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Guerra del Golfo

La guerra del Golfo fu il conflitto del 1990-1991 tra l’Iraq di Saddam Hussein e una coalizione di decine di paesi guidata dagli Stati Uniti, con l’autorizzazione dell’ONU. Era cominciata con l’invasione irachena del Kuwait, il 2 agosto 1990. Finì il 28 febbraio 1991, dopo sei settimane di bombardamenti e appena cento ore di guerra di terra. Fu la prima grande crisi internazionale dopo la fine della guerra fredda, e la prima guerra seguita in diretta televisiva, giorno e notte.

Perché l’Iraq invase il Kuwait

L’Iraq usciva dalla lunghissima guerra contro l’Iran (1980-1988) stremato e carico di debiti, molti dei quali proprio con il Kuwait e l’Arabia Saudita. Saddam chiedeva che quei debiti fossero cancellati, visto che, sosteneva, l’Iraq aveva difeso tutti gli arabi dall’Iran.

Poi c’era il petrolio. Baghdad accusava il Kuwait di produrne troppo, facendo scendere il prezzo, e di estrarlo da un giacimento di confine, quello di Rumaila. Infine riprese una vecchia rivendicazione: secondo il regime il Kuwait era stato staccato artificialmente dall’Iraq dagli inglesi. Nella notte del 2 agosto 1990 le truppe irachene attraversarono il confine. In poche ore il piccolo emirato fu occupato, e qualche settimana dopo fu dichiarato provincia irachena.

La risposta dell’ONU e la coalizione

La reazione fu rapida. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite condannò l’invasione il giorno stesso, con la risoluzione 660, e pochi giorni dopo impose un embargo. Stavolta l’Unione Sovietica non si oppose: era un segno dei tempi nuovi.

Gli Stati Uniti di George H. W. Bush mandarono truppe in Arabia Saudita per proteggerla da un possibile attacco. Si formò una coalizione di oltre trenta paesi. Accanto ad americani, britannici e francesi c’erano anche Stati arabi come Egitto, Siria e la stessa Arabia Saudita. Il 29 novembre 1990 la risoluzione 678 autorizzò l’uso di “tutti i mezzi necessari” se l’Iraq non si fosse ritirato entro il 15 gennaio 1991. Saddam non si ritirò.

Desert Storm: la guerra aerea

Il 17 gennaio 1991 cominciò l’operazione Desert Storm. Per oltre cinque settimane gli aerei della coalizione colpirono radar, centri di comando, ponti, centrali elettriche e truppe irachene. Il mondo vide per la prima volta le immagini delle bombe a guida laser e dei missili Cruise, riprese dalle telecamere di bordo. La rete americana CNN trasmetteva in diretta da Baghdad sotto i bombardamenti.

Anche l’Italia partecipò, con navi e con una squadriglia di cacciabombardieri Tornado. Nella prima notte di missioni un Tornado fu abbattuto. I due piloti, Gianmarco Bellini e Maurizio Cocciolone, furono catturati: le immagini di Cocciolone, con il volto tumefatto, mostrato dalla televisione irachena, colpirono molto l’opinione pubblica. Furono liberati a guerra finita.

Saddam rispose lanciando missili Scud contro Israele, sperando di trascinarlo nel conflitto e di spaccare la coalizione araba. Israele, su pressione americana, non reagì.

Le cento ore della guerra di terra

L’offensiva di terra iniziò il 24 febbraio. Mentre gli iracheni aspettavano un attacco frontale, e uno sbarco dal mare, le forze della coalizione aggirarono le loro linee con una grande manovra nel deserto, a ovest. L’esercito iracheno crollò rapidamente. Decine di migliaia di soldati si arresero.

In ritirata, gli iracheni incendiarono centinaia di pozzi di petrolio del Kuwait. Il fumo oscurò il cielo per mesi, e ci volle quasi tutto il 1991 per spegnere gli ultimi incendi. Il 28 febbraio Bush annunciò il cessate il fuoco. Il Kuwait era stato liberato.

Perché la coalizione non arrivò a Baghdad

Molti si chiesero allora perché la coalizione non avesse rovesciato Saddam. La risposta ufficiale era che il mandato dell’ONU riguardava solo la liberazione del Kuwait. C’erano anche altri timori: dividere la coalizione, occupare un paese grande e difficile, lasciare un vuoto di potere nella regione.

Subito dopo la guerra gli sciiti del sud e i curdi del nord si ribellarono contro Saddam. Speravano in un aiuto che non arrivò, e le rivolte furono represse con estrema durezza. Per proteggere i curdi e gli sciiti, americani, britannici e francesi istituirono zone di divieto di volo.

Il bilancio e le conseguenze

Le perdite della coalizione furono di qualche centinaio di soldati. Quelle irachene furono molto più alte, ma le stime variano moltissimo: si parla di decine di migliaia di militari, oltre ai civili uccisi dai bombardamenti e dalla distruzione di acqua ed elettricità.

L’Iraq restò sotto sanzioni per oltre dieci anni, con gravi conseguenze per la popolazione, e gli ispettori dell’ONU dovevano controllare il disarmo. Questi problemi irrisolti porteranno alla guerra in Iraq del 2003.

Le truppe americane rimaste in Arabia Saudita, la terra dei luoghi santi dell’islam, diventarono uno dei bersagli della propaganda di Osama bin Laden. È uno dei fili che collegano il 1991 alla guerra al terrorismo del decennio successivo. Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, pochi mesi dopo, gli Stati Uniti restarono l’unica superpotenza.

Fonti e bibliografia per approfondire

  • Encyclopaedia Britannica, voce “Persian Gulf War”
  • Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, risoluzioni 660 e 678 (1990)
  • Lawrence Freedman, Efraim Karsh, The Gulf Conflict 1990-1991: Diplomacy and War in the New World Order, Princeton University Press, 1993

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