Scrittura

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Scienza, tecnologia e invenzioni

La scrittura non è solo un sistema di segni: è anche una tecnologia fatta di oggetti. Una canna appuntita premuta nell’argilla, una penna d’oca intinta nell’inchiostro di galla, una macchina da scrivere Olivetti, una tastiera di smartphone. Questa pagina racconta la storia degli strumenti e dei supporti con cui gli esseri umani hanno scritto. Come e perché la scrittura sia nata, in Mesopotamia verso il 3200 a.C., lo spiega la pagina sulla nascita della scrittura.

Scrivere sull’argilla e sulla pietra

Gli scribi sumeri scrivevano su tavolette di argilla umida con un calamo, una canna tagliata a punta triangolare. Premendola nell’argilla lasciavano segni a forma di cuneo: da qui il nome di scrittura cuneiforme. Una tavoletta si poteva lisciare e riusare finché era bagnata; cotta, durava millenni. È per questo che conosciamo così bene i conti dei templi di Uruk e le lettere dei mercanti di Assur: sono sopravvissute centinaia di migliaia di tavolette, molte proprio perché le biblioteche bruciarono negli incendi, cuocendole.

La pietra era il supporto per ciò che doveva restare per sempre: leggi, vittorie, dediche agli dèi. Il codice di Hammurabi è inciso su una stele di basalto alta più di due metri. Ma scolpire era lento, e per la vita di tutti i giorni serviva qualcosa di più pratico.

Papiro, pennelli e cera

In Egitto gli scribi scrivevano sul papiro con un giunco sfilacciato in punta, quasi un pennello, e inchiostri neri di nerofumo o rossi di ocra. Si sedevano a gambe incrociate con il rotolo teso sulla gonna. I geroglifici erano riservati ai monumenti; per i documenti si usavano scritture corsive più veloci, lo ieratico e poi il demotico.

Greci e Romani, oltre al papiro, avevano le tavolette cerate: due assicelle di legno coperte di cera, unite come un libretto. Con lo stilo, appuntito da una parte e piatto dall’altra, si incideva il testo e si cancellava. Erano il quaderno degli scolari, il blocco per gli appunti dei mercanti. A Pompei ne sono state trovate molte, con contratti e ricevute. Da stilus deriva la nostra parola “stile”.

Pergamena e penna d’oca

Nel Medioevo i monaci scrivevano su pergamena, pelle animale raschiata e levigata, con la penna d’oca, che andava temperata spesso con un coltellino: il “temperino”. L’inchiostro più comune era quello ferrogallico, ottenuto dalle galle delle querce e dal solfato di ferro. Con il tempo ossida e può corrodere la pergamena, un problema che i restauratori conoscono bene.

Copiare un libro era un lavoro lunghissimo. Nei margini dei manoscritti gli amanuensi lasciavano a volte delle lamentele: “Ho freddo”, “La mano mi duole”, “Grazie a Dio è quasi buio”. È una delle poche occasioni in cui sentiamo la loro voce. Con la diffusione della carta, dal Duecento, scrivere diventa molto più economico.

Il pennino e la stilografica

Nell’Ottocento la penna d’oca viene sostituita dal pennino d’acciaio, prodotto in serie nelle fabbriche di Birmingham: costava pochissimo e non andava temperato. È il pennino che si intingeva nel calamaio sul banco di scuola, con le macchie d’inchiostro e la carta assorbente. Nel 1884 l’americano Lewis Waterman brevetta una penna stilografica affidabile, con un serbatoio che non perde. Pochi decenni dopo, nel 1938, il giornalista ungherese László Bíró brevetta in Gran Bretagna una penna a sfera con un inchiostro denso che asciuga subito. Dal 1950 la Bic la rende economica in tutto il mondo; in Italia la chiamiamo ancora “biro”.

La macchina da scrivere

Le prime macchine per scrivere nascono per aiutare i ciechi. Intorno al 1808 l’italiano Pellegrino Turri ne costruì una per l’amica contessa Carolina Fantoni, che non vedeva; ci restano alcune lettere scritte da lei. Nel 1855 l’avvocato novarese Giuseppe Ravizza brevetta il “cembalo scrivano”. Il successo commerciale arriva però negli Stati Uniti, con la macchina di Christopher Sholes prodotta dalla Remington dal 1873: è quella che fissa la disposizione delle lettere QWERTY, che usiamo ancora sulle tastiere.

In Italia il nome è uno solo: Olivetti. Camillo Olivetti presenta a Ivrea la M1 nel 1911; nel 1950 esce la Lettera 22, portatile, leggera, oggi esposta al MoMA di New York. La macchina da scrivere apre alle donne il lavoro d’ufficio come dattilografe e cambia il modo di scrivere di giornalisti e scrittori.

Dalla tastiera allo schermo

Dagli anni Ottanta il computer con il programma di videoscrittura sostituisce la macchina da scrivere: si corregge senza bianchetto, si copia, si incolla. Oggi scriviamo soprattutto sugli schermi, con i pollici. Nelle scuole si discute se insegnare ancora il corsivo: alcuni paesi lo hanno reso facoltativo, altri, come l’Italia, lo mantengono. È solo l’ultimo capitolo di una storia in cui ogni nuovo strumento ha cambiato non solo come scriviamo, ma anche che cosa scriviamo.

Domande frequenti

Con che cosa scrivevano i Romani? Con lo stilo sulle tavolette cerate per gli appunti, e con il calamo e l’inchiostro su papiro e pergamena per i testi da conservare.

Chi ha inventato la penna biro? L’ungherese László Bíró, che la brevettò nel 1938.

Fonti per approfondire

Voce Scrittura nell’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.

Torna a Scienza, tecnologia e invenzioni

Una sezione è l’inizio di un percorso.

Rientra nell’archivio principale o consulta strumenti, cronologie e mappe per ampliare la ricerca.

Esplora le epocheConsulta le risorse