, Stati Uniti e Regno Unito si impegnarono a rispettarne l’indipendenza e i confini esistenti. Erano impegni politici, senza garanzie militari, e questo pesa ancora oggi nelle trattative. La storia dei decenni successivi è raccontata nella scheda sull’Ucraina indipendente.

Dalla rivoluzione arancione all’Euromaidan

Per vent’anni la politica ucraina oscillò tra Mosca e l’Europa, spesso con un paese diviso tra ovest ed est. Nel novembre 2004 il ballottaggio presidenziale fu vinto ufficialmente da Viktor Janukovyč, sostenuto dal Cremlino, ma gli osservatori denunciarono brogli. Centinaia di migliaia di persone scesero in piazza con il colore arancione dell’opposizione. La Corte suprema annullò il voto e la ripetizione fu vinta da Viktor Juščenko. Fu la rivoluzione arancione. Nel 2010, però, Janukovyč vinse le elezioni.

Nel novembre 2013 Janukovyč sospese la firma di un accordo di associazione con l’Unione europea. A Kiev cominciarono le proteste di piazza Maidan, l’Euromaidan. Nel febbraio 2014 gli scontri con le forze di sicurezza fecero circa cento morti tra i manifestanti e Janukovyč fuggì in Russia. Per Kiev e per i governi occidentali fu una rivolta popolare; per Mosca, un colpo di Stato appoggiato dall’Occidente.

2014: Crimea, Donbass e gli accordi di Minsk

Pochi giorni dopo la fuga di Janukovyč, militari senza insegne, poi riconosciuti come soldati russi, presero il controllo della Crimea. Il 16 marzo si tenne un referendum non riconosciuto dall’Ucraina né dalla grande maggioranza degli Stati, e il 18 marzo la Russia annunciò l’annessione della Crimea. Il 27 marzo l’Assemblea generale dell’ONU approvò con 100 voti la risoluzione 68/262 a difesa dell’integrità territoriale ucraina.

Ad aprile, nelle regioni di Donec’k e Luhans’k, gruppi armati separatisti sostenuti dalla Russia presero il controllo di città ed edifici pubblici. Nel luglio 2014 un missile abbatté sopra il Donbass il volo MH17 della Malaysia Airlines: morirono 298 persone, e un tribunale olandese ha poi condannato per quei fatti tre uomini, due russi e un ucraino separatista. Nel settembre 2014 e nel febbraio 2015, con la mediazione di Germania e Francia, furono firmati a Minsk due accordi per il cessate il fuoco e una soluzione politica. Il fronte si stabilizzò ma non si spense mai. Secondo l’Ufficio ONU per i diritti umani, fino all’inizio del 2022 la guerra nel Donbass causò oltre quattordicimila morti tra militari e civili.

Perché la Russia ha invaso l’Ucraina nel 2022?

Nel 2021 la Russia ammassò truppe ai confini ucraini. A luglio il presidente Vladimir Putin pubblicò un lungo saggio sull’”unità storica di russi e ucraini”, sostenendo che erano un solo popolo. A dicembre Mosca chiese per iscritto garanzie che la NATO non si allargasse più verso est. Il Cremlino ha giustificato l’invasione con la sicurezza della Russia, con la difesa dei russofoni del Donbass e con l’obiettivo dichiarato di “denazificare” l’Ucraina. Kiev, l’Unione europea e la grande maggioranza degli Stati la considerano invece una guerra di aggressione contro un paese sovrano, mossa dal rifiuto di accettare un’Ucraina indipendente e orientata verso l’Occidente. Nell’Assemblea generale dell’ONU, il 2 marzo 2022, 141 Stati chiesero il ritiro immediato delle forze russe.

Il 21 febbraio 2022 la Russia riconobbe le due repubbliche separatiste del Donbass. All’alba del 24 febbraio Putin annunciò una “operazione militare speciale”, e le forze russe entrarono in Ucraina da nord, da est e da sud, anche dalla Bielorussia.

Le fasi della guerra dal 2022 al 2024

L’offensiva verso Kiev fallì. A fine marzo le truppe russe si ritirarono dal nord del paese; nella cittadina di Buča furono trovati i corpi di numerosi civili uccisi. Mariupol’, assediata per quasi tre mesi, cadde a maggio. A settembre una controffensiva ucraina riprese gran parte della regione di Charkiv e a novembre i soldati ucraini rientrarono a Cherson. Intanto la Russia aveva proclamato l’annessione di quattro regioni, Donec’k, Luhans’k, Zaporižžja e Cherson, che non controllava per intero; l’Assemblea generale dell’ONU la dichiarò non valida.

