Ho Chi Minh (1890-1969) fu il rivoluzionario comunista che guidò il Vietnam nella lotta per l’indipendenza dalla Francia e fu il primo presidente del Vietnam del Nord. Visse per trent’anni lontano dal suo Paese, tra navi, cucine, redazioni e riunioni clandestine, prima di tornarci nel 1941 e fondare il Viet Minh. Il 2 settembre 1945 proclamò l’indipendenza ad Hanoi. Morì nel 1969, mentre la guerra contro gli Stati Uniti era ancora in corso; sei anni dopo la città di Saigon prese il suo nome.
Un ragazzo dell’Indocina francese
Si chiamava Nguyễn Sinh Cung ed era nato il 19 maggio 1890 a Kim Liên, nella provincia di Nghệ An, nel Vietnam centrale. Il Paese faceva parte dell’Indocina francese. Il padre era un letterato confuciano che aveva superato gli esami imperiali e poi aveva perso il posto di funzionario. In casa si parlava di indipendenza e di dignità nazionale, e il ragazzo crebbe in quel clima.
Nel corso della vita cambiò decine di nomi, come molti rivoluzionari clandestini. Quello con cui è passato alla storia, Ho Chi Minh, lo adottò soltanto all’inizio degli anni Quaranta; si può tradurre con “colui che porta la luce”.
Trent’anni lontano dal Vietnam
Nel 1911, a ventun anni, si imbarcò come aiuto cuoco su una nave francese. Vide i porti dell’Africa e dell’America, visse negli Stati Uniti e a Londra, facendo lavori umili. Poi si stabilì a Parigi.
Nel 1919, mentre le potenze vincitrici della prima guerra mondiale discutevano la pace a Versailles, firmò con lo pseudonimo Nguyễn Ái Quốc, “Nguyễn il patriota”, una petizione che chiedeva diritti e libertà per i Vietnamiti. Nessuno gli rispose. Pochi mesi dopo lesse le tesi di Lenin sulla questione coloniale e ne rimase folgorato: finalmente qualcuno legava la rivoluzione alla liberazione dei popoli colonizzati. Nel 1920 fu tra i fondatori del Partito comunista francese.
Negli anni seguenti lavorò per l’Internazionale comunista a Mosca, in Cina e nel Sud-est asiatico. Nel 1930, a Hong Kong, riunì i gruppi comunisti vietnamiti in un unico partito.
Il ritorno e il Viet Minh
Nel 1941, dopo trent’anni, rientrò in Vietnam. Si nascose in una grotta vicino al confine cinese, a Pác Bó, e da lì fondò il Viet Minh, la Lega per l’indipendenza del Vietnam. Era un fronte che voleva unire comunisti e nazionalisti contro due occupanti: i Francesi e i Giapponesi, che durante la seconda guerra mondiale avevano preso il controllo dell’Indocina.
Per un periodo il Viet Minh collaborò perfino con i servizi segreti americani, fornendo informazioni sui Giapponesi in cambio di armi e medicinali. È un dettaglio che sorprende sempre gli studenti, alla luce di quello che accadde dopo.
2 settembre 1945: la dichiarazione d’indipendenza
Quando il Giappone si arrese, nell’agosto 1945, il Viet Minh prese il potere ad Hanoi. Il 2 settembre, in piazza Ba Đình, davanti a una folla enorme, Ho Chi Minh lesse la dichiarazione d’indipendenza della Repubblica democratica del Vietnam. La prima frase era una citazione: “Tutti gli uomini sono creati uguali”, dalla dichiarazione d’indipendenza americana. Seguivano parole della Rivoluzione francese. Era un messaggio preciso ai due Paesi che si proclamavano campioni della libertà.
La guerra con la Francia e Dien Bien Phu
La Francia non accettò di perdere la colonia. Dopo mesi di trattative fallite, alla fine del 1946 scoppiò la guerra. Per otto anni il Viet Minh combatté una guerriglia nelle campagne e nelle montagne, appoggiato dopo il 1949 dalla Cina di Mao. Il comandante militare era Võ Nguyên Giáp.
Nel 1954 i Francesi si trincerarono nella valle di Dien Bien Phu. I Vietnamiti trascinarono a braccia cannoni smontati sulle montagne intorno e il 7 maggio 1954 la guarnigione si arrese. Gli accordi di Ginevra divisero il Paese lungo il diciassettesimo parallelo: al Nord il governo di Ho Chi Minh, al Sud uno Stato sostenuto dagli Stati Uniti. Le elezioni per riunificarlo, previste per il 1956, non si tennero mai. A Washington il presidente Eisenhower temeva che un Vietnam unito sotto Ho Chi Minh avrebbe trascinato nel comunismo tutto il Sud-est asiatico.
Presidente del Vietnam del Nord
Il Nord divenne uno Stato comunista a partito unico. La riforma agraria degli anni Cinquanta, condotta con metodi simili a quelli cinesi, portò a processi sommari e a migliaia di esecuzioni di presunti proprietari; nel 1956 il governo ammise pubblicamente gravi “errori”. Ho Chi Minh, sempre vestito con una semplice giacca e sandali ricavati da copertoni, coltivava l’immagine dello “zio Ho”, il padre affettuoso della nazione.
Dagli anni Sessanta il Nord sostenne la guerriglia nel Sud, rifornita attraverso la rete di sentieri nella giungla che gli Americani chiamarono “pista di Ho Chi Minh”. Con l’intervento degli Stati Uniti il conflitto diventò la guerra del Vietnam, uno dei fronti più sanguinosi della guerra fredda.
La morte e il mito
Ho Chi Minh morì ad Hanoi il 2 settembre 1969, a settantanove anni. Nel testamento aveva chiesto di essere cremato; il partito invece fece imbalsamare il corpo e costruì un mausoleo, ancora oggi meta di lunghe file di visitatori. Nel 1975 le truppe del Nord entrarono a Saigon, e l’anno dopo la città fu ribattezzata Città di Ho Chi Minh.
Per il Vietnam è il padre della patria. Gli storici, accanto al leader anticoloniale abilissimo, ricordano anche il capo di un regime che non tollerava opposizione.
Fonti e bibliografia per approfondire
- Enciclopedia Treccani online, voce “Ho Chi Minh”
- Encyclopaedia Britannica, voce “Ho Chi Minh”
- William J. Duiker, Ho Chi Minh, Hyperion, 2000