Roma capitale

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Ottocento · Risorgimento italiano

Roma divenne parte del Regno d’Italia nel 1870 e capitale nel 1871. L’annessione concluse territorialmente il processo di unificazione, ma aprì una lunga frattura tra Stato italiano e papato. La città non fu scelta soltanto per la sua posizione o per il suo passato: rappresentava un potente simbolo di continuità storica, identità nazionale e aspirazione politica.

Una capitale desiderata

Fin dalla nascita del Regno d’Italia, molti patrioti consideravano Roma la capitale naturale. La città era però sede del potere temporale del papa e protetta da truppe francesi. Cavour formulò l’idea di “libera Chiesa in libero Stato”, cercando una soluzione che garantisse indipendenza spirituale al papato e sovranità politica al Regno.

Nel frattempo la capitale rimase a Torino e fu poi trasferita a Firenze nel 1865. La scelta fiorentina era provvisoria e collegata agli accordi con la Francia, che chiedeva all’Italia di non attaccare lo Stato pontificio.

Il 1870 e Porta Pia

La guerra franco-prussiana del 1870 costrinse la Francia a richiamare le truppe da Roma. Il governo italiano ritenne che fosse giunto il momento di occupare la città. Il 20 settembre l’esercito italiano aprì una breccia nelle mura presso Porta Pia e entrò a Roma dopo una resistenza limitata delle forze pontificie.

Un plebiscito sancì l’annessione al Regno. Come altre consultazioni del Risorgimento, si svolse in condizioni molto diverse da quelle della democrazia contemporanea, con partecipazione politica ristetta e forte controllo delle autorità.

Roma capitale

Nel 1871 Roma fu dichiarata capitale. Il trasferimento di ministeri, Parlamento e amministrazione trasformò rapidamente la città. Nuovi quartieri, strade, edifici pubblici e infrastrutture cercarono di adattare una città con un forte carattere storico e religioso alle funzioni di capitale moderna.

La trasformazione ebbe costi sociali e urbanistici. Interventi edilizi e demolizioni modificarono il tessuto cittadino; la crescita amministrativa attirò funzionari e lavoratori. Roma divenne il centro della vita politica nazionale, ma conservò una struttura economica differente dalle grandi città industriali del Nord.

Il rapporto con il papa

Pio IX non riconobbe l’annessione e si dichiarò “prigioniero” in Vaticano. Il governo italiano approvò le Leggi delle guarentigie nel 1871, offrendo garanzie e una dotazione al pontefice, ma il papa le respinse perché non riconosceva il diritto dello Stato a regolare unilateralmente la sua posizione.

La frattura tra Stato e Chiesa influenzò la partecipazione politica dei cattolici e la vita pubblica italiana per decenni. Non si trattava solo di una disputa territoriale: riguardava sovranità, libertà religiosa e identità nazionale.

Memoria e storia

Porta Pia divenne un simbolo dell’unità italiana e del carattere laico dello Stato. Per altri rappresentò invece la fine del potere temporale del papa. Queste memorie contrapposte mostrano che gli eventi storici non possiedono un unico significato, ma vengono interpretati da gruppi diversi.

Roma capitale completò l’unità territoriale della penisola, ma non risolse automaticamente le divisioni politiche e sociali del nuovo Regno. La città rimase al centro della questione romana fino ai Patti Lateranensi del 1929.

Fonti e approfondimenti

  1. Encyclopaedia Britannica, “Unification of Italy”.
  2. VIVE, Museo Centrale del Risorgimento.
  3. Aula di Storia, “Roma del Risorgimento”.

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