Il 2023 fu l’anno della guerra di posizione: trincee, mine, artiglieria e un uso sempre più massiccio di droni. Le truppe russe presero Bachmut a maggio. A giugno la distruzione della diga di Nova Kachovka allagò vaste zone lungo il Dnipro, e pochi giorni dopo i mercenari della Wagner di Evgenij Prigožin marciarono per un giorno verso Mosca. La controffensiva ucraina dell’estate ottenne guadagni limitati. Nel febbraio 2024 la Russia conquistò Avdiïvka; ad agosto reparti ucraini entrarono nella regione russa di Kursk, dove a fine anno Mosca schierò anche soldati nordcoreani.

Il 2025: Trump, i colloqui e il vertice in Alaska

Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, nel gennaio 2025, gli Stati Uniti cambiarono approccio e puntarono a un accordo rapido. Il 28 febbraio l’incontro tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj nello Studio Ovale finì in un duro scontro davanti alle telecamere: Trump e il vicepresidente JD Vance accusarono Zelens’kyj di mancare di rispetto, e la firma prevista di un accordo economico saltò. L’intesa fu poi firmata a Washington il 30 aprile: istituiva un fondo comune per la ricostruzione e dava agli Stati Uniti un accesso preferenziale ai nuovi progetti minerari ed energetici ucraini. Il 26 aprile la Russia aveva dichiarato di aver ripreso tutta la regione di Kursk, ringraziando anche i soldati nordcoreani; Kiev contestò l’affermazione. Il 16 maggio, a Istanbul, delegazioni russa e ucraina si incontrarono direttamente per la prima volta dalla primavera del 2022. I colloqui durarono meno di due ore e non portarono a un cessate il fuoco, ma le parti concordarono lo scambio di mille prigionieri per parte.

Il 15 agosto Trump e Putin si incontrarono in una base militare ad Anchorage, in Alaska: dopo circa tre ore di colloqui parlarono di progressi, ma non annunciarono né un accordo né un cessate il fuoco. A novembre Washington presentò un piano in 28 punti che, secondo Reuters, chiedeva all’Ucraina di cedere territori, limitare le sue forze armate e rinunciare all’ingresso nella NATO; Kiev e gli alleati europei lo giudicarono troppo vicino alle richieste di Mosca. Il 23 novembre, dopo colloqui a Ginevra, Stati Uniti e Ucraina annunciarono una versione “aggiornata e rivista” del piano, più breve, i cui dettagli non sono stati resi pubblici. Sul campo l’esercito russo avanzava lentamente, a costo di perdite pesanti; secondo l’Institute for the Study of War, tra gennaio e febbraio 2026 le città di Pokrovs’k e Myrnohrad erano ormai sotto controllo russo, dopo più di un anno di combattimenti.

Cosa succede oggi in Ucraina (aggiornato a ottobre 2026)

All’inizio del 2026 russi, ucraini e americani si sono incontrati più volte, ad Abu Dhabi e a Ginevra. Il round di inizio febbraio ad Abu Dhabi si è chiuso con uno scambio di 314 prigionieri e nessuna intesa sui territori. Il nodo principale è la parte della regione di Donec’k ancora in mano ucraina, che Mosca chiede di cedere e Kiev rifiuta di abbandonare. A marzo i colloqui si sono fermati: il Cremlino, come ha riportato Il Post, li ha detti sospesi per la guerra in Medio Oriente. A settembre, secondo Reuters, Kiev si preparava a una ripresa dei negoziati in ottobre e gli Stati Uniti proponevano un nuovo incontro a tre negli Emirati; il ministro degli Esteri russo Lavrov si è detto disposto a trattare, ma senza sospendere i combattimenti (ANSA).

Anche la politica interna ucraina è stata scossa. A luglio 2026 la rimozione del ministro della Difesa Mychajlo Fedorov ha provocato proteste di piazza, e il 21 luglio Zelens’kyj ha sostituito il comandante in capo Oleksandr Syrs’kyj con il generale Mychajlo Drapatyj (ANSA).

