La battaglia di Verdun fu combattuta sul fronte occidentale della Prima guerra mondiale dal 21 febbraio al 18 dicembre 1916, intorno alla piazzaforte francese di Verdun, sulla Mosa. Fu una delle battaglie più lunghe e sanguinose della storia: dopo dieci mesi di combattimenti, con circa 700.000 tra morti, feriti e dispersi, la linea del fronte tornò quasi alle posizioni di partenza. Per la Francia Verdun divenne il simbolo della resistenza nazionale; per tutta l’Europa, il simbolo della guerra di logoramento.
Battaglia di Verdun: riassunto
All’inizio del 1916 il comando dell’Impero tedesco decise di attaccare Verdun per logorare l’esercito francese. Dopo un bombardamento enorme, i tedeschi avanzarono e conquistarono il forte di Douaumont, ma il generale Philippe Pétain riorganizzò la difesa. Per mesi le due parti si contesero colline, boschi e forti a costo di perdite gravissime. Dall’estate i tedeschi dovettero spostare truppe su altri fronti, e in autunno i francesi riconquistarono gran parte del terreno perduto.
Le cause e gli obiettivi tedeschi
Il capo di stato maggiore tedesco Erich von Falkenhayn riteneva che la guerra si sarebbe decisa sul fronte occidentale. Il suo obiettivo non era soltanto conquistare la piazzaforte, ma costringere i francesi a difendere a ogni costo un luogo simbolico e strategico, consumando le loro riserve sotto il fuoco dell’artiglieria tedesca. Verdun era protetta da una cintura di forti, come Douaumont e Vaux, costruiti dopo la sconfitta di Sedan del 1870. Nel 1915, però, molti cannoni dei forti erano stati tolti e mandati altrove, perché le fortezze sembravano ormai poco utili contro l’artiglieria pesante.
Lo svolgimento della battaglia di Verdun
- 21 febbraio: un bombardamento tedesco di proporzioni mai viste colpì le linee francesi; nel Bois des Caures i cacciatori del colonnello Émile Driant resistettero fino alla morte del loro comandante;
- 25 febbraio: il forte di Douaumont fu occupato quasi senza combattere da un piccolo reparto tedesco, con un forte impatto sul morale francese;
- marzo-maggio: i combattimenti si estesero alla riva sinistra della Mosa, sulle alture del Mort-Homme e della Quota 304;
- 7 giugno: dopo giorni di lotta nei corridoi sotterranei e senza acqua, la guarnigione del forte di Vaux, guidata dal maggiore Raynal, si arrese;
- 23 giugno: i tedeschi arrivarono al villaggio di Fleury, a pochi chilometri dalla città, ma non riuscirono a sfondare.
Pétain e la Voie sacrée
Dal 25 febbraio il comando del settore fu affidato al generale Pétain, che organizzò una difesa ostinata e una rotazione sistematica dei reparti: le divisioni restavano in prima linea per un periodo limitato e poi venivano sostituite. Così quasi tre quarti dell’esercito francese combatterono a Verdun, che divenne un’esperienza comune a un’intera generazione. I rifornimenti arrivavano da Bar-le-Duc lungo un’unica strada, la Voie sacrée (“Via sacra”), percorsa giorno e notte da migliaia di autocarri che portavano uomini, viveri e munizioni.
La controffensiva francese
Il 4 giugno sul fronte orientale cominciò l’offensiva russa del generale Brusilov e il 1° luglio gli anglo-francesi attaccarono sulla Somme: la Germania dovette spostare uomini e artiglieria su altri fronti. Alla fine di agosto Falkenhayn fu sostituito da Hindenburg e Ludendorff. In ottobre i francesi, guidati dal generale Robert Nivelle, passarono alla controffensiva: Douaumont fu riconquistato il 24 ottobre e Vaux il 2 novembre. Gli ultimi combattimenti si conclusero a dicembre.
Le conseguenze della battaglia di Verdun
- un enorme costo umano: le stime più diffuse parlano di circa 300.000 morti e dispersi, su un totale di circa 700.000 perdite tra francesi e tedeschi;
- nessun risultato strategico: la Germania non riuscì né a conquistare Verdun né a far crollare l’esercito francese, e subì perdite quasi uguali;
- una prova per la Francia: la Terza Repubblica poté presentare la difesa come una prova di unità nazionale, ma l’esercito ne uscì esausto, e nel 1917 scoppiarono ammutinamenti;
- la fama di Pétain: il “vincitore di Verdun” divenne un eroe nazionale; nel 1940, dopo la sconfitta della Francia, guidò il regime collaborazionista di Vichy.
La memoria di Verdun
La memoria francese associò la battaglia al motto «Ils ne passeront pas» (“Non passeranno”); in Germania Verdun divenne il simbolo di un sacrificio senza risultato. Il paesaggio rimase devastato da crateri e residuati bellici, e alcuni villaggi distrutti non furono mai ricostruiti. Oggi l’ossario di Douaumont custodisce i resti di circa 130.000 soldati non identificati, francesi e tedeschi. Nel 1984 il presidente francese Mitterrand e il cancelliere tedesco Kohl si tennero per mano davanti all’ossario, in un gesto di riconciliazione tra i due Paesi.
Nota sulle fonti
La ricostruzione si basa sulla storiografia generale della prima guerra mondiale, sulle cronologie militari e sui materiali conservati nei memoriali e negli archivi francesi e tedeschi dedicati a Verdun. Per approfondire sono utili i cataloghi del Mémorial de Verdun, gli archivi del Service historique de la Défense e le sintesi accademiche sulla guerra di trincea. Le cifre delle perdite possono differire perché le fonti distinguono in modo diverso morti, feriti, dispersi e prigionieri.