La conquista romana della Gallia

Un percorso tematico per collegare luoghi, società, idee e trasformazioni storiche attraverso le schede dell’archivio.

Riassunto · Devi ripassare in fretta? Leggi Conquista della Gallia: riassunto breve, con date, cause e conseguenze. Qui sotto trovi invece la spiegazione completa.

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La conquista romana della Gallia fu la campagna militare con cui Giulio Cesare, tra il 58 e il 50 avanti Cristo, sottomise il territorio corrispondente grosso modo alle attuali Francia e Belgio, con parti di Svizzera, Germania e Paesi Bassi. Culminò nel 52 a.C. con l’assedio di Alesia e la resa del capo gallico Vercingetorige. Roma controllava già da settant’anni la Gallia meridionale, la Narbonense; con Cesare il suo dominio arrivò fino al Reno e alla Manica.

Della guerra abbiamo un resoconto eccezionale: lo ha scritto il vincitore stesso. Il che è un vantaggio enorme, e un problema altrettanto grande.

La Gallia prima di Cesare

“La Gallia è divisa in tre parti”, comincia il De bello Gallico: Belgi a nord, Aquitani a sud-ovest, e al centro i Celti, “che nella nostra lingua chiamiamo Galli”. Non era un paese di selvaggi. C’erano circa sessanta popoli, alcuni con città fortificate, gli oppida, come Bibracte, che contava migliaia di abitanti, con botteghe di fabbri e smaltatori. Battevano moneta, commerciavano vino con l’Italia, avevano una classe di sacerdoti e sapienti, i druidi, che si riunivano ogni anno nel territorio dei Carnuti, vicino all’attuale Chartres.

Ma erano divisi, spesso in guerra tra loro. Alcuni popoli, come gli Edui, erano alleati di Roma da tempo. Altri chiedevano aiuto ai Germani d’oltre Reno contro i vicini. È questa divisione che Cesare seppe sfruttare.

Perché Cesare volle la Gallia

Nel 59 a.C. Cesare è console. Ha quarantun anni, enormi debiti e una grande ambizione. Si fa assegnare per cinque anni, poi per altri cinque, il governo della Gallia Cisalpina, cioè l’Italia del Nord, dell’Illirico e della Narbonense. Una provincia di frontiera è il trampolino ideale: lì si possono fare guerre, conquistare gloria e bottino, legare a sé un esercito.

Il pretesto arriva subito. Nel 58 a.C. gli Elvezi, una popolazione della Svizzera, decidono di migrare in massa verso ovest, attraverso la Gallia. Cesare li ferma e li sconfigge a Bibracte; poi caccia oltre il Reno il re germanico Ariovisto. Ufficialmente difende gli alleati di Roma. In pratica, è l’inizio della conquista.

Le campagne dal 58 al 53 a.C.

Negli anni successivi Cesare sottomette i Belgi, i popoli della costa atlantica, come i Veneti della Bretagna, battuti in una battaglia navale nel 56 a.C., e gli Aquitani. Fa costruire in dieci giorni un ponte di legno sul Reno, nel 55 a.C., per mostrare ai Germani che Roma può arrivare dove vuole, e lo distrugge dopo diciotto giorni. Nel 55 e nel 54 a.C. sbarca due volte in Britannia: non la conquista, ma a Roma l’impresa fa un effetto enorme, come per noi l’arrivo sulla Luna.

Non tutto va liscio. Nell’inverno del 54 a.C. gli Eburoni di Ambiorige distruggono quindici coorti, quasi una legione e mezza. Cesare reagisce con una repressione spietata, devastando i loro territori.

Vercingetorige e la grande rivolta del 52 a.C.

Nel 52 a.C. scoppia la rivolta che rischia di cancellare tutto. A guidarla è un giovane nobile degli Arverni, Vercingetorige, che riesce in quello che nessuno aveva fatto prima: unire quasi tutti i popoli della Gallia. La sua strategia è intelligente. Evita le battaglie campali e pratica la terra bruciata: brucia villaggi e raccolti perché i Romani non trovino da mangiare.

