Dario I (circa 550-486 a.C.) fu re dell’Impero persiano achemenide dal 522 al 486 a.C. Se Ciro il Grande aveva conquistato l’impero, Dario fu quello che lo organizzò: lo divise in satrapie, fissò i tributi, fece coniare una moneta d’oro, costruì strade e fondò Persepoli. Per i Greci, invece, è soprattutto il re sconfitto a Maratona nel 490 a.C., all’inizio delle guerre persiane. Entrambe le immagini sono vere, ma la prima spiega molto di più della sua importanza storica.
Come Dario diventò re
Dario non era figlio del re precedente. Apparteneva a un ramo laterale della famiglia achemenide: il padre, Istaspe, era un nobile persiano. Nel 522 a.C. morì Cambise, figlio di Ciro, e il trono fu preso da un uomo che si presentava come Bardiya, fratello di Cambise. Dario e sei nobili lo uccisero, sostenendo che fosse un impostore, un mago di nome Gaumata, che aveva preso il posto del vero Bardiya, fatto assassinare in segreto.
Questa è la versione di Dario stesso. Molti storici sospettano che il “falso Bardiya” fosse in realtà quello vero, e che Dario abbia costruito il racconto per giustificare un colpo di Stato. Erodoto aggiunge un aneddoto celebre: i sette congiurati decisero che sarebbe diventato re colui il cui cavallo avesse nitrito per primo all’alba, e lo scudiero di Dario usò un trucco per far vincere il suo padrone. È probabilmente una leggenda, ma dice bene quanto fosse incerta quella successione.
L’iscrizione di Behistun
Per raccontare la sua vittoria Dario fece incidere su una parete di roccia a Behistun (o Bisotun), nell’Iran occidentale, a circa cento metri d’altezza, un grande rilievo con un testo in tre lingue: persiano antico, elamico e babilonese. Il re vi è rappresentato con il piede sul corpo di Gaumata, davanti a una fila di capi ribelli legati. Il testo elenca le rivolte scoppiate in quasi tutto l’impero nel primo anno di regno, dalla Babilonia alla Media, e le battaglie con cui furono represse.
L’iscrizione ha avuto un’importanza enorme anche per noi. Nell’Ottocento l’ufficiale britannico Henry Rawlinson ne copiò il testo e il confronto tra le tre versioni aiutò gli studiosi a decifrare la scrittura cuneiforme, un po’ come la stele di Rosetta per i geroglifici egizi.
Satrapie, tributi e darici
Un impero che andava dall’Egitto all’Indo non si poteva governare da una sola città. Dario consolidò la divisione in province, le satrapie, ciascuna affidata a un satrapo, un governatore di solito di famiglia persiana. Erodoto ne elenca venti, ciascuna con un tributo annuo fissato in argento o in prodotti. Accanto al satrapo c’erano funzionari e comandanti militari che rispondevano direttamente al re: un modo per evitare che un governatore diventasse troppo potente.
Dario fece coniare il darico, una moneta d’oro che prese il suo nome, e uniformò pesi e misure. Ma l’impero non fu mai uno Stato centralizzato in senso moderno: i popoli sottomessi conservavano le loro lingue, i loro culti e spesso le loro leggi. Nell’antico Egitto, ad esempio, Dario si fece rappresentare come un faraone e finanziò templi locali.
La Strada reale e il canale del Nilo
Per collegare le province Dario migliorò una rete di strade. La più famosa, la Strada reale, univa Sardi, in Asia Minore, a Susa, una delle capitali: circa 2.500 chilometri, con stazioni di posta dove i corrieri trovavano cavalli freschi. Erodoto scrive che nulla al mondo era più veloce di quei messaggeri. In Egitto Dario fece completare un canale che collegava il Nilo al Mar Rosso, permettendo alle navi di passare dal Mediterraneo all’oceano Indiano.
Susa e Persepoli
Dario fece costruire un grande palazzo a Susa e, intorno al 518 a.C., avviò la costruzione di Persepoli, la città delle cerimonie reali. Sui rilievi delle scalinate sfilano le delegazioni di decine di popoli dell’impero, ognuno con i propri abiti e doni: Medi, Babilonesi, Lidi, Egizi, Indiani. È un’immagine di ordine e armonia voluta dal re. Le tavolette amministrative trovate a Persepoli mostrano l’altra faccia del potere: razioni, pagamenti e conti per migliaia di lavoratori.
Le campagne militari e la sconfitta di Maratona
Dario allargò i confini verso la valle dell’Indo e, intorno al 513 a.C., attraversò il Bosforo con un ponte di barche per combattere gli Sciti a nord del Danubio. La spedizione non ottenne risultati duraturi, ma la Tracia e la Macedonia entrarono nell’orbita persiana.
Il problema vero arrivò da ovest. Tra il 499 e il 494 a.C. le città greche della Ionia, sulla costa dell’Asia Minore, si ribellarono, con l’aiuto di Atene ed Eretria. Dario represse la rivolta e distrusse Mileto, poi decise di punire gli alleati dei ribelli. Nel 490 a.C. una flotta persiana sbarcò in Attica, nella piana di Maratona, e fu sconfitta dagli opliti ateniesi. Per l’impero fu una battuta d’arresto in una regione di confine; per gli Ateniesi divenne il momento fondativo della loro storia, raccontato in ogni manuale di Grecia antica. Le guerre persiane sarebbero continuate con suo figlio.
La morte e la successione
Dario stava preparando una nuova spedizione quando scoppiò una rivolta in Egitto. Morì nel 486 a.C. e fu sepolto in una tomba scavata nella roccia a Naqsh-e Rostam, vicino a Persepoli. Gli succedette il figlio Serse I, nato dal matrimonio con Atossa, figlia di Ciro. Un secolo e mezzo dopo Alessandro Magno avrebbe conquistato l’impero che Dario aveva organizzato, sconfiggendo un suo lontano successore, Dario III.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Iscrizione di Behistun (Bisotun) di Dario I
- Erodoto, Storie, libri III-VI
- Encyclopaedia Britannica, voce “Darius I”
- The Metropolitan Museum of Art, Heilbrunn Timeline of Art History, “The Achaemenid Persian Empire (550–330 B.C.)”
- Pierre Briant, From Cyrus to Alexander: A History of the Persian Empire, Eisenbrauns, 2002