Sul fronte la guerra resta di logoramento. Secondo l’ISW, a fine settembre 2026 le forze russe premevano verso Kostjantynivka, Družkivka, Kramators’k e Slov’jans’k, le ultime grandi città del Donetsk sotto controllo ucraino, mentre una controffensiva ucraina vicino a Lyman aveva ripreso circa 176 chilometri quadrati. I droni hanno cambiato il modo di combattere: la Russia ne lancia centinaia in una sola notte sulle città ucraine, e l’Ucraina colpisce raffinerie e depositi di petrolio in profondità nel territorio russo. Gli sconfinamenti di droni russi vicino al confine polacco preoccupano i paesi della NATO. All’inizio di ottobre la Russia ha colpito più volte con i droni il ponte sud di Kiev sul Dnipro, e secondo il New York Times, citato dall’ANSA, preparava per l’inverno la più grande campagna di attacchi contro la rete energetica ucraina.

Quanti morti ha causato la guerra?

Nessuno conosce il numero esatto. L’Ufficio ONU per i diritti umani, che conta solo i casi verificati, ha registrato dal 24 febbraio 2022 al 31 agosto 2026 almeno 17.257 civili uccisi e 53.693 feriti, avvertendo che le cifre reali sono certamente più alte, soprattutto nelle zone occupate. Le perdite militari non sono rese pubbliche in modo affidabile da nessuna delle due parti, e le stime dei governi occidentali parlano di centinaia di migliaia tra morti e feriti. Secondo l’Alto commissariato ONU per i rifugiati, i profughi ucraini all’estero sono nell’ordine dei sei milioni, in gran parte in Europa, e altri milioni sono sfollati dentro il paese.

Nel marzo 2023 la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di arresto per Putin per la deportazione illegale di bambini ucraini; Mosca non riconosce la Corte. Finlandia e Svezia, a lungo neutrali, sono entrate nella NATO nel 2023 e nel 2024.

Domande frequenti, in breve

Perché si combatte proprio per il Donbass? È la regione dove la guerra è cominciata nel 2014 e che Mosca rivendica per intero, mentre per Kiev cederne la parte libera significherebbe consegnare le sue linee di difesa più solide. Chi sta vincendo? Nessuna delle due parti ha ottenuto una vittoria decisiva: secondo le stime più diffuse la Russia occupa circa un quinto del territorio ucraino e avanza lentamente, l’Ucraina resiste e colpisce in territorio russo. Cosa chiedono le due parti per fare la pace? Mosca vuole la parte del Donetsk ancora ucraina e un’Ucraina neutrale, come Putin ha ripetuto all’inizio di ottobre 2026, pur dicendosi pronto a negoziare; Kiev rifiuta di cedere territori non occupati e chiede agli alleati garanzie di sicurezza contro nuovi attacchi. La Crimea tornerà ucraina? Per il diritto internazionale e per l’ONU resta parte dell’Ucraina, ma oggi è sotto controllo russo e il suo destino è uno dei punti più difficili di qualsiasi trattativa. Quando si studia una guerra in corso, infine, conviene fare come gli storici: controllare la data e la provenienza di ogni notizia e confrontare fonti diverse, perché la propaganda lavora da entrambe le parti.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Encyclopaedia Britannica, voce “Russia-Ukraine War”
  • Assemblea generale delle Nazioni Unite, risoluzioni 68/262 (2014), ES-11/1 ed ES-11/4 (2022)
  • Missione ONU di monitoraggio dei diritti umani in Ucraina (HRMMU), Protection of Civilians in Armed Conflict, aggiornamento di agosto 2026
  • Institute for the Study of War, Russian Offensive Campaign Assessment, 28 settembre 2026, e mappe di Pokrovs’k di gennaio 2026
  • Reuters, AP e BBC sugli eventi del 2025 (28 febbraio, 26 e 30 aprile, 16 maggio, 15 agosto, 23-24 novembre)
  • Reuters, settembre 2026; ANSA, 21 luglio, 23 settembre e 2 ottobre 2026; Il Post, 19 marzo 2026; Vatican News, 2 ottobre 2026
  • Serhii Plokhy, The Gates of Europe: A History of Ukraine, Basic Books, 2015
  • Serhii Plokhy, The Russo-Ukrainian War: The Return of History, W. W. Norton, 2023
  • Anne Applebaum, La grande carestia. La guerra di Stalin all’Ucraina, Mondadori, 2019

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