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La rivoluzione messicana

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Cronologie · Cronologia delle rivoluzioni

La rivoluzione messicana, iniziata nel 1910 contro la dittatura di Porfirio Díaz, fu un lungo conflitto che ridefinì lo Stato, la proprietà della terra e i rapporti sociali in Messico: questa cronologia ne segue le fasi principali.

Riassunto

La rivoluzione messicana fu la prima grande rivoluzione sociale del Novecento. Cominciò come una rivolta per elezioni libere contro Porfirio Díaz, al potere da oltre trent’anni, e si trasformò in una guerra civile tra leader e movimenti diversi: liberali moderati, contadini guidati da Emiliano Zapata nel Sud, eserciti popolari di Pancho Villa nel Nord.

Tra rotture armate, trattative politiche e trasformazioni costituzionali, il conflitto durò circa dieci anni e causò centinaia di migliaia di morti, ma lasciò tracce profonde nella legislazione, nella cultura politica e nella memoria del paese. Approfondisci nella scheda sulla rivoluzione messicana.

Date principali

  1. 1876–1911Porfiriato: Porfirio Díaz governa il Messico favorendo investimenti stranieri, ferrovie e grandi proprietari.
  2. 1910Francisco Madero lancia il Piano di San Luis Potosí e chiama alla rivolta per il 20 novembre.
  3. 1911Díaz si dimette e va in esilio; Madero viene eletto presidente. Zapata proclama il Piano di Ayala per la restituzione delle terre ai contadini.
  4. Febbraio 1913Durante la “Decena trágica” il generale Victoriano Huerta prende il potere; Madero viene ucciso.
  5. 1913–1914Carranza, Villa, Obregón e Zapata combattono contro Huerta; nel 1914 gli Stati Uniti occupano Veracruz e Huerta lascia il paese.
  6. 1914La Convenzione di Aguascalientes non riesce a unire i rivoluzionari; Villa e Zapata entrano a Città del Messico.
  7. 1915Obregón sconfigge Villa nelle battaglie di Celaya; i costituzionalisti di Carranza prevalgono.
  8. 1916Dopo l’attacco di Villa a Columbus, gli Stati Uniti inviano una spedizione militare in Messico.
  9. 5 febbraio 1917Viene approvata la nuova Costituzione; Carranza diventa presidente.
  10. 1919Zapata viene ucciso in un’imboscata.
  11. 1920Carranza viene rovesciato e ucciso; Álvaro Obregón diventa presidente: è considerata la fine della fase armata.
  12. 1929Nasce il Partito nazionale rivoluzionario, da cui deriverà il PRI.
  13. 1934–1940Il presidente Lázaro Cárdenas realizza la riforma agraria e nel 1938 nazionalizza il petrolio.

Cause

Le cause della rivoluzione furono le profonde disuguaglianze del porfiriato: pochi grandi proprietari possedevano la maggior parte delle terre, mentre milioni di contadini erano senza terra o indebitati. Le comunità indigene avevano perso molti terreni comuni e gli operai lavoravano in condizioni dure.

A questo si aggiungevano la mancanza di libertà politiche, le elezioni truccate e il peso delle imprese straniere, soprattutto statunitensi, nelle miniere, nelle ferrovie e nel petrolio. Per un confronto con altri contesti leggi la scheda sull’imperialismo.

Conseguenze

La Costituzione del 1917 fu tra le più avanzate del suo tempo: l’articolo 27 attribuiva allo Stato la proprietà del sottosuolo e permetteva la redistribuzione delle terre, l’articolo 123 riconosceva diritti ai lavoratori, come la giornata di otto ore, e l’istruzione pubblica diventava laica.

Dal conflitto nacque un sistema politico dominato per gran parte del Novecento da un solo partito, il PRI. La riforma agraria fu realizzata soprattutto negli anni di Cárdenas. Per altre rivoluzioni dell’America Latina leggi la cronologia della rivoluzione cubana e quella delle Americhe.

Perché è importante

La rivoluzione messicana è importante perché anticipò temi centrali del Novecento: la riforma agraria, i diritti sociali, il controllo nazionale delle risorse. Avvenne quasi negli stessi anni della rivoluzione russa, con cui viene spesso confrontata.

Ha lasciato una memoria fortissima in Messico, grazie anche ai murales di artisti come Diego Rivera e alle canzoni popolari (corridos). Zapata e Villa sono diventati simboli di lotta per la giustizia sociale, anche fuori dal paese.

Collegamenti nell’archivio

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