Eventi · Età antica
L’ascesa di Alessandro Magno è la serie di campagne militari con cui il re di Macedonia, salito al trono a vent’anni nel 336 avanti Cristo, conquistò in poco più di dieci anni l’intero impero persiano, dall’Anatolia all’Egitto fino all’India nord-occidentale. Undicimila chilometri di marcia, tre grandi battaglie campali, decine di assedi, nessuna sconfitta in campo aperto. Quando morì a Babilonia, nel 323 a.C., aveva trentadue anni.
Questa pagina segue le tappe delle conquiste. Per la vita, il carattere e il mito del personaggio c’è la scheda biografica su Alessandro Magno.
La Macedonia di Filippo II: le premesse
Senza il padre, Alessandro non sarebbe esistito come conquistatore. Filippo II, re dal 359 a.C., trasformò un regno di montagna, considerato dai Greci semibarbaro, nella maggiore potenza del mondo greco. Creò la falange macedone, con lance lunghe fino a sei metri, le sarisse, e una cavalleria pesante di nobili, gli “eteri”, i compagni del re. Si impadronì delle miniere d’oro del monte Pangeo. Nel 338 a.C. sconfisse Atene e Tebe a Cheronea: a guidare la carica decisiva della cavalleria, a diciotto anni, c’era Alessandro.
Filippo stava preparando l’invasione della Persia quando, nel 336 a.C., fu assassinato durante le nozze della figlia da una sua guardia del corpo, Pausania. Chi c’era dietro? Persiani, aristocratici rivali, la madre di Alessandro, Olimpiade? Non lo sappiamo.
Il primo anno: consolidare il potere
Alla morte di Filippo le città greche e le tribù del nord pensano che il ragazzo non durerà. Sbagliano. Alessandro elimina i possibili rivali a corte, sottomette Traci e Illiri con campagne rapidissime e, quando Tebe si ribella credendolo morto, la rade al suolo nel 335 a.C., risparmiando solo i templi e la casa del poeta Pindaro. Seimila morti, trentamila venduti schiavi. Il messaggio arriva forte e chiaro: le altre città si sottomettono.
Il Granico e il nodo di Gordio (334-333 a.C.)
Nella primavera del 334 a.C. Alessandro attraversa l’Ellesponto, lo stretto dei Dardanelli, con circa 40.000 uomini. Appena sbarcato, si dice, scaglia una lancia sulla spiaggia per indicare che l’Asia sarà conquistata con le armi; poi va a rendere omaggio alla tomba di Achille a Troia. Sul fiume Granico sconfigge i satrapi persiani, rischiando la vita in uno scontro di cavalleria.
A Gordio, in Frigia, gli mostrano il carro di un antico re legato con un nodo inestricabile: chi lo avesse sciolto, diceva la profezia, avrebbe regnato sull’Asia. Alessandro, secondo la versione più famosa, lo tagliò con la spada. Da qui l’espressione “tagliare il nodo gordiano”, cioè risolvere un problema in modo drastico.
Isso: la prima vittoria su Dario (333 a.C.)
Nel novembre del 333 a.C., presso Isso, sul confine tra l’attuale Turchia e la Siria, Alessandro affronta per la prima volta il re persiano Dario III in persona. Lo spazio stretto tra mare e montagne annulla il vantaggio numerico dei Persiani. Alessandro guida la carica contro il centro, dove si trova Dario, che fugge. Nell’accampamento persiano vengono catturate la madre, la moglie e le figlie del re, che Alessandro tratta con grande rispetto. Il celebre mosaico di Alessandro, trovato a Pompei e oggi al Museo Archeologico di Napoli, rappresenta probabilmente questa battaglia.
Tiro, l’Egitto e Alessandria (332-331 a.C.)
Invece di inseguire Dario, Alessandro scende lungo la costa per togliere ai Persiani le basi della flotta. Tiro, la città fenicia su un’isola, resiste sette mesi: per prenderla, i Macedoni costruiscono una diga dalla terraferma, come racconta la scheda sulle città fenicie.
L’Egitto lo accoglie quasi come un liberatore. Alessandro fonda sul delta la città che porterà il suo nome, Alessandria, destinata a diventare la capitale culturale del Mediterraneo. Poi attraversa il deserto fino all’oasi di Siwa, dove l’oracolo del dio Amon lo saluta, secondo il racconto, come figlio del dio. Da quel momento l’idea della propria natura divina non lo abbandonerà più.
Gaugamela e la fine dell’impero persiano (331-330 a.C.)
Il 1° ottobre del 331 a.C., a Gaugamela, nell’attuale Iraq settentrionale, si combatte la battaglia decisiva. Dario ha scelto una pianura aperta, adatta ai suoi carri falcati con lame sulle ruote e alla sua enorme cavalleria. Alessandro, con una manovra obliqua, apre un varco nella linea nemica e carica di nuovo verso il re, che fugge ancora. È la fine.
Babilonia apre le porte. Susa consegna un tesoro immenso. A Persepoli, la capitale cerimoniale, il palazzo viene incendiato, per vendetta dell’incendio di Atene durante le guerre persiane, o forse in una notte di banchetto finita male. Nel 330 a.C. Dario viene ucciso da un suo satrapo, Besso, mentre fugge verso est. Alessandro ne fa seppellire il corpo con onori regali e si presenta come suo successore.
Asia centrale e India (329-325 a.C.)
Gli anni successivi sono i più duri. In Battriana e Sogdiana, tra Afghanistan e Uzbekistan, la guerriglia dura tre anni. Alessandro sposa una principessa locale, Rossane. Comincia ad adottare vesti e cerimonie persiane, compresa la prosternazione davanti al re, che molti Macedoni rifiutano. In una lite durante un banchetto uccide con le proprie mani Clito, l’amico che gli aveva salvato la vita al Granico.
Nel 326 a.C., sul fiume Idaspe, nel Punjab, sconfigge il re indiano Poro e i suoi elefanti da guerra. Poco dopo muore il suo cavallo Bucefalo, e in suo onore fonda una città, Bucefala. Ma sul fiume Ifasi i soldati, stanchi dopo otto anni di marce, si rifiutano di andare avanti. Alessandro si chiude per tre giorni nella tenda, poi cede. Il ritorno attraverso il deserto della Gedrosia, nell’attuale Pakistan meridionale, costa migliaia di vite.
Babilonia e la morte (324-323 a.C.)
Tornato a Susa, Alessandro organizza nozze collettive tra ufficiali macedoni e nobildonne persiane, e progetta nuove spedizioni, verso l’Arabia e forse verso l’Occidente. Nel giugno del 323 a.C., a Babilonia, dopo giorni di febbre, muore. Malaria, febbre tifoide, avvelenamento: le ipotesi sono ancora discusse. Secondo la tradizione, a chi gli chiedeva a chi lasciasse il regno, rispose: “Al più forte”.
I suoi generali, i diadochi, si contesero l’impero per quarant’anni. Da quella spartizione nacquero i regni dell’età ellenistica. Per il nemico sconfitto vedete l’impero persiano. Il percorso completo è nell’indice per la prima.
Fonti per approfondire
La fonte antica più affidabile è l’Anabasi di Alessandro di Arriano, scritta nel II secolo d.C. sulla base delle memorie di Tolomeo, uno dei generali. Molto letta anche la Vita di Alessandro di Plutarco. Per una sintesi moderna, la voce “Alessandro Magno” di Wikipedia.