Aksum fu il regno che, nei primi secoli dopo Cristo, dominò gli altopiani dell’attuale Etiopia settentrionale e dell’Eritrea e controllò una parte importante dei commerci del Mar Rosso. Batteva monete d’oro, innalzava stele di pietra altissime e fu uno dei primi Stati al mondo ad adottare il cristianesimo, nel IV secolo. Un autore persiano del III secolo lo mise fra i quattro grandi regni del suo tempo, accanto a Roma, alla Persia e alla Cina. In questa scheda della sezione storia globale dell’Africa vediamo come nacque questa potenza e perché la ricordiamo ancora.
Tra l’altopiano e il mare
La città di Aksum sorgeva sull’altopiano del Tigrè, a più di duemila metri, in una zona con piogge sufficienti per coltivare cereali e allevare bestiame. Il regno però guardava al mare. Il suo porto principale era Adulis, vicino all’attuale Massaua, in Eritrea: da lì partivano e arrivavano le navi dirette in Egitto, in Arabia e in India.
Già il Periplo del Mare Eritreo, una guida per mercanti scritta in greco nel I secolo d.C., parla di Adulis e di un re di nome Zoskales, che conosceva il greco. Dall’Africa partivano avorio, corni di rinoceronte, gusci di tartaruga, oro e incenso; arrivavano tessuti, vetro, metalli, vino e olio dal Mediterraneo. Aksum era il punto di incontro fra il commercio dell’interno africano e le rotte che collegavano il mondo romano a quello indiano. A nord, lungo il Nilo, si trovava un altro grande regno africano, quello di Nubia e Kush, con cui Aksum ebbe rapporti e scontri.
Monete, stele e scrittura
Dalla fine del III secolo i re di Aksum coniarono monete d’oro, d’argento e di bronzo, con iscrizioni in greco e poi in ge’ez, la lingua locale. Pochi Stati africani dell’epoca lo facevano: era un modo per partecipare ai commerci internazionali e per mostrare il proprio prestigio. La scrittura ge’ez, nata da modelli sudarabici, è all’origine di quella usata ancora oggi in Etiopia e in Eritrea.
I monumenti più famosi sono le stele, grandi monoliti di granito decorati come se fossero palazzi a più piani, con porte e finestre scolpite. Segnavano probabilmente tombe reali. La più grande, oggi crollata, superava i trenta metri. Un’altra stele ha una storia che riguarda l’Italia: dopo la conquista dell’Etiopia, nel 1937, il regime fascista la portò a Roma e la innalzò davanti al ministero delle Colonie. Fu restituita all’Etiopia nel 2005 e rimontata ad Aksum nel 2008. Il sito archeologico è patrimonio UNESCO dal 1980.
La conversione al cristianesimo
Intorno alla metà del IV secolo il re Ezana si convertì al cristianesimo. Le sue prime monete portano simboli pagani, come il disco e la mezzaluna; quelle successive la croce. Secondo lo storico Rufino, a diffondere la nuova fede alla corte fu Frumenzio, un giovane cristiano siriano arrivato ad Aksum dopo un naufragio, che poi fu consacrato vescovo ad Alessandria. Da allora la Chiesa etiope rimase legata a quella egiziana.
È un caso interessante da confrontare con quello di Roma: la diffusione del cristianesimo nell’Impero romano e in Africa avvenne quasi negli stessi decenni, per strade diverse. Il cristianesimo etiope, con le sue chiese e i suoi monasteri, è una delle tradizioni cristiane più antiche e continue del mondo.
L’espansione in Arabia e i rapporti con l’islam
Nel VI secolo Aksum era ancora una potenza regionale. Intorno al 525 il re Kaleb attraversò il Mar Rosso e intervenne nello Yemen, il regno di Himyar, per difendere i cristiani perseguitati dal sovrano locale. Per qualche tempo una parte dell’Arabia meridionale fu sotto l’influenza aksumita.
Un episodio lega Aksum anche alle origini dell’islam. Secondo la tradizione musulmana, intorno al 615 un gruppo di seguaci di Maometto, perseguitati alla Mecca, trovò rifugio presso il re di Aksum, il negus, che li protesse. È la cosiddetta prima egira, ricordata con rispetto nelle fonti islamiche.
Il declino
Dal VII secolo Aksum perse gradualmente potere. Le conquiste islamiche spostarono il controllo delle rotte del Mar Rosso, Adulis decadde e il centro del regno si spostò più a sud, verso l’interno. Contarono probabilmente anche cause ambientali, come lo sfruttamento eccessivo dei suoli. La città restò comunque un centro religioso importante, legato alla tradizione dei re d’Etiopia, che si dicevano discendenti di Salomone e della regina di Saba.
In breve
Aksum fu un regno africano ricco e potente fra il I e il VII secolo d.C., con capitale sull’altopiano etiopico e porto ad Adulis sul Mar Rosso. Batteva monete, scriveva in greco e in ge’ez, innalzava grandi stele e nel IV secolo, con il re Ezana, divenne cristiano. Declinò quando le rotte del commercio cambiarono. Per altri regni africani si possono vedere Ghana, Mali e Songhai e la costa swahili.
Fonti per approfondire
- Treccani, Dizionario di Storia, voce “Aksum”
- UNESCO, World Heritage List: “Aksum” (1980)
- Stuart Munro-Hay, Aksum: An African Civilisation of Late Antiquity, Edinburgh University Press, 1991