Angela Merkel è stata cancelliera della Germania dal 2005 al 2021: sedici anni, quasi quanto Helmut Kohl, il suo mentore politico. Fisica di formazione, cresciuta nella Germania dell’Est, è stata la prima donna a guidare il governo tedesco e per molto tempo la figura politica più influente d’Europa. In questa scheda ripercorriamo la sua carriera, le crisi che ha affrontato e i giudizi, oggi più divisi, sulle sue scelte. Fa parte dei personaggi della storia del presente.
Una giovinezza nella DDR
Angela Kasner, questo il cognome di nascita, nacque ad Amburgo il 17 luglio 1954. Poche settimane dopo la famiglia si trasferì nella Germania orientale: il padre era un pastore luterano e aveva accettato un incarico lì. Angela crebbe a Templin, nel Brandeburgo, e studiò fisica a Lipsia. Nel 1986 ottenne il dottorato in chimica quantistica all’Accademia delle Scienze di Berlino Est. Merkel è il cognome del primo marito, che conservò anche dopo il divorzio.
Fino al 1989 non fece politica attiva. Le cose cambiarono con la caduta del Muro di Berlino: entrò nel nuovo movimento Risveglio Democratico e nel 1990 fu vice portavoce dell’ultimo governo della DDR, quello eletto liberamente. Dopo la riunificazione il suo partito confluì nella CDU.
L’ascesa nella CDU
Kohl la volle nel suo governo: ministra per le donne e i giovani dal 1991, poi dell’ambiente dal 1994 al 1998. La chiamavano, non sempre con simpatia, “la ragazza di Kohl”. Dopo la sconfitta elettorale del 1998 divenne segretaria generale del partito.
Il passaggio decisivo arrivò alla fine del 1999, durante lo scandalo dei finanziamenti illeciti alla CDU. Merkel pubblicò sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung un articolo in cui invitava il partito a staccarsi da Kohl. Fu una mossa rischiosa che le aprì la strada: nel 2000 divenne presidente della CDU.
Sedici anni da cancelliera
Dopo le elezioni del 2005 guidò una grande coalizione con i socialdemocratici dell’SPD e il 22 novembre fu eletta cancelliera. Governò poi con i liberali dell’FDP (2009-2013) e di nuovo con l’SPD dal 2013. Il suo stile era prudente, poco retorico, attento al compromesso: decideva spesso dopo lunghe trattative, e qualcuno le rimproverava proprio questa lentezza.
Le prove più dure vennero dalle crisi. Dopo la crisi finanziaria del 2008 arrivò la crisi del debito nell’eurozona. Berlino accettò i prestiti alla Grecia e agli altri paesi in difficoltà, ma in cambio di severe misure di austerità. Per alcuni Merkel salvò l’euro, per altri impose sacrifici pesantissimi ai paesi del Sud.
Nel 2011, dopo l’incidente nucleare di Fukushima, il suo governo decise di chiudere gradualmente tutte le centrali nucleari tedesche. Nel 2015, mentre centinaia di migliaia di profughi arrivavano in Europa, soprattutto dalla Siria, la Germania tenne aperte le frontiere. La frase “Wir schaffen das”, “ce la faremo”, pronunciata alla fine di agosto, divenne il simbolo di quella scelta, lodata come umanitaria e criticata per le conseguenze politiche interne. L’ultimo grande banco di prova fu la pandemia di Covid-19.
La Germania in Europa
Merkel fu anche una protagonista dell’Unione europea. Nel primo semestre del 2007 la Germania aveva la presidenza del Consiglio dell’UE: Berlino lavorò per superare lo stallo seguito al fallimento della Costituzione europea e preparò il mandato che portò al Trattato di Lisbona, firmato a fine anno. Nei vertici di Bruxelles il peso della Germania, prima economia del continente, era evidente, e non sempre gradito ai partner.
Alla fine del suo mandato arrivò una scelta che pochi si aspettavano da lei. Nel maggio 2020, in piena pandemia, propose insieme al presidente francese Emmanuel Macron un fondo europeo per la ripresa finanziato con debito comune, un’idea che la Germania aveva sempre respinto. Da quella proposta nacque il piano Next Generation EU.
La Russia e il dibattito di oggi
Sulla Russia Merkel seguì una linea di dialogo e di scambi economici. Dopo l’annessione della Crimea nel 2014 sostenne le sanzioni europee e mediò, con la Francia, gli accordi di Minsk sull’Ucraina orientale. Allo stesso tempo difese il gasdotto Nord Stream 2, che aumentava la dipendenza tedesca dal gas russo. Dopo l’invasione del 2022, raccontata nella scheda sulla guerra russo-ucraina, queste scelte sono state molto criticate in Germania e nell’Europa orientale. Merkel le ha difese, sostenendo che allora erano la strada per evitare una guerra.
Nel 2018 annunciò che non si sarebbe ricandidata. Lasciò l’incarico l’8 dicembre 2021, quando le subentrò il socialdemocratico Olaf Scholz. Nel novembre 2024 ha pubblicato le sue memorie, Libertà (Freiheit), scritte con la storica collaboratrice Beate Baumann.
In breve
Angela Merkel, cresciuta nella DDR e fisica di formazione, entrò in politica dopo il 1989 e guidò la Germania dal 2005 al 2021. Affrontò la crisi dell’euro, l’arrivo dei profughi del 2015 e la pandemia con uno stile pragmatico e prudente. Il giudizio sulla sua eredità è cambiato dopo il 2022, soprattutto per la politica verso la Russia. Le tappe principali sono nella cronologia di Angela Merkel; il contesto europeo nella pagina sull’Unione europea nel XXI secolo.
Fonti per approfondire
- Treccani, Enciclopedia, voce “Merkel, Angela” (IX Appendice, 2015)
- Angela Merkel, Beate Baumann, Libertà. Memorie 1954-2021, Rizzoli, 2024