A Gergovia, nella sua terra, sconfigge Cesare. È una delle poche sconfitte personali del generale romano, che nel suo racconto la minimizza come un eccesso di zelo dei suoi soldati. Ma poi Vercingetorige commette un errore: attacca la colonna romana in marcia, viene respinto e si rinchiude con circa 80.000 uomini nell’oppidum di Alesia, in Borgogna.

L’assedio di Alesia

Cesare fa una cosa che sembra folle. Circonda Alesia con una linea di fortificazioni lunga circa 16 chilometri, con fossati, torri, trappole nascoste: pali appuntiti sotto le foglie, rami intrecciati con punte di ferro, che i soldati chiamavano con ironia “gigli” e “stimoli”. Poi costruisce una seconda linea, più lunga, rivolta all’esterno, contro l’esercito di soccorso che i Galli stanno radunando. I Romani sono assedianti e assediati allo stesso tempo.

Gli scavi archeologici, condotti già sotto Napoleone III e poi negli anni Novanta da un’équipe franco-tedesca, hanno ritrovato fossati e tracce delle trappole, confermando in buona parte il racconto di Cesare. L’esercito di soccorso arriva, secondo Cesare 250.000 uomini, cifra di sicuro gonfiata. Dopo giorni di attacchi da dentro e da fuori, nell’ultimo assalto Cesare guida di persona la riserva, riconoscibile dal mantello rosso. I Galli vengono respinti. Il giorno dopo Vercingetorige si arrende.

Sarà portato a Roma, tenuto in prigione per sei anni e strangolato dopo aver sfilato nel trionfo di Cesare, nel 46 a.C.

Il prezzo della conquista

Plutarco scrive che in Gallia Cesare combatté contro tre milioni di uomini, ne uccise un milione e ne fece schiavi un altro milione. Anche se le cifre sono esagerate, fu una guerra di violenza estrema. Nel 51 a.C., a Uxelloduno, Cesare fece tagliare le mani a tutti i difensori sopravvissuti, perché servisse da esempio. Già alcuni Romani lo criticarono: Catone propose in Senato di consegnarlo ai Germani per aver violato una tregua.

Per Cesare la conquista fu un trionfo: ricchezze immense, la fedeltà assoluta di legioni veterane, la fama di più grande generale del suo tempo. Con quelle legioni, nel 49 a.C., attraversò il Rubicone e marciò su Roma: comincia la guerra civile, raccontata nella scheda sulle guerre civili romane.

Il De bello Gallico: propaganda d’autore

Cesare scrisse i sette libri dei Commentarii de bello Gallico durante la guerra, forse un libro all’anno, da far circolare a Roma. Lo stile è semplice, chiaro, apparentemente oggettivo: parla di sé in terza persona, “Cesare fece”, “Cesare ordinò”, come un osservatore neutrale. È un capolavoro di comunicazione politica. Non mente quasi mai apertamente, ma sceglie cosa dire, cosa tacere, come presentare i propri errori. Leggerlo è come leggere un comunicato stampa scritto benissimo.

La Gallia romana

Nei secoli successivi la Gallia diventò una delle regioni più ricche e romanizzate dell’impero, con città come Lione, Nîmes, Arles, Treviri. Il latino vi si diffuse al punto da sostituire le lingue celtiche: dal latino parlato in Gallia nasce il francese. Gli abitanti si definirono gallo-romani. E Vercingetorige, dimenticato per secoli, nell’Ottocento è diventato un eroe nazionale francese, con una statua gigantesca ad Alesia voluta da Napoleone III. Per la fine di Cesare vedete l’assassinio di Giulio Cesare; per il contesto più ampio, l’espansione romana. Il percorso completo è nell’indice per la prima.

Fonti per approfondire

Le voci di Wikipedia “Conquista della Gallia” e “Battaglia di Alesia”. La fonte principale è il De bello Gallico di Cesare; per una voce diversa, la Vita di Cesare di Plutarco.

Una sezione è l’inizio di un percorso.

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