Hammurabi fu re di Babilonia all’incirca dal 1792 al 1750 a.C. Ereditò una città di media importanza in una Mesopotamia divisa tra regni rivali e, nel corso di un regno di quarantadue anni, la trasformò nella capitale di uno Stato che controllava gran parte della regione. È famoso soprattutto per il Codice di Hammurabi, una raccolta di leggi incisa su una stele di pietra nera che oggi si trova al Louvre. Non fu il primo legislatore della storia, ma il suo è il testo di leggi antico più completo che ci sia arrivato.
Babilonia prima di Hammurabi
All’inizio del II millennio a.C. la Mesopotamia non era un impero unico. Era un mosaico di regni, spesso guidati da dinastie di origine amorrea, come quella di Hammurabi. A sud c’era Larsa, governata da Rim-Sin; a est Eshnunna; lungo l’Eufrate, a nord-ovest, la ricca Mari; a nord il regno costruito dal sovrano assiro Shamshi-Adad.
Babilonia era una tra tante. Una lettera trovata negli archivi di Mari descrive bene la situazione: nessun re è forte da solo; dieci o quindici re seguono Hammurabi di Babilonia, altrettanti Rim-Sin di Larsa, e così via. Era un mondo di alleanze che si facevano e si disfacevano in continuazione.
Le conquiste: come Babilonia divenne una potenza
Per circa trent’anni Hammurabi fu prudente. Rafforzò le mura delle città, scavò canali, costruì templi e si alleò con chi gli conveniva. Poi, nell’ultima parte del regno, colpì. Intorno al 1763 a.C. conquistò Larsa e con essa il sud del Paese. Seguirono Eshnunna e, pochi anni dopo, Mari, il cui re Zimri-Lim era stato a lungo suo alleato. Il palazzo di Mari fu distrutto.
Quella distruzione ha avuto un effetto curioso: gli archivi di tavolette d’argilla rimasero sepolti sotto le macerie e sono arrivati fino a noi. Ancora oggi sono una delle fonti principali per conoscere la diplomazia di quell’epoca.
Un re che scriveva lettere
Di Hammurabi conserviamo decine di lettere inviate ai suoi funzionari. Leggerle è come sbirciare sulla scrivania del re: ordina di pulire un canale, di risolvere una lite su un campo, di mandare a Babilonia alcuni lavoratori, di controllare la riscossione delle tasse. Il sovrano si occupava personalmente di questioni che a noi sembrerebbero minute. Del resto in un Paese che viveva dell’agricoltura irrigata, un canale intasato poteva significare la fame.
Queste lettere, come il codice, erano scritte in cuneiforme, la scrittura nata in Mesopotamia secoli prima.
Che cos’è il Codice di Hammurabi
Il codice è inciso su una stele di basalto alta più di due metri. In cima c’è un rilievo: Hammurabi in piedi davanti a Shamash, il dio del sole e della giustizia, seduto sul trono. Sotto, in colonne fitte di segni cuneiformi, un prologo, circa 280 leggi (la numerazione è moderna) e un epilogo. Nel prologo il re dice di essere stato chiamato dagli dèi “perché il forte non opprima il debole”.
La stele ha una storia avventurosa. Nel XII secolo a.C. un re dell’Elam, Shutruk-Nakhkhunte, la portò via come bottino nella sua capitale, Susa, nell’attuale Iran. Lì la trovarono gli archeologi francesi nell’inverno 1901-1902. Per approfondire il contenuto c’è la scheda sul Codice di Hammurabi.
“Occhio per occhio”: la legge del taglione
Le leggi sono scritte quasi tutte nella stessa forma: “se qualcuno fa questo, allora gli accadrà quest’altro”. Proviamo a leggerne alcune, perché dicono molto sulla società babilonese.
Se un uomo libero cava l’occhio a un altro uomo libero, gli si caverà l’occhio. È la legge del taglione. Ma se l’occhio cavato è quello di un muškenum, una persona di condizione inferiore, il colpevole paga una mina d’argento. Se è quello di uno schiavo, paga metà del valore dello schiavo. La giustizia, insomma, non era uguale per tutti: la società era divisa in tre gruppi, e la pena cambiava a seconda di chi era la vittima.
Altre leggi riguardano i mestieri. Se un costruttore fa una casa che crolla e uccide il proprietario, il costruttore sarà messo a morte. Altre ancora fissano i compensi dei medici, regolano i prestiti, i matrimoni, i divorzi, l’eredità, l’affitto delle barche e dei buoi. Ne viene fuori il ritratto di una società complessa, con commercianti, artigiani e contadini, dove la proprietà e i contratti contavano moltissimo.
Hammurabi fu il primo legislatore?
No, ed è un errore frequente. Conosciamo raccolte di leggi più antiche, come quella di Ur-Nammu, re di Ur, di oltre tre secoli prima, e quella di Lipit-Ishtar di Isin. Il codice di Hammurabi è però il più lungo e meglio conservato. Gli studiosi discutono anche su come venisse usato: forse non era un codice nel senso moderno, applicato dai giudici articolo per articolo, ma piuttosto un monumento che celebrava il re giusto e mostrava esempi di buone sentenze.
La morte di Hammurabi e l’eredità
Hammurabi morì intorno al 1750 a.C. e gli succedette il figlio Samsu-iluna, che non riuscì a conservare tutto il regno. Babilonia, però, rimase per oltre un millennio la città più prestigiosa della Mesopotamia. Fu conquistata dai Persiani nel VI secolo a.C., e lì morì nel 323 a.C. Alessandro Magno. Il nome di Hammurabi è sopravvissuto grazie a quella stele: il suo profilo in rilievo compare anche nella Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, tra i grandi legislatori della storia.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Enciclopedia Treccani online, voce “Hammurabi”
- Encyclopaedia Britannica, voci “Hammurabi” e “Code of Hammurabi”
- Marc Van De Mieroop, King Hammurabi of Babylon: A Biography, Blackwell, 2005